Il Tirreno

Grosseto

Caritas: i grossetani sempre più poveri

di Claudia Guarino
 Caritas: i grossetani sempre più poveri

L’allarme di don Capitani: sfrattati o disoccupati, entrano in difficoltà e ci restano. Quasi 30mila pasti serviti alla mensa

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GROSSETO. «La popolazione grossetana sta sempre peggio, non si vedono segni di alcun tipo che indicano una possibile uscita dalla crisi. Purtroppo la povertà e il disagio, con il tempo, più che risolversi si stanno cronicizzando». Le parole sono di don Enzo Capitani, direttore della Caritas Diocesana, il quale disegna un quadro dello stato di bisogno in cui versa la città, fornendo al Tirreno le statistiche dei servizi Caritas, in parte inedite.

La mensa. Nel 2017 sono stati erogati oltre 26mila pasti, per un totale di 830 persone assistite (731 uomini e 99 donne). Nel 2016 i pasti erano 30mila. Un calo, dunque, che, però, non modifica la sostanza del problema sociale. Ad avere bisogno di aiuto per mangiare sono tante famiglie grossetane, i cui membri hanno problemi di lavoro. Ci sono, poi, gli anziani che, in città, risultano sempre più soli e troppo spesso non sono autosufficienti.

L’emporio solidale. Oltre alla mensa, la Caritas, nel 2017, ha anche dispensato 495 pacchi alimentari, servizio questo che verrà però sospeso, e ha garantito a 127 famiglie l’accesso all’emporio solidale (nel 2013 erano 46). «In questo modo le persone possono scegliere cosa mangiare - spiega don Capitani - Hanno una card con un punteggio che si rinnova ogni tre mesi, fino a un anno. Il pacco, invece, sarà interrotto perché ci sono altre realtà che lo erogano. Noi vorremmo esplorare altri orizzonti».

Vestiario e docce. Andando oltre l’offerta del cibo, la Caritas, nel 2017, ha erogato il servizio doccia a circa 3mila utenti e si è occupata dei bisognosi con 5317 prestazioni legate al vestiario. Entrambi questi dati sono in calo rispetto ai cinque anni precedenti.

Abitazione. Dal 2012 al 2017, poi, 19 famiglie hanno usufruito di appartamenti messi a disposizione dalla Caritas, mentre in 170, nel solo 2017, hanno preso la residenza nella sede dell’ente caritatevole (nel 2012 erano 3). Quest’ultima è un’iniziativa finalizzata a garantire a chi non risiede sul territorio la possibilità di fruire di determinati servizi, come quelli sanitari.

Dal 2015 al 2017, poi, alla casa di Elia sono stati ospitati sette padri separati che versavano in difficoltà abitative e, dal 2012 al 2017, sono state sostenute 53 famiglie attraverso un contributo anti sfratto che, in totale, ammonta a 35mila euro.

Altri servizi. Oltre a cibo, igiene e casa, nel 2017, in 81 sono stati aiutati in tema di salute, attraverso l’organizzazione di 300 visite mediche (erano 170 nel 2012). Dal 2014, inoltre, sono stati acquistati farmaci per un valore complessivo di circa 50mila euro. Altri servizi dei quali ha usufruito la cittadinanza sono stati gli sportelli di ascolto, sostegno psicologico e microcredito (864 assistiti nel 2017, per un contributo erogato, in totale, di 18mila euro). Il centro di aiuto psicologico, nello specifico, è aperto il 28 ottobre 2016 e ha preso in carico 19 persone.

Soprattutto grossetani. A rivolgersi alla Caritas, dice don Capitani, sono, per la maggior parte «cittadini di Grosseto che non lavorano o che sono stati sfrattati.

La povertà, però, non deve portare alla perdita di diritti e della dignità». Secondo il direttore della Caritas, poi, «le politiche sociali, oggi, offrono soprattutto interventi provvisori che non risolvono i problemi delle persone alla radice. Il rischio, di questo passo, è che si arrivi alla cronicizzazione delle situazioni di bisogno e necessità. Chi soffre fa fatica a cambiare la sua situazione e va avanti vivendo senza stimoli».

Grosseto, insomma, ha una sua area d’ombra dove vivono persone in difficoltà.

«È essenziale - conclude don Capitani - che non si generino, nei loro confronti etichettamenti di qualsiasi tipo».

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