Il Tirreno

Grosseto

«Mi hanno prosciugato il conto postale»

di Fiora Bonelli
«Mi hanno prosciugato il conto postale»

Amiata, una 90enne denuncia la scomparsa dei propri risparmi. E lancia l’appello: le serve denaro per le spese quotidiane

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MONTE AMIATA. Una pensione di 650 euro. Un piccolo tesoretto di qualche decina di migliaia di euro alle Poste, da utilizzare come supporto alle spese mensili perché la misera pensione non bastava. La fiducia piena a chi avrebbe dovuto garantirle la sicurezza del deposito. Un piccolo paese dell’Amiata dove tutti si conoscono e tutti hanno piena fiducia l’uno nell’altro.

Invece, una novantenne amiatina, titolare di un libretto postale di risparmio e di un conto Banco Posta, ha denunciato che fra il 2014 e il 2017 le sono stati letteralmente prosciugati dal suo conto i risparmi di una vita, secondo la sua denuncia con movimentazioni e operazioni non autorizzate.

Dalla sua denuncia sono scaturite delle indagini che sono ancora in corso per accertare fatti e responsabilità. Ci sono un fascicolo e un procedimento aperto, ma ancora nessuno sfogo processuale.

Il fatto è stato denunciato lo scorso maggio e anche altri compaesani avrebbero subito la stessa sorte lamentata dalla donna.

La novantenne, appena verificato che dal suo conto erano spariti tutti i risparmi, ha chiesto spiegazioni all’ufficio postale.

Anche l’Ufficio Fraud Management di Poste Italiane è intervenuto; la signora ha sporto formale denuncia ai carabinieri, demandando così alla magistratura penale, che adesso sta facendo il suo corso, la verifica di quanto successo per ottenere giustizia.

Ma mentre l’autorità giudiziaria continua per la sua strada, a circa un anno dall’incresciosa scoperta la signora, senza il piccolo tesoretto che costituiva la garanzia della sua vecchiaia, è allo stremo, perché non ha ancora ottenuto il ristoro di quanto dovuto.

La mancanza di disponibilità economica, che con tanto sacrificio aveva accantonato in una intera vita, le ha causato non poche preoccupazioni anche di salute, perché, fra l’altro, ha dovuto rinunciare alla cura di certe sue malattie da affrontare privatamente, per le difficoltà economiche in cui si è trovata invischiata.

Poste Italiane al momento le ha fatto recapitare solo una piccola somma con un vaglia postale che la signora si è vista obbligata, per bisogno, ad accettare. «Ma voglio specificare bene che il vaglia lo incasso solo come acconto di quanto mi è dovuto», dice la donna.

Alla fine, per tutelare i propri diritti e avendo effettiva necessità di quei risparmi che aveva considerato la garanzia vera della tranquillità della sua vecchiaia, si è rivolta a un avvocato di Castel del Piano.

L’avvocato si è immediatamente messo in moto inoltrando la richiesta di risarcimento sia alla direzione dei conti correnti postali di Roma sia alla direzione della filiale di Grosseto che all’ispettorato poste di Firenze. Le ricevute di ritorno sono arrivate all’avvocato, segno che il contatto è avvenuto, ma dagli uffici a cui è stata inoltrata la richiesta ancora non si è fatto sapere nulla.

Le stesse Poste Italiane specificano al Tirreno che in casi del genere non vengono rilasciate dichiarazioni, nemmeno sui tempi previsti per l’eventuale rimborso. Tempi che, invece, per la signora, viste l’età e le condizioni economiche, sono fondamentali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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