Sicurezza
Centri (non solo) commerciali
Da agglomerati di negozi a luoghi di svago, ecco come sono cambiati nel tempo
GROSSETO. Nel febbraio del 2017 l’università di Pisa ha reso noti i risultati di una ricerca su Grosseto, evidenziando come, a giudicare dalla fruizione che gli abitanti hanno dei servizi, il centro cittadino si sia “spostato” da dentro le Mura a via della Pace. Uno scivolamento verso la periferia frutto del progressivo allontanamento dalla città storica di alcune funzioni: pubbliche e istituzionali, direzionali e residenziali, e – ultime ma non per importanza – commerciali.
Dal centro alla periferia. Quasi una conferma di quella sensazione che si ha osservando, in un pomeriggio di sabato qualunque, il Corso e uno dei centri commerciali cittadini: lo “sdruscio” che fino a dieci, quindici anni fa ingolfava il centro storico oggi è nei centri commerciali, sempre più somiglianti alle nuove piazze del Terzo millennio, non solo di compravendita di beni ma anche di scambio di socialità.
Amati/odiati. Una rivoluzione, rispetto al passato, biasimata da chi vede in queste cattedrali dello shopping le corresponsabili, insieme alla crisi generica e al commercio on line, della chiusura di tante attività dentro le Mura – in una recente inchiesta Il Tirreno ha contato sessanta fondi chiusi in centro storico, dei quali quaranta con affissi cartelli di affitto o vendita – ma anche apprezzata dai giovanissimi e dalle famiglie, che qui trovano shopping e ristorazione.
E proprio i centri commerciali sono il luogo della città protagonista del sesto incontro di Cap 58100 – Piazze N(u)ove promosso da Clarisse Arte di Fondazione Grosseto Cultura con la collaborazione del Tirreno e il sostegno del centro commerciale Aurelia Antica.
Anni Settanta e anni Ottanta. Agglomerati di negozi al servizio di un quartiere – i cosiddetti centri direzionali – sono tipici di ogni nuovo quartiere sorto a Grosseto.
Negli anni Settanta nasce il primo centro commerciale a Grosseto, La Stella a Gorarella, lungo via Giusti, dove oggi c’è il supermercato Simply. Il progetto, degli architetti Renzo e Sergio Gentili e di Mario Luzzetti, è approvato il 13 dicembre 1971 e i lavori di costruzione durano da 1972 al 1973.
Qualche anno più tardi nasce il centro commerciale e sociale Verde Maremma-Frangisole, lungo viale Uranio, a uso della costruenda area residenziale di Barbanella che prenderà poi il nome di Verde Maremma (il progetto risale al 1972) e diventerà quartiere a sé. Il progetto del centro commerciale, disegnato dall’ingegnere Teseo Cutini, viene approvato il 28 gennaio 1978. I lavori iniziarono nel 1980 e terminarono nel 1983.
Sempre negli anni Ottanta nasce il centro commerciale e socio-culturale Peep Nord nel quartiere Pace tra via Inghilterra e via Unione Sovietica, fulcro dell’area di edilizia popolare 167 Nord, realizzato tra il 1981 e il 1984 su progetto dell’ingegnere Fausto Giunta e degli architetti Renzo e Sergio Gentili, e inaugurato completamente nel 1988. Su due piani, accoglie uffici, negozi, un auditorium e un supermercato InCoop che, di recente, gli abitanti sono riusciti a far riaprire, dopo una lunga battaglia con UniCoop Tirreno che, inaugurando l’ipermercato del vicino centro commerciale Maremà, per un periodo l’ha chiuso scatenando un putiferio.
Il primo “alla francese”. Il primo centro commerciale di tipologia “alla francese” – cioè con una serie di attività complementari organizzate in galleria commerciale intorno a un ipermercato e con ampi parcheggi – realizzato a Grosseto è Le Palme in via de’ Barberi. Il progetto originario fu realizzato dagli architetti Renzo e Sergio Gentili. I lavori per la prima sezione sono iniziati l’8 novembre 1990 e terminati il 6 maggio 1991, con le strutture progettate da Antonio Brogi, mentre i lavori per la seconda parte sono iniziati il 19 giugno 1992 e si sono conclusi il 18 ottobre 1993, con le strutture progettate da Mauro Rusci.
Le norme. Il dirigente del Comune di Grosseto Marco De Bianchi nel libro “Le strutture commerciali e sociali a Grosseto” (2013) scritto con Luca Seravalle (e da cui sono ricavate le informazioni di questa introduzione), ricorda come «sin dalla fine degli anni Settanta fino alla metà degli anni Novanta, Grosseto sia stata in grado di regolare in maniera ordinata attraverso i Ppa (Programmi pluriennali attuativi) la realizzazione di strutture commerciali». Si sono poi susseguite normative «che hanno cominciato ad affrontare il fenomeno dei centri commerciali prima favorendone la crescita per poi riappropriarsi di una forma di controllo nelle più recenti leggi regionali».
Gli ultimi nati. Grazie alle possibilità previste dalle norme a Grosseto attira l’attenzione l’area dell’ex fornace Chigiotti costruita negli anni Sessanta in zona Casalone. Con l’Accordo di programma Regione Toscana – Comune di Grosseto del 14 gennaio 1994, la zona vede nascere un’area residenziale e di servizi a sud-est dell’ippodromo, nei pressi dell’argine destro del fiume Ombrone. Le prime abitazioni vengono inaugurate nel 2003 ma al quartiere serve anche un centro commerciale.
La licenza edilizia e l’ex fornace vengono inizialmente acquistate da Coop, che, però, cambia idea e decide di puntare – per un proprio centro commerciale – alla zona del Commendone, a ridosso dell’Aurelia in direzione Roselle. Immobile e licenza vengono quindi acquistate dalla società Barghi che, tra il 2008 e il 2010 riqualifica, ristruttura e trasforma in centro commerciale l’ex fornace, da anni in stato di abbandono. L’inaugurazione del centro commerciale, nell’ottobre del 2010, è un evento.
Sei anni più tardi UniCoop realizza infine il suo centro commerciale in zona Commendone, chiamandolo – con un concorso di idee lanciato tra gli studenti – Maremà. Di fronte al nuovo “competitor” Aurelia Antica risponde allargando la sua offerta: non solo negozi ma anche cinema multisala, area per bambini e ristorazione.
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