Gioco
Disabili, il sogno di una vita autonoma ora diventa realtà
La Regione finanzia un progetto di Coeso e Terzo Settore per il distacco “dolce” dalla propria famiglia di origine
GROSSETO. C’è una strada da battere – finalmente – per chi vive con un handicap e, di conseguenza, ha più difficoltà rispetto alla media a costruirsi una vita autonoma dalla famiglia d’origine. Non si parla di strutture residenziali aperte ad accogliere e ad assistere. Bensì di una casa vera, dove custodire ricordi e compiere ogni giorno quei gesti abitudinari che rassicurano ognuno di noi. I genitori non vivono in eterno: per un figlio disabile, la loro morte, può trasformare quella che era una vita degna di essere vissuta in qualcosa che non lo è. Oggi spunta una carta che – se giocata nella maniera giusta – può rappresentare una piccola, grande rivoluzione di civiltà. C’è un progetto che il Coeso-Società della Salute delle zone Amiata Grossetana, Colline Metalliefere e Grosseto ha co-messo a punto con cinque tra coop e onlus del Terzo Settore locale: la Fondazione Il Sole, l’Aggph-Associazione grossetana genitori di bambini portatori di handicap, Arcobaleno, Cuore Uscita di Sicurezza. E che ha ottenuto un finanziamento di circa 500mila euro dalla Regione Toscana per un triennio. Tali risorse serviranno a far sperimentare a una sessantina di persone disabili – tra Grosseto, Follonica e le Colline Metallifere, e l’Amiata – una vita autonoma dalla propria famiglia d’origine in regime di co-housing, cioè di coabitazione.
Qui Grosseto. I percorsi sono diversi, perché diverso – a seconda del territorio – è il punto in cui si è giunti nel lungo cammino del cosiddetto “Dopo di Noi” (dove “noi” sono i genitori del figlio disabile), e che al termine di un decennio di battaglie adesso ha (almeno) una legge di riferimento, la 112 del 2016. A Grosseto, dove si è un po’più avanti grazie alle attività della Fondazione Il Sole, quattro persone disabili sperimenteranno – dalla fine dell’estate – l’apice del progetto: il co-housing in un appartamento, cioè la coabitazione stabile. Vivranno insieme: dalla preparazione di pranzo e cena ai fornelli alla gestione delle bollette, dalla cura di se stessi a quella degli spazi condivisi. Si costruiranno un mini nucleo familiare “altro” rispetto a quello in cui sono nati fatto di persone accomunate dall’handicap, e che garantisce una qualità più alta della vita rispetto a quella che si avrebbe nelle residenze per anziani o nelle strutture in cui soggiornano insieme decine di disabili. Sempre a Grosseto, in un altro appartamento – il cui affitto verrà garantito dalle risorse stanziate – una ventina di disabili, a gruppi di quattro-cinque per volta, si faranno le ossa nella palestra della vita autonoma: affiancati da personale qualificato, con attività ad hoc distribuite su periodi di breve o media durata e per due anni, verranno avviati “dolcemente” alla vita lontana dalla famiglia e fuori dalle strutture residenziali tradizionali; dal terzo anno, per alcuni di loro, comincerà il co-housing vero e proprio.
Qui Colline Metallifere e Amiata. A Follonica si partirà dall’utilizzo di un appartamento della cooperativa Arcobaleno: ci sono quattro posti su cui a turno “girerà” una ventina di aspiranti al co-housing; sperimenteranno una convivenza di brevi periodi per i primi due anni; dopodiché verranno individuate quattro persone che vivranno stabilmente insieme il terzo anno. Sull’Amiata il percorso è tutto da costruire: l’appartamento deve ancora essere trovato e chi volesse farsi avanti per mettere la propria seconda casa a disposizione compirebbe uno di quei gesti che fanno la differenza.
Risorse e “selezione”. La Regione ha messo a disposizione 418.500 euro per tre anni di sperimentazione e per l’avvio del progetto, e 104mila euro di contributi per interventi strutturali di adeguamento degli appartamenti che non dovranno avere barriere architettoniche. C’è il finanziamento regionale e c’è una quota importante di cofinanziamento dei partner che ammonta al 27% dell’investimento totale; anche le famiglie saranno chiamate a compartecipare al costo dei servizi base (come i pasti dei figli, per esempio): l’unione delle risorse pubbliche con quelle private è, del resto, ad oggi, l’unica strada percorribile. La partecipazione al progetto di Coeso e Terzo Settore non è “a domanda: saranno le competenze dei servizi sociali ad individuare le persone adatte ad essere inserite nei percorsi di co-housing e di sperimentazione alla coabitazione.
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