Italia
I pastori: «L’uso dei cani non risolve il problema»
GROSSETO. Difesattiva, da una parte, parla di aggressioni di lupi scese del 70% nelle 20 aziende che fanno parte del suo circuito e impiegano cani e recinzioni a difesa delle greggi. Pastori d’Italia,...
GROSSETO. Difesattiva, da una parte, parla di aggressioni di lupi scese del 70% nelle 20 aziende che fanno parte del suo circuito e impiegano cani e recinzioni a difesa delle greggi. Pastori d’Italia, dall’altra, risponde sottolineando la necessità di risolvere il problema predazioni alla radice.
«Non siamo contro il lavoro che Difesattiva fa coi cani – spiega la presidente del Comitato pastori d’Italia Mirella Pastorelli in risposta a una nota dell’associazione che si era sentita attaccata dal Comitato – ma combattiamo il principio di chi vuole mettere una toppa alla problematica predazioni coi cani e le reti. Noi, invece, vogliamo che la questione sia risolta del tutto».
Pastorelli fornisce anche i numeri complessivi dello stato dell’allevamento in provincia, «grandi, a fronte di quelli minimi di Difesattiva, i quali interessano venti aziende. L’Anagrafe Nazionale Zootecnica registra, dal 2006 al 2016, un calo del 25% degli allevatori e una diminuzione degli ovicaprini, che da 258.636 passano a 203.311. In provincia, nel 2000, secondo dati Istat, gli allevatori erano 1.900 e oggi sono circa 600 in meno. Dal 1º gennaio 2017 al 30 novembre 2017 ci sono stati 318 eventi predatori, 157 aziende colpite, 816 capi morti, 97 capi feriti, 75 capi dispersi. E solo per le pecore morte c’è una perdita secca di 120mila euro. Se ci si vuole nascondere dietro un dito, noi non ci stiamo».
L’allevatore Virgilio Manini di Saturnia, presidente agnello Igp e membro del comitato Pastori d’Italia, da parte sua, dice che i cani «mitigano, ma non risolvono il problema predazione. E nonostante i cani, attacchi vi sono. Le aziende, inoltre, non hanno nonni, zii o amici che possono fare gratis la guardianìa al gregge. I predatori vanno tolti di mezzo. Sprechiamo meno denaro nei progetti che sono palliativi e cerchiamo invece soluzioni vere. Il problema ora è arrivato a toccare anche il turismo dell’Argentario». Giacomo Franceschelli di Monte Labro, allevatore, sostiene che «i cani ci aiutano, ma non dovremmo tenerli. Ci hanno costretto a farlo. Difesattiva parla del 70% di capi predati in meno. E il 30% residuo? Un cane, poi, mi costa circa 800 euro all’anno. Vuol dire che, in tutto, sono 32.000 euro spesi per i cani». E Fabio Mecarozzi, con azienda di bovini Igp a Scansano, aggiunge: «I cani non sono la soluzione, ne servirebbe un numero sterminato. Bisognerebbe invece che istituzioni e cittadini ci ascoltassero».(f.b.)
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