Finanza
Reinventare il Bastione
Oggi e domani lezione, dibattito e dialoghi sul Parco della Rimembranza
Dopo le tappe in piazza San Francesco, piazza della Palma, piazza della Vasca e piazza Nassiriya, il viaggio di “Piazze N(u)ove. Nove incontri per reinventare i luoghi dell’incontro” approda a una “piazza che non c’è”. O meglio, in un luogo di Grosseto che la toponomastica non qualifica come piazza ma che a lungo (e in parte ancora) i grossetani hanno vissuto e vivono come luogo di socialità e aggregazione.
Oggi con la lezione dibattito alle Clarisse e domani con l’incontro pubblico nella troniera sede della Proloco di Grosseto, Cap58100 e il Tirreno esplorano infatti il Bastione della Rimembranza, la “punta” delle Mura Medicee che si apre sul terrapieno tra piazza del Popolo e via Saffi.
In origine questo luogo aveva il nome di Baluardo di San Francesco perché, raccontano gli storici, per edificare la poderosa barriera militare (le Mura, appunto) gli ingegneri medicei avevano dovuto demolire parte del convento di San Francesco e del suo orto. Ancora alla fine del Settecento il verde, quassù, era adibito a pascolo. Solo nel 1833 si decide adattare le mura al “passeggio pubblico” e di trasformare i bastioni in giardini.
Nel 1884 fu collocato qui il busto di Giuseppe Garibaldi, poi spostato (in quello che oggi è il Bastione Garibaldi) per realizzare il Parco della Rimembranza, inaugurato nel 1927 con al centro il Monumento ai Caduti: il monumento ai Caduti delle battaglie risorgimentali, che si trovava in piazza Umberto I (oggi piazza Fratelli Rosselli o della Vasca), trasformato nel 1921 in monumento ai Caduti del ‘15-‘18 e trasferito sulle Mura.
Il Parco della Rimembranza è oggi un angolo di città bellissimo, fatto di verde e quiete, ma in crisi di identità proprio come la quasi interezza della cinta muraria cittadina. Eppure forse non tutti sanno che a inizio Novecento questo luogo era uno dei più vivi e frequentati delle Mura. Vi aveva infatti «trovato posto uno chalet», racconta l’architetto Pietro Pettini: «La Birreria Garibaldi, locale alla moda in quei primi anni del secolo». Questa storia si conclude già negli anni Venti del Novecento, quando il bastione viene destinato a luogo della memoria: Parco della Rimembranza, appunto, con il suo Monumento ai Caduti. Proprio intorno a questo monumento un paio di volte l’anno il Parco vive di cerimonie ufficiali – con labari e gagliardetti – legate a speciali ricorrenze, in primis quella del 25 Aprile. Dopodiché i giardini della Rimembranza – specie al calar delle tenebre – restano terra di nulla e di nessuno.
Così è ormai da tempo immemorabile. Né la cosiddetta “passeggiata archeologica”, realizzata nel 1960 con reperti anche di un certo interesse (come un sarcofago, colonne e sculture) e che proprio da qui partiva in direzione Cassero Senese, ha mai contribuito a restituire vita a questo lato delle Mura. Anzi: sempre meno valorizzati, curati e frequentati, oggetto invece di interminabili danneggiamenti e vandalismi, i reperti alla fine sono stati portati via, trasferiti nei mesi scorsi nel nuovo “giardino archeologico” inaugurato alla fine di febbraio 2018 e realizzato grazie all’abbattimento di un’ala del vecchio ospedale in via Saffi.
In tanta desolazione, tuttavia, ultimamente dal Parco della Rimembranza è tornato a giungere qualche segnale di vita. È proprio qui infatti che – nei pomeriggi dopo la scuola e anche di sera nei weekend – molti adolescenti grossetani hanno preso a ritrovarsi. Chiacchierano, amoreggiano, bevono molte bibite e più di qualche birra, tanto che – specie la domenica mattina – saltellando tra lattine accartocciate e bottiglie vuote abbandonate ovunque – verrebbe da pensare che dopo un secolo abbia riaperto la “Birreria Garibaldi”.
Così invece non è (purtroppo?) e per adesso la “riconquista sociale” da parte dei giovanissimi è affidata a una spontaneità non controllata e non sempre ortodossa nei modi. I ragazzi, come alcuni di loro hanno spiegato proprio durante gli incontri di “Piazze N(u)ove”, amano ritrovarsi qui perché i gradini del Monumento ai caduti e i tanti muretti e muriccioli sono ottime “sedute”, alternativa fisica a quelle panchine che in tutto il resto del centro storico quasi non esistono più.
E allora chissà, si potrebbe immaginare di sostenere positivamente questa riconquista spontanea (valorizzando iniziative e vitalità della Proloco che qui ha la sua splendida “casa”; illuminando; creando servizi e attività) come strategia di recupero sociale delle Mura.
Anche di questo, oltre che di storia, idee, memorie e progetti, si parlerà oggi e domani con Cap58100 e il Tirreno.
(note storiche attinte dal volume “Grosseto, architetture e paesaggio”, edizioni Effigi; e dal sito www.atlante.chelliana.it)
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