Proteste
Bonifica, primo passo per l’Unesco
La Provincia guida la cordata per candidare i siti. Oggi il protocollo
GROSSETO. Il traguardo è ambizioso, il cammino impervio, ma in fin dei conti chi l’avrebbe mai detto che da una palude sarebbe nata una pianura? Che l’opera di bonifica in Maremma – una delle più significative in Europa – sia stata uno sforzo ciclopico e un capolavoro di tecnologia è testimoniato dalla terra stessa che i maremmani calpestano. Eppure a raccontarlo ci sarebbe anche una miriade di opere – tra ponti, chiuse, pozzi – disseminate nella pianura, ma invisibili ai più, perché mai valorizzate. Un patrimonio da troppo tempo trascurato.
Da qui parte l’iniziativa corale di sette enti intenzionati a candidare le opere della bonifica a sito Patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco. L’iniziativa oggi approda in consiglio comunale per il primo atto: approvare un protocollo d’intesa per costituire un comitato promotore per la candidatura.
I soggetti coinvolti sono il Comune di Grosseto, il Comune di Castiglione della Pescaia, la Provincia di Grosseto, il Consorzio Bonifica, l’Università degli Studi di Siena, la Regione Toscana e il Parco Regionale della Maremma. L’ente capofila è la Provincia. Il lavoro preliminare durerà tre anni, necessari a predisporre la candidatura e a produrre un dossier, e costerà 200mila euro.
Non è la prima volta che la Provincia di Grosseto cerca di dare la degna valorizzazione ai siti della bonifica maremmana. Il Tirreno lo ha raccontato in un reportage pubblicato il 14 settembre 2015.
Tra il 2002 e il 2006 la Provincia commissionò all’architetto Pietro Pettini lo studio per un progetto di Parco delle bonifiche che prevedeva di recuperare tutte le opere idrauliche sparpagliate per la campagna e collegarle con un percorso pedonale e ciclabile. Lo studio coinvolse anche l’associazione L’Altra Città e importanti architetti a livello nazionale. Furono censiti tutti i manufatti, si progettò il restauro e il recupero di quelli più significativi, a partire da Ponte Tura alla Steccaia che avrebbe dovuto ospitare un museo, un ristorante, un punto d’osservazione, un’area gioco per bambini e laboratori didattici. Da qui sarebbero dovuti partire gli itinerari ciclopedonali, il principale dei quali avrebbe raggiunto Casa Ximenes a Castiglione, con punti di sosta nei siti strategici. Il progetto sarebbe costato 15 milioni di euro e fu presentato nel 2006 alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena. E lì si è purtroppo arenato. (f.f.)
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