Sicurezza
Farnetani dà la sveglia al Pd «È un partito senza identità»
Il sindaco di Castiglione conferma le critiche ai “paracadutati” di Massa-Carrara e Verona e dice no a un accordo con Di Maio: «Il voto ci ha messo all’opposizione: rimaniamoci»
GROSSETO. La polemica sul ripescaggio dei due parlamentari del Pd – il lunigianese Cosimo Maria Ferri e la veneta Alessia Rotta – che a Roma rappresenteranno anche la Maremma non accenna a placarsi. Anzi, insieme ai sindaci anche la base dei democratici ora grida vendetta attraverso i social network, fra indignazione e incredulità perché non vedranno un esponente del territorio in Parlamento, prima volta in 70 anni di storia della Repubblica Italiana.
Fra i più arrabbiati c’era il sindaco di Capalbio Luigi Bellumori: prima se “l’è presa” con Ferri e mercoledì con Rotta; a quest’ultima ha scritto: «Fai dei volantini e con i pony express falli girare qua da noi, scrivici “Grazie Maremma”». Poi, ieri, con la visita capalbiese del neo deputato sottosegretario uscente Ferri – Bellumori ha disteso i toni, alla luce delle rassicurazioni pro territorio avute dallo stesso Ferri.
Il sindaco di Castiglione Giancarlo Farnetani invece non si sposta di una virgola: «Rimango della mia idea – dice – Ferri e Rotta per dignità dovevano rinunciare. Invece leggiamo i ringraziamenti al territorio maremmano». Farnetani rincara la dose: «La mia polemica è anche sul metodo delle scelte, cambiato in corsa dalla sera alla mattina. In questi giorni mi hanno detto perché non ho sollevato prima il problema: come potevamo? L’ultima notte a Roma hanno stravolto gli accordi. La responsabilità è di chi è intervenuto e cambiato il listino del plurinominale, e chi lo ha fatto deve assumersi le proprie responsabilità, soprattutto politiche».
Il primo cittadino di Castiglione aggiunge: «Nel Pd sbandieriamo la nostra integrità attraverso lo strumento delle primarie, ma perché in questa occasione non le abbiamo fatte? C’era tutto il tempo. Questi deputati che sono passati devono costruirsi un percorso interno al partito, invece alla fine sono solo un punto di riferimento del capo, inteso come il segretario dimissionario Matteo Renzi».
Il voto del 4 marzo ha stravolto la geografia elettorale: «Oggi il Pd sta dimostrando di non avere una propria identità, basta leggere le dichiarazioni degli eletti. Faccio tre semplici considerazioni in base a chi è andato in Parlamento. La prima è relativa ai fedelissimi del capo, gli irriducibili; la seconda a quel gruppetto ristretto che ha avuto qualche dubbio, rimanendo ai margini di Renzi; la terza per quelle persone elette ma che con il Pd non c’entrano nulla e che probabilmente faranno il salto della quaglia alla prima occasione. Lo dico con chiarezza: no ad accordi con i 5 Stelle e con il centrodestra, i cittadini ci hanno mandato all’opposizione e lì dobbiamo rimanere. Non sono bastate le buone azioni fatte dal Governo, anche se ad alcune amministrazioni locali, e ci metto il mio Comune, sul Fondo di solidarietà non siamo stati minimamente ascoltati».
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