Zinco al porto, il Pci chiede lumi
«Il Comune non può far fare analisi e controanalisi alla stessa società»
TALAMONE. Non accenna a diminuire la polemica sulla presenza di zinco nel porto di Talamone e sulle relative analisi. Il Partito comunista italiano torna all’attacco ponendo diversi interrogativi. «Il Pci di Orbetello – scrivono – si schiera con Wwf, Italia Nostra e il M5s che avevano chiesto informazioni sulla presenza di zinco». Il Pci chiede anche se «esistano dati scientifici e analisi per capire se questo inquinamento sia in crescita o sia rimasto invariato negli anni. La società Hera scrive nelle sue analisi che il valore è molto alto. Ora se il valore è molto alto e nel disegno della documentazione viene con un segno delimitata la zona con la dicitura “materiale da conferire in discarica”, il materiale inquinato come viene conferito e classificato in discarica? Inoltre nella zona contrassegnata non c’è un numero di barche tale da far pensare a così elevate percentuali di inquinanti».
Nella risposta di Arpat si precisa che il Comune ha fatto eseguire, a dicembre 2017, ulteriori analisi e carotaggi. «Quindi – aggiunge il Pci lagunare – esisteranno una determina e una fattura che lo dimostrano. Inoltre, il Comune avrebbe dovuto far eseguire le contro analisi, invece queste sono state eseguite dalla società Hera dietro ordine del consorzio dei concessionari. Ma può un’amministrazione adottare le analisi di un privato facendo fare le contro analisi alla stessa società che ha effettuato le prime? Non abbiamo nulla da eccepire – continua il Pci – sul lavoro della società di analisi che ha correttamente riportato l’anomalia, ma abbiamo da eccepire sulle modalità con cui il Comune si affidi a un privato a costi comunque importanti».
Il Partito Comunista ricorda che del milione e 100mila euro che serviranno per il dragaggio, 750mila sono soldi pubblici: «Bisognerebbe controllare lo status delle concessioni in materia di spazi occupati in mare e in terra – sostinene il Pci – perché l’uso di soldi pubblici richiede un’assoluta trasparenza. Noi non siamo contrari all’opera ma vogliamo trasparenza».
Ivana Agostini
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