Il Tirreno

Grosseto

Maiano, il dovere di ricordare

Maiano, il dovere di ricordare

A 74 anni dalla strage, Rocchi (Isgrec) invita a ribadire con chiarezza le responsabilità del fascismo

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MAIANO LAVACCHIO. «Non si può e non si deve avere paura di pronunciare la parola “fascismo”. Bisogna saper pronunciare le parole che servono a far capire chi sono i responsabili della strage dei Martiri d’Istia e a far capire cosa è successo qui. La ricostruzione di ciò che è accaduto e le responsabilità del fascismo in questa strage non si possono ignorare».

Le parole della professoressa Luciana Rocchi dell’Isgrec, pronunciate ieri mattina, 22 marzo, alla cerimonia per ricordare la strage di Maiano Lavacchio, sono arrivate chiare e dirette alle orecchie dei tanti partecipanti che si sono riuniti nella piccola frazione di Magliano in Toscana, dove 74 anni fa fascisti grossetani uccisero undici giovani per lo più di Istia d’Ombrone che si erano nascosti a Maiano per non combattere nella guerra fascista al servizio dell’esercito della Rsi e che furono rastrellati e fucilati dopo un processo sommario.

Parole che la professoressa ha pronunciato guardando dritto negli occhi il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna, anch’egli presente alla cerimonia, dove è intervenuto con un discorso «contro ogni totalitarismo».

Il particolare non è passato inosservato. Sin dal suo insediamento l’amministrazione Vivarelli Colonna si è attirata critiche per il sostegno ricevuto, fino al 5 marzo scorso, dal partito neofascista di CasaPound (all’indomani delle elezioni il sindaco ha liquidato dalla maggioranza il consigliere di riferimento). E fece scalpore, l’anno scorso, il discorso del sindaco che, chiamato a rispondere sulla sua posizione sul fascismo, pronunciò in consiglio comunale un intero discorso senza mai utilizzare quel termine. Ieri, nel giorno in cui la Maremma ricorda una delle sue pagine più tragiche, Rocchi ha voluto ricordare cos’è stato il fascismo in questa terra.

Un ricordo tenuto vivo ogni anno il 22 marzo. Anche ieri c’erano anziani e bambini, istituzioni e semplici cittadini, riuniti per tenere vive la memoria di quello che è accaduto appena 74 anni fa per mano di fascisti grossetani e la cura di non dimenticare, per un presente e un futuro migliori.

Hanno partecipato rappresentanti di Anpi, Comuni di Magliano e Grosseto, Isgrec, Prefettura. C’erano anche parenti delle vittime e tanti bambini e ragazzi delle scuole.

La novità del 2018 è che, dopo anni di abbandono e incertezza, la ex scuola elementare, divenuta simbolo della strage (che si consumò qui vicino), si prepara a diventare un luogo di memoria viva grazie all’Isgrec, che ha vinto un bando di riqualificazione del Comune di Magliano e ha elaborato un progetto di residenza artistica e di studio.

Diciotto studenti e studentesse del liceo Rosmini hanno replicato una parte dello spettacolo “22 Marzo”, lavoro conclusivo di un percorso formativo sui valori costituzionali e antifascisti, recitato insieme a undici pensionati dello Spi Cgil, che aveva debuttato la sera prima in Sala Friuli. Anche tre studentesse del Rosmini, che partecipano a un progetto Erasmus legato a Maiano Lavacchio e co-organizzato con l’Isgrec, hanno portato la loro testimonianza. Particolarmente toccante l’intervento del commissario prefettizio Sergio Di Iorio, in rappresentanza del Comune di Magliano. Per l’Anpi è intervenuto Flavio Agresti. (f.f.)
 

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