Sicurezza
«Un ponte in acciaio e vetro per ricollegare la cinta»
GROSSETO. Un ponte per riallacciare la cinta muraria a Porta Nuova e in piazza del Popolo. L’idea non è nuova, ne ha parlato per la prima volta Alessandro Capitani all’indomani della sua nomina a...
GROSSETO. Un ponte per riallacciare la cinta muraria a Porta Nuova e in piazza del Popolo. L’idea non è nuova, ne ha parlato per la prima volta Alessandro Capitani all’indomani della sua nomina a presidente dell’Istituzione Le Mura. E forse non è neanche così bizzarra. Di sicuro, volendo, la tecnologia per realizzarla esiste.
A dare gambe al progetto è l’architetto Stefano Sagina dello studio Sata di Grosseto, che ha firmato il progetto di illuminazione delle Mura e la risistemazione dell’ex orto del San Francesco, oggi parco archeologico. Ed è con uno sguardo al passato (le Mura e la loro originaria forma e scopo) e uno al presente (la necessità di ricollegare il percorso sui tre chilometri e mezzo di camminamento per rendere l’esagono percorribili a piedi o in bicicletta) che nasce la proposta di Sagina: un ponte per ricucire la breccia.
«Qualcuno provocatoriamente, durante gli incontri di Cap 58100 – Piazze N(u)ove, ha ipotizzato l’abbattimento delle Mura di Grosseto - spiega Sagina - perché hanno perso la loro funzione di “macchina da guerra” e costituiscono una “barriera” che cintura, in qualche modo “costringe” una città che ormai da inizio ‘900 si è sviluppata oltre i limiti dell’architettura militare “entrata in disuso”. Insomma un intervento in continuità con la demolizione effettuata nel 1939 per fare spazio al Palazzo del Littorio».
Eppure anche quell’intervento, dal quale è nata l’odierna piazza del Popolo, davanti al palazzo oggi sede del comando della guardia di finanza, in origine non doveva essere così drastico. «Il progetto - spiega Sagina - prevedeva, infatti, la realizzazione di tre fornici nella cinta muraria di circa 4,40. Il ministro dette indicazione alle autorità locali affinché venissero demolite solo le parti strettamente indispensabili dell’apparecchiatura muraria cinquecentesca e che venissero mantenute le cortine murarie originarie anche nei pilastri centrali. Le indicazioni della Soprintendenza non vennero seguite e vennero distrutti circa 45 metri di cortina medicea».
Perché, dunque, non ricucire laddove è stato strappato? Tornando in piazza del Popolo, i tre fornici inizialmente progettati non sono l’unico “ponte” a cui era destinata questa area. «Le mura in questo tratto - spiega Sagina - sono molto interrate e, se effettuassimo uno scavo, riporteremmo alla luce il ponte rappresentato in un disegno del 1755 conservato all’Archivio di Stato di Firenze. Un segno di storia sicuramente da riportare alla luce». Insomma, due “precedenti” che stimolano a procedere nella direzione di ricollegare le Mura. Ma come?
Sagina suggerisce un ponte che riprenda la forma delle Mura, ma sia fatto con un altro tipo di materiale. L’architetto ipotizza una quinta in acciaio corten, «sagomata in modo da riproporre il coronamento originario delle mura medicee, modificato a fine ‘800. La massa delle mura medicee è riprodotta con moduli di acciaio corten collegati tra di loro sul lato esterno da un profilo che ripropone la forma del “toro”. La passerella in quota avrà una larghezza in grado di consentire il passaggio della ciclopedonale, in continuità con quella già esistente. Anche sul lato rivolto verso l’edificio dell’ex Palazzo del Littorio è prevista una superficie vetrata o una griglia che consenta di apprezzare i contrafforti attualmente interrati. Una scala di accesso realizzata agli estremi della “quinta” in acciaio corten consente di salire sul camminamento in quota e ripropone con la sua forma il terrapieno addossato alle Mura».
Francesca Ferri
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