Sicurezza
L’ultimo saluto al comandante Serra tra due ali di agenti
La bara è stata accolta in Duomo sulle note di Chopin Il ricordo dei suoi uomini e dei figli in una chiesa gremita
GROSSETO. Dalla camera ardente aperta ieri mattina nella sala del consiglio fino ai piedi dell’altare del Duomo è stato un abbraccio continuo. Quello dei suoi familiari, quello dei suoi uomini che ieri mattina hanno indossato la divisa per accompagnare il loro ex comandante nell’ultimo viaggio. Felice Serra era molto amato in città, in provincia, nel resto d’Italia ma anche all’estero. E la dimostrazione di questo amore era sotto gli occhi di chi ieri mattina si è affacciato in piazza Duomo prima e nella Cattedrale poi. Quasi un migliaio di persone si sono fermate per salutare l’ex comandante della polizia municipale di Grosseto che per quarant’anni ha tenuto in mano le redini del corpo e ha saputo creare e cambiare non solo la città di Grosseto ma buona parte d’Italia.
La bara con la salma di Serra ha lasciato la sala del consiglio comunale alle 10, 30 per spostarsi in Duomo. Dietro di lui, i figli Luciano e Paolo con le loro famiglie, accolti dall’abbraccio degli uomini e delle donne che vestono la divisa indossata per quarant’anni da Felice, sull’attenti. A raccontare la straordinarietà di Felice Serra, è stato don Franco Cencioni, mentre ad accogliere il feretro c’era anche il vescovo Rodolfo Cetoloni. Seduti nelle prime panche il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna con Fausto Turbanti, assessore alla polizia municipale. Con loro i rappresentanti dell’amministrazione, gli assessori, i consiglieri, il comandante provinciale dei carabinieri, il questore, una rappresentanza della guardia costiera e il parlamentare Mario Lolini con tutti gli amici della Lega, partito per il quale Paolo Serra è stato eletto consigliere comunale. Soprattutto però, c’erano tanti uomini e donne, seduti accanto a ex colleghi del comandante Serra arrivati da mezza Italia, insieme all’associazione nazionale dei comandanti della municipale che lui stesso ha guidato. «Quello che abbiamo imparato grazie a lui – ha detto il comandante della polizia municipale Felice Carullo – non potremo mai più dimenticarlo. Ha reso questa città migliore, ha sempre lavorato per far sì che le cose andassero nel verso giusto ma soprattutto ha fatto crescere i suoi uomini insegnando loro la lealtà e il senso del lavoro». Carullo non riesce a trattenere le lacrime: durante il suo ricordo, la voce del comandante si è rotta più e più volte.
Perdere un padre significa perdere una parte di sé. Le parole più difficili da essere pronunciate sono quelle uscite dai cuori di Luciano e Paolo. La loro madre, Dalida, è ancora in prognosi riservata all’ospedale di Grosseto, dov’è stata ricoverata mercoledì sera dopo il terribile incidente sull’Aurelia. «Ringrazio tutti per la vicinanza che avete dimostrato alla nostra famiglia – ha detto il figlio Paolo – Dedico una preghiera a mia madre che sta soffrendo: le promettiamo che non la lasceremo mai sola. Io e mio padre avevamo molti tratti in comune: siamo spigolosi. Mi ha trasmesso il dono della lealtà, ed è quello che continuerò a praticare ogni giorno». Cordoglio per la morte di Serra è stato espresso anche dal Partito Socialista. L’ultimo saluto, poi la partenza per Livorno dove la salma è stata cremata.
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