Il Tirreno

Grosseto

L’artigiano ci salverà?

di Claudia Guarino
L’artigiano ci salverà?

Storie di botteghe speciali: un soffio vitale dentro le Mura

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GROSSETO. C’è un cielo plumbeo sopra le strade, piccole gocce d’acqua accarezzano i vicoli del centro storico. Quella che Il Tirreno ha scelto per osservare il lavoro di alcuni dei piccoli artigiani grossetani è una mattinata piovosa. C’è poca gente in giro e fa freddo. Ma Alberto apre la sua bottega, come tutti i giorni, adagiando la vecchia bicicletta arancione proprio di fronte alla porta del suo laboratorio.
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La città dentro le mura è un mondo controverso. C’è chi lamenta il giro dello spaccio, chi se la prende con le chiassose scorribande che, di notte, ragazzi un po’ alticci compiono qua e là, e chi sottolinea lo svuotamento della passeggiata, con cittadini e turisti orientati verso i grandi centri commerciali. C’è poi chi considera il centro storico una realtà «con un fascino superiore rispetto a quello che accompagna le zone commerciali più periferiche della città», come dice ad esempio Paolo Martini.

Lui è un artigiano trentaquattrenne. Il titolare di una sartoria classica, per la precisione. Effettua riparazioni e confeziona abiti su misura, completamente realizzati a mano. Il suo Fleurs atelier di via Colombo è una delle botteghe artigiane che costellano le viuzze del centro storico. Colorati, variegati, a volte eccentrici e spesso inosservati, questi negozi-laboratori contribuiscono a definire l’ambiente cittadino, puntando su un lavoro creativo, lento e manuale, che va a intrecciarsi con le multiformi maglie di un tessuto complesso come quello dell’economia cittadina, in cui sempre più spesso il consumo in serie e la ricerca di prodotti scontati fanno la parte dei leoni. «Credo che in tutte le città il centro storico si stia svuotando – dice Petra Paoli, ceramista – I centri commerciali attraggono le persone, però noto che c’è anche la tendenza a cercare oggetti particolari». Per Paoli le attività basate sulla creatività e sulla scrupolosa ricerca del dettaglio perfetto hanno come habitat naturale il centro storico. «Le botteghe possono valorizzare il tessuto cittadino – aggiunge – però hanno necessità, a loro volta, di essere valorizzate». Paoli è di origine bolognese. È una ceramista, ma svolge anche attività di decoratrice e libraia. Opera dal 2015 nel suo laboratorio di via Colombo, ma il suo lavoro da artigiana è iniziato almeno diciassette anni prima. Comporre, creare e ristrutturare è la sua passione da sempre e, per il momento, svolge un lavoro su commissione. «La mia attività da ceramista è all’inizio, ma il mercato c’è, sebbene di nicchia. Noto che c’è la voglia di scegliere oggetti che non appartengono alla massa». Sulla possibilità di guadagnarsi una fetta di mercato proprio, operando all’interno del centro storico ed esercitando un’attività artigianale pura, è d’accordo anche Paolo Martini. Lui lavora a Grosseto da sei anni, ma è di Massa Marittima. «Credo che un mercato ci sia – dice – Quando ho aperto è stato un salto nel buio, ma negli anni ho visto crescere la domanda».

Lavorare da artigiani nel centro storico è possibile dunque, pur barcamenandosi attraverso gli ostacoli quotidiani. «I nostri prodotti sono di un certo tipo, quindi c’è possibilità di vendita – dice Benedetta Montalbano, che gestisce con la sua famiglia la boutique per abiti da sposa Tecla, in via dell’Unione – Anche se, purtroppo, per il commercio ci sono stati periodi migliori».

Se all’interno della bottega Tecla da anni si creano abiti da sposa, poco più in là, in via Montanara, è nato da qualche mese Make in it, un’impresa creata da quattro giovani, uno dei quali è Mirko Giommarelli, grossetano di 26 anni. «Questa è una sartoria – dice – in cui, oltre a creare abiti su misura e a compiere riparazioni, diamo vita alle nostre collezioni. Per ora lavoriamo su Grosseto, anche perché, essendo ragazzi del territorio, vogliamo contribuire alla sua valorizzazione. Non sentiamo la concorrenza dei centri commerciali perché noi offriamo un altro tipo di prodotto».

Anche Alberto Torrisi è d’accordo con una simile idea. «Tuttavia è vero che se si deviano completamente i consumi verso altri luoghi è normale che avvenga uno spopolamento del centro». Torrisi, nel suo piccolo laboratorio Tommaltese, crea oggetti in cuoio ed effettua riparazioni. In precedenza aveva una bottega fuori dalle mura, ma da oltre due anni ha deciso di spostarsi all’interno, perché ritiene che sia l’ambiente più consono per l’attività artigianale. Questa, in realtà, è opinione comune, anche se, secondo Flavia Notari, titolare della bottega Fantasia e creatrice di bigiotteria artigianale «i grandi centri commerciali hanno portato via clienti». I piccoli artigiani di Grosseto insomma, lavorano dentro le mura tra passione e preoccupazione, tra creatività e difficoltà, tra ottimismo e pessimismo, consapevoli di essere legati a doppio filo con la direzione di sviluppo del territorio entro cui operano.
 

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