Il Tirreno

Grosseto

Pozzi irrigui, 10 disdette L’appello dei cittadini

di Francesca Ferri
Pozzi irrigui, 10 disdette L’appello dei cittadini

A un anno dalla decisione del Comune di non riaprire l’acqua restano zone a secco Come a Verde Maremma, dove gli abitanti temono un’altra estate di “deserto”

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GROSSETO. A quasi un anno da quando il Comune di Grosseto ha chiuso, o meglio non ha più riaperto, i rubinetti, il rebus dell’irrigazione dei giardini non è ancora del tutto risolto. Anzi. Tra la primavera e l’estate 2017, su 90 pozzi comunali, di cui 45 dichiarati funzionanti, l’amministrazione ha ricevuto altrettante domande di presa in carico, ma anche dieci revoche; altre tre lettere di revoca per altrettanti pozzi sono in partenza.

Due di queste ultime riguardano in particolare il quartiere di Verde Maremma, uno dei più colpiti l’anno scorso dalla chiusura dei pozzi, che rischia quindi di rimanere di nuovo a secco.

Con l’incubo di una nuova estate di giardini bruciati, e con la primavera alle porte, gli abitanti di Verde Maremma chiedono perciò al Comune di indicare che linea intenda seguire: prenderà le redini della gestione del pozzo di via Platino-via Argento e della sua immensa rete di distribuzione, o lascerà i condomini ad arrangiarsi da soli?

La vicenda. Era l’aprile del 2017 quando sindaco e giunta annunciarono con una conferenza stampa che, per contenere i costi, avevano deciso di non gestire più – e quindi di non riaprire – i pozzi irrigui da sempre usati anche da privati e condomìni. La decisione fu presa all’improvviso, in modo unilaterale e a dispetto della convenzione che nel 2014 l’amministrazione aveva stretto con la società in house Sistema per affidarle fino al 2019 la manutenzione e gestione dei pozzi. Chi voleva continuare a usarli per innaffiare i giardini privati (secondo l’amministrazione questo uso sarebbe vietato da leggi regionali, ma la posizione è contestata da più parti) avrebbe dovuto fare richiesta di autorizzazione al loro uso, con due non secondarie conseguenze. La prima, pagare le spese – salate – per la manutenzione straordinaria. Molti pozzi hanno diramazioni che passano sotto strade pubbliche o proprietà private: se si rompono i tubi bisogna spaccare asfalto. La seconda è la mastodontica gestione a livello privato, cosa di cui – per il Comune – si devono far carico gruppi di condomìni (detti supercondomìni) nella figura degli amministratori.

Il caos. La decisione, presa alle porte dell’estate, ha scatenato il finimondo. Non per le spese ordinarie – tutti sono d’accordo a pagare i consumi in quota parte – ma soprattutto per la complicatissima gestione. I giardini privati si sono così ritrovati senz’acqua, ci sono state proteste, lettere, interrogazioni in consiglio comunale, richieste di proroga, riaperture eccezionali.

La situazione oggi. A seguito di un’interrogazione in consiglio comunale presentata il 5 dicembre da Pd, Lista Mascagni e Passione per Grosseto, lo scorso 22 gennaio il Comune ha fotografato la situazione. Su 45 richieste di gestione di altrettanti pozzi, presentate da 18 amministratori di condominio, risultano presi in carico trentadue pozzi, mentre dieci restano senza gestione (quindi non possono essere usati). Un discorso a parte meritano tre pozzi tra Verde Maremma e Barbanella.

Verde Maremma. Il pozzo 19 di via Mercurio, il 21 di via Redi e il 25 di via Platino e via Argento risultato ufficialmente gestiti da altrettanti costituendi supercondomìni che fanno capo all’amministratore Marcello Treglia. In realtà i tre supercondominìni non si sono mai formati a causa delle difficoltà a gestire centinaia di utenti e per il loro diniego a pagare la manutenzione straordinaria. Come è noto Treglia, ad agosto, per far fronte all’emergenza acqua che aveva già seccato quello è per antonomasia il quartiere verde di Grosseto, aveva preso in carico il pozzo 25, permettendo la sua riapertura temporanea. Prati e piante avevano potuto così essere dissetati. Ma alla riunione generale per costituire il supercodominio gli abitanti non avevano accettato le condizioni imposte dal Comune. A Treglia non è rimasto che revocare le manifestazioni di interesse. «La prossima settimana presenterò la lettera per i pozzi di via Redi, via Mercurio e via Platino/Argento», annuncia.

L’appello dei cittadini. E dunque? Come saranno innaffiati quest’anno i giardini – e il verde pubblico – di Verde Maremma? Gli abitanti da subito hanno fatto fronte comune, raccogliendo circa 200 firme e sollecitando l’amministrazione a risolvere il problema e dicendosi disponibili a pagare la loro quota parte di spese ordinarie. L’11 dicembre due rappresentanti dei cittadini hanno incontrato il sindaco, l’assessore ai lavori pubblici, i dirigenti dei settori patrimonio e verde pubblico e i vertici della società Sistema, che dalla scorsa primavera gestisce verde pubblico e pozzi. Sistema è stata irremovibile, dicendosi contraria alla gestione del verde pubblico in modo tradizionale, mentre i rappresentanti comunali si sono detti disponibili a un nuovo incontro. Per l’amministrazione resta lo scoglio della norma regionale che impedirebbe la gestione comunale dei pozzi usati in via privata. I cittadini però sono convinti che questo impedimento non esista e chiedono adesso un nuovo incontro e una parola chiara sul futuro: «Dobbiamo costruirci un pozzo privato, lasciando in disuso un impianto, quello di via Platino/Argento, rinnovato appena nel 2015? Non è uno spreco?», chiedono.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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