Sicurezza
L’ultimo sorriso di Bruno, anima della Rocca
Marini, 75 anni, si è spento per complicanze legate a una banale influenza. Amatissimo in paese, era uno spot in carne e ossa
ROCCATEDERIGHI. «Chi siete? Da dove venite? Cosa portate? Un fiorino!». Bruno Marini, il gabellante alla porta del castello di Roccatederighi, questo celebre tormentone – tratto dal film “Non ci resta che piangere” – lo avrà urlato migliaia di volte negli ultimi 25 anni, durante Medioevo nel Borgo, la festa che ha fatto conoscere il paese in mezza Italia.
Era il rocchigiano più famoso, il più fotografato e ritratto, il più cercato dai villeggianti, dagli stranieri. Eppure era nato lontano da qui, a Barchi, nelle Marche, 76 anni fa. Il padre si era trasferito in Toscana subito dopo la guerra; la Rocca, fin da bambino, gli era entrata nel sangue.
Bruno Marini è morto la mattina del 23 marzo per un infarto, intorno alle 4 del mattino, a seguito di una banale influenza.
Adesso un’intera comunità, i familiari, gli amici, dopo averci condiviso tanti momenti belli, lo ricordano con amore, con simpatia. Perché lui alle lacrime avrebbe sicuramente preferito un sorriso, una battuta.
Ci vorrebbe un libro, altro che poche righe di un articolo, per rendere giustizia alla vita di Bruno. Migrato giovanissimo a Losanna, in Svizzera, per lavorare in fabbrica (il giorno) e fare il cameriere (la sera), era diventato «poliglotta sul campo» (una sua citazione), cioè senza andare a scuola.
In Svizzera aveva conosciuta una donna speciale come lui – Laura – e si erano innamorati e sposati: nel 1969 la nascita di Maurizio e nel 1970 il rientro a Roccatederighi.
Bruno è stato sempre capace di coniugare la famiglia, il lavoro, l’impegno nelle associazioni paesane. Era stato uno dei fondatori della locale squadra di volley, la Asp Roccatederighi. Andava lui a prendere e portare le ragazzine, montava la rete, si occupava di ogni dettaglio. Poi loro crescevano, smettevano o cambiavano sport e lui ripartiva con una nuova generazione. Ma i rapporti restavano sempre bellissimi.
Bruno è stato anche un buon musicante, oltre che presidente (per diversi anni) della Filarmonica “Giuseppe Verdi”, che di recente ha festeggiato i 140 anni di età. Pittore, scultore, calligrafia bellissima, non c’era un’attività, una disciplina che non gli riuscisse: dal Tressette al biliardo ( «...dottore, te la dichiaro: rinquarto, filotto e pallino da quattro»), dalla dama ai divertissement.
Contradaiolo del Corso, era amato e stimato anche nei paesi vicini.
Ieri, appresa la notizia, sono state centinaia le attestazioni di vicinanza giunte alla famiglia. Appassionato di francobolli e di tutti gli sport, aveva avviato Maurizio (il primogenito) al podismo e alla musica, poi Loredana al volley. Ma lui trattava da figli tutti i ragazzi del paese. Era diretto: ti diceva sempre in faccia quello che pensava, nel bene e nel male. Non lesinava energie. Generoso, talentuoso, un leader. Era il Capitano del popolo che apriva il corteo storico dei monturati di Roccatederighi e il drappellone del Palio lo aveva dipinto almeno in dieci edizioni. Il funerale si svolgerà questa mattina alle 11.
Condoglianze anche dalla redazione del Tirreno, di cui era lettore. Ciao Scintilla!
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