Il Tirreno

Grosseto

Latteria Amiatina, assolti i responsabili

di Pierluigi Sposato
Latteria Amiatina, assolti i responsabili

Erano accusati di aver sottratto al pignoramento 38mila chili di pecorino, caciotta e ricotta per quasi 200mila euro

3 MINUTI DI LETTURA





ARCIDOSSO. Sette anni fa il problema era stato economico e occupazionale. Si erano mobilitati sindacati e istituzioni per la Latteria Amiatina, il caseificio di Stribugliano messo in ginocchio da un pignoramento del maggio 2011, poi tornato a produrre sotto altra società, quindi interessato da un incendio. Pochi mesi fa la chiusura e i licenziamenti dei quattro operai.

Poi il caso era diventato giudiziario. Adesso la sentenza del giudice Gian Marco De Vincenzi che ha assolto i responsabili della struttura dall’accusa di aver sottratto i beni pignorati: secondo l’imputazione, oltre 38mila chili di pecorino, caciotta e ricotta (per un controvalore di quasi 200mila euro). Erano finiti sotto accusa Claudio Lorenzoni, legale rappresentante della srl, e Gabriele Baldini, custode dei beni pignorati, difesi dagli avvocati Alessandro Zarra per Ezio Menzione e Patrizia Fabiani. Il pm aveva chiesto la condanna perché aveva ravvisato responsabilità nel comportamento dei due imputati.

Vicenda complessa, quella della Latteria Amiatina (il giudice si è preso 70 giorni per il deposito delle motivazioni), partita quando la coop Doganella di Canino (Viterbo), aveva chiesto un decreto ingiuntivo seguito poi dal pignoramento per un credito non riscosso relativo al latte conferito. L’ufficiale giudiziario era intervenuto il 6 maggio 2011 e aveva effettuato una valutazione dei beni esistenti sulla base di un documento interno risalente al marzo precedente. Una valutazione, è stato fatto notare dalle difese, che non teneva comunque conto che molte forme erano di proprietà di Copaim, che le portava lì a stagionare, e che una parte della produzione di marzo era stata portata a stagionare in uno stabilimento vicino. Il 3 giugno la Doganella aveva fatto richiesta al giudice di poter prelevare le forme: richiesta accolta lo stesso giorno (era stato autorizzato l’impiego di un fabbro, era stata concessa la facoltà di ricercare le schede di produzione e altra documentazione con accesso ai pc) e prelievo nell’immediatezza, presenti le forze dell’ordine visto che la situazione si era fatta incandescente. «Nessuno aveva pesato quelle forme, non ci fu alcun inventario», hanno fatto osservare i difensori nell’arringa a proposito della denuncia della Doganella, che nell’agosto 2011 aveva lamentato la mancanza di quelle numerosissime forme che hanno poi costituito l’oggetto dell’imputazione. Un inventario avrebbe richiesto giorni, ha detto l’ufficiale giudiziario sentito in aula come testimone, io lo volevo fare ma avevano fretta. Nel dibattimento era stato sentito anche l’allora sindaco.

Inizialmente la Doganella si era costituita parte civile ma non si è presentata all’udienza di discussione per rassegnare le proprie conclusioni. «Non c’è prova che mancasse qualcosa - ha detto tra l’altro l’avvocato Fabiani - Al momento del carico della merce nessuno aveva effettuato un inventario. Devo dire che mi sono sentita io parte offesa in tutta questa vicenda». Anche perché il prodotto, prelevato in quel modo, senza documentazione, era di fatto non commercializzabile per mancanza della tracciabilità. Secondo il consulente della difesa, un inventario avrebbe richiesto dai 4 ai 7 giorni. «Quella che era avvenuta il 3 giugno era stata una violazione dell’articolo 14 della Costituzione: perché era stata una perquisizione di fatto», ha aggiunto Fabiani.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa