Il Tirreno

Grosseto

Clima e agricoltura: il futuro della Maremma

di Vanna F. Bertoncelli
Clima e agricoltura: il futuro della Maremma

Il caldo avanza, si moltiplicano i fenomeni estremi: dalla desertificazione alle alluvioni, rischi e soluzioni

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GROSSETO. Nella morsa dei cambiamenti climatici: eventi estremi quali ondate di calore e precipitazioni abnormi attanagliano anche la Maremma. Quale futuro per questo territorio che, per la bassa piovosità (756 mm pioggia media annua) è classificato come semiarido? Se ne è parlato al convegno “Cambiamenti climatici e territorio – Agricoltura, gestione del suolo e prevenzione del dissesto idrogeologico”, organizzato dall’Ordine dei dottori agronomi e forestali della Provincia di Grosseto nella sala Pegaso del Palazzo della Provincia.

Domenico Saraceno, presidente dell’Ordine e curatore dell’evento, richiama l’attenzione sulla molte cause del dissesto idrogeologico e sottolinea il ruolo che in questo contesto hanno i diversi attori quali tecnici, agricoltori, pubblica amministrazione. In primo luogo gli agricoltori, vocati storicamente alla custodia del territorio; quindi i dottori agronomi e forestali che, come traduttori della ricerca scientifica, possono agire a supporto delle aziende e partecipare alle scelte di politica territoriale.

Giulio De Simone, presidente del Tribunale di Grosseto e già presidente del Tribunale regionale delle acque pubbliche, affronta sotto il profilo normativo il tema delle competenze e delle responsabilità nella manutenzione ordinaria e straordinaria del reticolo idraulico e il ruolo delle imprese agricole. Simona Petrucci, assessora all’ambiente del Comune di Grosseto, si rivolge ai tanti studenti in sala richiamando all’attenzione per il territorio, il paesaggio, insomma l’ambiente. Fabio Bellacchi, presidente Consorzio Bonifica 6 Toscana sud ricorda la storia del Consorzio e i suoi interventi oggi, che al centro vedono la messa in sicurezza dell’argine dell’Ombrone e l’incremento della disponibilità di laghi e bacini per ridurre la pratica dell’emungimento dell’acqua dalle falde sotterranee. Gianni Messeri, climatologo del Lamma e ricercatore all’Istituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze, si sofferma sui fenomeni estremi che danno il 2016, a livello mondiale, come l’anno più caldo dal 1880. «In Toscana, il dato è significativo – sottolinea Messeri – c’è stato un aumento di 1,4 gradi centigradi ogni 50 anni con aumento delle ondate di calore. Non si registrano variazioni sul fronte del freddo. Tutto ciò eleva i rischi per le colture agricole e sono perciò necessarie corrette e concordate strategie di adattamento per le colture stesse».

Renzo Ricciardi, dirigente del Genio civile Toscana Sud, ricorda come il cambiamento dei modi e dei mezzi di lavorazione e le tecniche di coltivazione incidano sul rischio idrogeologico. Illustra quindi tecniche e programmi di gestione idraulica del territorio di fronte ai cambiamenti del clima portando numerosi esempi tra i quali l’evento dell’Albegna del 2012 definito, per la quantità di pioggia caduta in 36 ore, come incontenibile; e la “piena d’agosto” che, nel 2015 ha investito la zona balneare. Massimo Gargano, direttore Associazione nazionale bonifiche e irrigazione, traccia la mappa dei cambiamenti climatici e dello loro drammatiche conseguenze nel mondo. «Nella nostra area – focalizza poi Gargano – il problema è la desertificazione e la soluzione è contenere gli effetti di questa condizione anomala attraverso le buone pratiche in agricoltura e nelle opere e nella cura del sistema idrogeologico».

Conclude i lavori Federico Vecchioni, agronomo, ex presidente della Cciaa di Grosseto e ora amministrare delegato della Società agricola Bonifiche Ferraresi Spa, unico esempio di società agricola quotata in borsa. Il suo intervento riguarda gli indirizzi della politica agricola in materia di gestione del suolo e, partendo dall’interesse della grande distribuzione organizzata per le produzioni di qualità parla dell’agricoltura del futuro come di un’agricoltura di precisione. L’obiettivo è ottimizzare con l’apporto di tecnologie informatiche e nel rispetto della terra, dell’ambiente e della produttività, la coltivazione. L’attività di Bonifiche Ferraresi presente oggi in Toscana (a Cortona) e in Sardegna, per la conduzione delle aziende sono stati assunti oltre 30 agronomi, potrebbe guardare anche alla Maremma per futuri investimenti e incremento dell’occupazione.

L’ambiente, argomento omesso in modo trasversale da tutti, nell’ultima campagna elettorale è quella bolla che permette, sulla terra, la sopravvivenza. Sopravvivenza data per scontata ma che scontata non è. I cambiamenti del clima con eventi meteo estremi rappresentano già oggi una diversa normalità. Questa richiede azioni di prevenzione, interventi complessi e sistematici e un comportamento consapevole da parte di tutti. Nessuno escluso. La pianificazione del territorio con le scelte agronomiche, le tecniche di lavorazione dei terreni, l’abbandono delle aree agricole marginali, la gestione dei fossi, la riparazione degli argini sono pratiche da gestire con grande attenzione per limitare eventi catastrofici e mettere i giovani in condizione di pensare al futuro.

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