La manifestazione
Ooh, l’ibis eremita
Orbetello: 80 bambini all’Oasi Wwf per vedere il raro volatile
ORBETELLO. «Ooh, ma come è bello» esclama uno dei piccoli allievi della scuola primaria Calvino di Montelaguardia appena avvista un esemplare di ibis eremita. E pensare che gli adulti dicono che il rarissimo volatile è uno degli uccelli più brutti che Madre Natura abbia messo sulla terra: ma siccome i bambini sono la bocca della verità, va da sé che l’ibis eremita è proprio bello. Piumaggio nero con riflessi violacei, capo rossastro come il becco – che è lunghissimo, sottile e ricurvo – occhietti vispi, l’ibis eremita tira fuori un grugnito per accoglierti: è come se ti salutasse. È “social”, e se ti avvicini piano, è lui a cercarti per un contatto anche fisico, becchettandoti piede o mano (se gliela allunghi).
Siamo ad Orbetello, nell’Oasi Wwf. È qui che, partendo alle 7 da Perugia, hanno fatto tappa ieri 78 bambini della primaria Calvino. Il Tirreno aspetta che scendano dai due pullman e poi si incammina con loro lungo il viottolo che porta alla “piana” dove – da novembre a marzo – sverna una novantina di ibis eremita. L’ecosistema della Laguna di Orbetello, infatti, è stato individuato come la culla invernale della rotta migratoria assistita con la quale – grazie al progetto Ue Life+ e al piano operativo del gruppo Waldrappteam che coinvolge Austria, Germania e Italia – si sta tentando di salvare e reintrodurre in Europa questa specie rarissima, pressoché estinta sotto le doppiette dei bracconieri.
I giovani allievi di Montelaguardia sono documentatissimi sull’avvincente storia che – si spera – conduca alla salvezza dell’ibis eremita. Rispondono alle domande delle guide ambientali del Wwf con prontezza lungo il tratto di cammino che ancora li separa dai loro ibis eremita. «Ci abbiamo lavorato – dice Anna Maria Zocchetti, una delle insegnanti che li accompagna – Siamo partiti dalla migrazione dell’ibis eremita per giungere ad un approccio più amplio, sulla migrazione dei popoli».
Sono arrivati. «Ooh». Dopo averlo visto sui libri e (magari anche) sugli schermi dei pc, eccolo dal vivo l’ibis “strano”. «Ma quanti ce ne sono» dicono emozionati. «Sa – spiega una maestra – temevano di non vederli... e invece..». Dal cielo scende qualche goccia, poi la pioggia diventa quasi battente. Ma loro non si scoraggiano. Restano lì, sotto i loro ombrellini, a guardare quegli strani “tacchini” che sono tutt’altro che impauriti dalla presenza degli ospiti.
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Nella maison d’inverno dell’ibis i bambini di Montelaguardia sono stati accolti da Fabio Cianchi, coordinatore delle Oasi Www della Maremma, e da Daniela Trobe di Waldrappteam, la mamma-custode della grande famiglia “eremita”. E la visita in riva alla Laguna è merito di Francesca Rossi: «La nostra esperta di musica», dicono le maestre. Lei ha scritto le canzoni – musicate dal clarinettista Gabriele Mirabassi – che sono la colonna sonora di una fiaba del cantastorie Mirko Revoyera che si intitola “Il ritorno dell’ibis eremita”. Racconta di un ibis nero ferito da un bracconiere, soccorso, poi curato da un veterinario e tornato a volare. È una storia a lieto fine che è diventata un Cd. Ed è con “Il ritorno dell’ibis eremita” che il Jane Goodall Institute Italia si inserisce nel piano Life + Reason for Hope finanziato dall’Ue e che mira alla reintroduzione dell’ibis eremita – sul fronte dell’educazione ambientale. Contro il bracconaggio e per la biodiversità, come spiega al Tirreno la presidentessa del Jgi Italia Daniela De Donno che – con Elettra D’Amico e i tre artisti – ieri era ad Orbetello per incontrare i bambini. Bracconaggio e biodiversità, due temi di cui La Maremma – purtroppo e per fortuna – sa molto.
Un po’ inzuppati ma felici i giovani bird-watcher risalgono sui pullman: destinazione il Casale Giannella dove metteranno in scena l’operetta di Jgi: ora sì che possono dire davvero che l’ibis eremita è tornato.
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