Il Tirreno

Grosseto

Disabili, il sogno di una vita autonoma ora diventa realtà

di Giovanna Mezzana
Disabili, il sogno di una vita autonoma ora diventa realtà

La Regione finanzia un progetto di Coeso e Terzo Settore per il distacco “dolce” dalla propria famiglia di origine

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GROSSETO. C’è una strada da battere – finalmente – per chi vive con un handicap e, di conseguenza, ha più difficoltà rispetto alla media a costruirsi una vita autonoma dalla famiglia d’origine. Non si parla di strutture residenziali aperte ad accogliere e ad assistere. Bensì di una casa vera, dove custodire ricordi e compiere ogni giorno quei gesti abitudinari che rassicurano ognuno di noi. I genitori non vivono in eterno: per un figlio disabile, la loro morte, può trasformare quella che era una vita degna di essere vissuta in qualcosa che non lo è. Oggi spunta una carta che – se giocata nella maniera giusta – può rappresentare una piccola, grande rivoluzione di civiltà. C’è un progetto che il Coeso-Società della Salute delle zone Amiata Grossetana, Colline Metalliefere e Grosseto ha co-messo a punto con cinque tra coop e onlus del Terzo Settore locale: la Fondazione Il Sole, l’Aggph-Associazione grossetana genitori di bambini portatori di handicap, Arcobaleno, Cuore Uscita di Sicurezza. E che ha ottenuto un finanziamento di circa 500mila euro dalla Regione Toscana per un triennio. Tali risorse serviranno a far sperimentare a una sessantina di persone disabili – tra Grosseto, Follonica e le Colline Metallifere, e l’Amiata – una vita autonoma dalla propria famiglia d’origine in regime di co-housing, cioè di coabitazione.

Qui Grosseto. I percorsi sono diversi, perché diverso – a seconda del territorio – è il punto in cui si è giunti nel lungo cammino del cosiddetto “Dopo di Noi” (dove “noi” sono i genitori del figlio disabile), e che al termine di un decennio di battaglie adesso ha (almeno) una legge di riferimento, la 112 del 2016. A Grosseto, dove si è un po’più avanti grazie alle attività della Fondazione Il Sole, quattro persone disabili sperimenteranno – dalla fine dell’estate – l’apice del progetto: il co-housing in un appartamento, cioè la coabitazione stabile. Vivranno insieme: dalla preparazione di pranzo e cena ai fornelli alla gestione delle bollette, dalla cura di se stessi a quella degli spazi condivisi. Si costruiranno un mini nucleo familiare “altro” rispetto a quello in cui sono nati fatto di persone accomunate dall’handicap, e che garantisce una qualità più alta della vita rispetto a quella che si avrebbe nelle residenze per anziani o nelle strutture in cui soggiornano insieme decine di disabili. Sempre a Grosseto, in un altro appartamento – il cui affitto verrà garantito dalle risorse stanziate – una ventina di disabili, a gruppi di quattro-cinque per volta, si faranno le ossa nella palestra della vita autonoma: affiancati da personale qualificato, con attività ad hoc distribuite su periodi di breve o media durata e per due anni, verranno avviati “dolcemente” alla vita lontana dalla famiglia e fuori dalle strutture residenziali tradizionali; dal terzo anno, per alcuni di loro, comincerà il co-housing vero e proprio.

Qui Colline Metallifere e Amiata. A Follonica si partirà dall’utilizzo di un appartamento della cooperativa Arcobaleno: ci sono quattro posti su cui a turno “girerà” una ventina di aspiranti al co-housing; sperimenteranno una convivenza di brevi periodi per i primi due anni; dopodiché verranno individuate quattro persone che vivranno stabilmente insieme il terzo anno. Sull’Amiata il percorso è tutto da costruire: l’appartamento deve ancora essere trovato e chi volesse farsi avanti per mettere la propria seconda casa a disposizione compirebbe uno di quei gesti che fanno la differenza.

Risorse e “selezione”. La Regione ha messo a disposizione 418.500 euro per tre anni di sperimentazione e per l’avvio del progetto, e 104mila euro di contributi per interventi strutturali di adeguamento degli appartamenti che non dovranno avere barriere architettoniche. C’è il finanziamento regionale e c’è una quota importante di cofinanziamento dei partner che ammonta al 27% dell’investimento totale; anche le famiglie saranno chiamate a compartecipare al costo dei servizi base (come i pasti dei figli, per esempio): l’unione delle risorse pubbliche con quelle private è, del resto, ad oggi, l’unica strada percorribile. La partecipazione al progetto di Coeso e Terzo Settore non è “a domanda: saranno le competenze dei servizi sociali ad individuare le persone adatte ad essere inserite nei percorsi di co-housing e di sperimentazione alla coabitazione.

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