Il Tirreno

Grosseto

L'appello degli abitanti: "Contro gli incendi bisogna potare i pini"

di Francesca Ferri
Un punto di contatto tra le chiome in viale dei Platani a Marina di Grosseto (foto Agenzia Bf)
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Un punto di contatto tra le chiome in viale dei Platani a Marina di Grosseto (foto Agenzia Bf)

Da via dei Platani la richiesta al Comune di sfoltire le chiome perché il fuoco non arrivi alle case. L’assessore Megale: "Buona idea"

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MARINA DI GROSSETO. «Non chiediamo la luna. Chiediamo solo che vengano potati quei pini che si trovano sulla strada e che, in caso di incendio in pineta, potrebbero far propagare il fuoco alle abitazioni. Perché per come siamo messi oggi possiamo anche arrostire».

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È una richiesta di buonsenso quella che arriva dal quartiere di Rosmarina a Marina di Grosseto. La zona è quella di viale dei Platani e via Argentario, le due strade che confinano con la pineta. E la pineta è quella che nel luglio 2017 è andata a fuoco, a ridosso delle case in via dei Platani, minacciando gli abitanti e incenerendo una ventina di automobili. La stessa pineta che nel 2012 fu distrutta per un’area di circa 55 ettari, poche decine di metri da lì, nel 2012, sempre in via dei Platani.

Il Comune di Grosseto sta partecipando a un piano interprovinciale di prevenzione degli incendi, guidato dalla Regione, ma gli interventi sul campo non partiranno prima dell’autunno. E quest’estate? Cosa si fa per scongiurare il fuoco e i pericoli per gli abitanti in un paese che è in parte immerso nella pineta?

Ieri mattina Valerio Eternati ha mostrato al Tirreno vari punti in cui il fuoco potrebbe rappresentare un pericolo per le case e gli abitanti. Eternati abita in zona ed è uno dei trecento firmatari della mozione raccolta l’anno scorso e consegnata al Comune per chiedere interventi efficaci di prevenzione.

«Ecco qua – indica con il dito – qui i pini che si trovano sul lato delle abitazioni hanno le chiome attaccate ai pini della pineta. Sono alberi che, per di più, hanno una gran massa di rami secchi. Qui se scoppia il fuoco noi possiamo anche arrostire».

La scorsa settimana Eternati e altri abitanti della zona hanno partecipato al convegno che la Pro loco di Marina di Grosseto e Principina a Mare e l’Accademia dei Georgofili hanno organizzato a Marina per fare il punto sulle pinete ed elaborare una proposta di intervento da consegnare all’amministrazione. In quell’occasione gli abitanti hanno lasciato le trecento firme raccolte, «un documento importante che le famiglie hanno sottoscritto», dice il signor Valerio.

È stato in quei giorni che, sul Tirreno, l’assessore ai Lavori pubblici Riccardo Megale ha spiegato il progetto di prevenzione, precisando che sarebbe partito non prima di ottobre 2018.

«Ottobre è troppo tardi – dice Valerio – bisogna fare qualcosa ora che siamo ancora a marzo». E dunque, che fare?

«Noi – spiega a nome della comunità che vive a ridosso della pineta – chiediamo che vengano potati i pini lungo la strada. È un numero non esagerato di pini e ci sarebbe anche un potino che fa potature a costo zero perché prende il materiale per fare il cippato. Non diciamo di pulire la macchia sottostante, ma che almeno si potino i pini sì».

Il Tirreno ha girato l’appello all’assessore ai Lavori pubblici Riccardo Megale. «Questa proposta mi sembra interessante – spiega l’assessore –. Per il lato di proprietà del Comune mi sento di dire che non ci sono problemi. Si può fare un piano per valutare quanti pini sono da trattare e si interviene. Se c’è un lato privato, eventualmente si può avviare un discorso con i proprietari. Ma, sono sincero, quando l’anno scorso fu fatta l’azione per la pulizia del sottobosco, furono ligi a pulire. Quindi penso che basti chiedere e, in quella fascia, si può cercare di dare un po’ d’aria».

Megale si dice anche disponibile a un incontro con i cittadini. «Potrebbe essere un’azione allineata con quella che abbiamo fatto l’anno scorso», dice. Quanto alla pulizia del sottobosco, «per circa cinque anni l’area che è stata pulita non avrà bisogno di ulteriore intervento, ma si può valutare se c’è necessità di pulire altrove», spiega Megale.

Resta una zona d’ombra nella pineta. Nell’area andata in cenere lo scorso luglio ci sono ancora gli scheletri anneriti dei pini carbonizzati.

«È una bruttura e sono anche pericolosi – mette in guardia il signor Valerio – perché la pianta quando è morta non ha più quella resistenza delle radici che regge il vento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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