Sicurezza
Capalbio, il gioiello scoperto dal Fai
Non solo mare: il 24 e il 25 marzo, per le giornate di primavera, gli studenti dell’Aldi fanno da Ciceroni nella Piccola Atene
CAPALBIO. Tutti conoscono la Capalbio estiva, coi suoi festival e le mondanità, i vip che si danno appuntamento nei ristoranti della Piccola Atene.
Pochissimi però, anche tra i tanti che la frequentano, ne conoscono la storia complessa, che il Fai ha deciso di raccontare il 24 e il 25 marzo.
Visite guidate per le vie di Capalbio accompagnati dai volontari del Fai e dai novelli Ciceroni della scuola media dell’istituto comprensivo Pietro Aldi.
Capalbio, arroccato su una collina a pochi chilometri dal mare si vede da lontano; è scegliendo di percorrerne i vicoli e di passeggiare sugli spalti delle sue mura medievali che si coglie pienamente come abbia attraversato secoli di storia, rimanendo intatto.
Nato come borgo commerciale e agricolo, nel Rinascimento ha avuto momenti di benessere che hanno determinato l’arrivo di artisti capaci, come quelli chiamati a decorare la cappella dell’oratorio della Provvidenza Fuori le Mura, e momenti di degrado e abbandono, per la sua posizione geografica e per la presenza della malaria.
Tuttavia, entrambi questi fattori hanno conservato Capalbio pressoché integra. Il piccolo borgo da vari anni è passato alle cronache per la sua vocazione turistica, per le sue spiagge, per il suo festival del cortometraggio e per un importante premio letterario come il Premio Capalbio.
Ma Capalbio è molto più di questo, anche se sono in pochi a conoscerne la complessa storia: è un gioiello arrivato intatto fino a noi. Un gioiello che va conosciuto.
Questa è l’intenzione del Fai grazie anche agli allievi delle scuole medie locali (Enrico Fermi di Capalbio e Pietro Aldi di Manciano), che entusiasti, con le maestre, hanno risposto all’appello del Fai. Capalbio fu fondato attorno alla metà del XIIº secolo.
Il piccolo borgo rappresenta l’avamposto geograficamente più a sud della Maremma toscana. Una posizione strategicamente importante rende il luogo ricco di storia: dominio dei Longobardi, degli Aldobrandeschi, della repubblica senese, degli Orsini, a metà cinquecento, come bottino di guerra, passò a Cosimo I de’Medici. Luogo di passaggio e di frontiera, dal territorio paludoso, dopo un inizio glorioso, legato ai traffici mercantili, alle miniere, alla lavorazione del ferro, alla pastorizia e alla coltivazione del grano.
Capalbio con i Medici e la loro distratta amministrazione, in una fase decadente, diventò terra povera e di malaria. Questo progressivo decadimento prosegue sotto i Lorena, nonostante un programma di bonifica del territorio.
Nella seconda metà del Settecento, Pietro Leopoldo, che si recò due volte in visita a Capalbio, così lo descrisse: «Capalbio è molto spopolato, luogo selvatico, isolato sui confini, povero e abitato quasi tutto da banditi degli altri Stati. Vi è nel paese il concio e sudiciume tanto per le case che per le strade, alto due braccia. A segno che non vi si può camminare e benché sia freddo vi è un fetore insopportabile».
Il 24 e il 25 marzo sarà l’occasione per fare un tuffo nel passato e chiudere gli occhi ricordando un paese che oggi è completamente diverso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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