Il Tirreno

Grosseto

La camera ardente nella sala del consiglio

di Francesca Gori
La camera ardente nella sala del consiglio

Oggi l’autopsia sulla salma di Felice Serra, la moglie gravissima 

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GROSSETO. È una città rimasta senza parole quella che si è svegliata ieri mattina, il giorno dopo la morte di Felice Serra, 88 anni, dopo un terribile schianto sull’Aurelia. È una città tramortita dal dolore, quella che da ieri mattina è andata all’obitorio dell’ospedale per portare l’ultimo saluto all’uomo che per quarant’anni ha guidato la polizia municipale. Ma la sua salma ancora non è stata esposta: oggi probabilmente si svolgerà l’autopsia, domani mattina dalle 8 alle 10,30 sarà aperta la camera ardente nella sala del consiglio comunale. I funerali di Felice dovrebbero essere fissati per sabato mattina alle 11 in Duomo. Saranno due ali di agenti centauri della polizia municipale a scortare il carro funebre dall’obitorio dell’ospedale fino al Comune e, dopo il funerale, dalla chiesa fino al cimitero di Sterpeto. Dal municipio al Duomo, invece, un cordone di agenti accoglierà il passaggio della bara.

L’autopsia invece, disposta dal sostituto procuratore Maria Navarro, si svolgerà oggi, dopodiché la salma dell’ex comandante sarà restituita ai familiari, ai figli Luciano e Paolo. La moglie dell’uomo, che viaggiava in auto con lui, è ancora gravissima, ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Grosseto. Dalida Simoncini, 84 anni, ha riportato una lesione alla milza e lo schiacciamento del torace. È stata sottoposta a un delicatissimo intervento e ora lotta tra la vita e la morte.

Felice Serra, nonostante avesse già tagliato il traguardo degli 88 anni, era fatto così: aveva la vitalità di un sessantacinquenne, seguiva la società della quale era amministratore delegato con passione, continuava a partecipare alle iniziative dell’associazione nazionale della polizia municipale. Era nonno da tempo, continuava a essere genitore e a non togliere tempo alla sua famiglia. Mercoledì sera, quando la coppia ha imboccato l’Aurelia, era appena stata a casa del figlio Luciano, che abita alla Banditella.

Dai primi rilievi della polizia stradale pare che l’auto alla guida della quale c’era Serra ha attraversato la quattro corsie per riprendere la direzione di Grosseto quando si è trovato davanti l’auto dei Rangers che stava viaggiando verso Orbetello. Alberto Pardini, 51 anni, si occupa del settore commerciale della società di vigilanza privata ed era al volante di quell’auto: l’impatto è stato devastante. Il cinquantunenne, che stava tornando a casa, ad Albinia, dopo una giornata di lavoro, è rimasto incastrato nell’abitacolo della sua auto tanto che i vigili del fuoco intervenuti hanno dovuto segare il montante per tirarlo fuori e consegnarlo alle cure dei sanitari del 118.

Sottoposto ad accertamenti diagnostici, l’uomo ha riportato una frattura del femore da scoppio e probabilmente dovrà essere operato.

Quando i vigili del fuoco hanno consegnato Serra, che era nella Ford Fiesta insieme alla moglie, alle cure dei sanitari del 118, l’anziano parlava. Sentiva dolore a un braccio e a una gamba. Una volta arrivato all’ospedale però il suo cuore ha smesso di battere. Dalida invece è stata portata in serata in sala operatoria e ora è in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione.

Ieri, nonostante che la salma dell’ex comandante non fosse ancora stata composta all’obitorio del Misericordia, il via vai è stato continuo. Un via vai composto, silenzioso, per ricordare l’uomo che per quarant’anni ha retto la polizia municipale in città e per abbracciare Luciano e Paolo che hanno visto loro padre andarsene in un attimo, su quella strada che ha mietuto decine di vittime.

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