Il Tirreno

Grosseto

MAURO PAPA 

Ora il centro è periferia Come uscire dal paradosso

di MAURO PAPA
Ora il centro è periferia Come uscire dal paradosso

Il bastione della Rimembranza è un luogo “sacro” e immutabile, perché intitolato al ricordo dei caduti. A mio avviso, però, rappresenta anche un monumento alla trasformazione della città. Per...

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Il bastione della Rimembranza è un luogo “sacro” e immutabile, perché intitolato al ricordo dei caduti. A mio avviso, però, rappresenta anche un monumento alla trasformazione della città.

Per realizzarlo, già nel Cinquecento, venne demolita una parte del convento medievale di San Francesco. Altre grandi distruzioni arrivarono nel Novecento quando, intorno al Bastione Rimembranza, varchi e colmate aprirono le mura al dilagare della città nuova, una città borghese e proiettata verso la stazione ferroviaria. Sotto il bastione, nei primi anni Venti, fu distrutta la zona di rispetto e venne riempito il fossato, affogando le cortine. La responsabilità di questa operazione fu di colui che le mura doveva difendere, cioè dell’ispettore ai monumenti Lorenzo Porciatti, che era architetto ma anche, e non a caso, proprietario dei terreni edificabili intorno al fossato. Qualche anno dopo, in pieno regime fascista e contro il parere della soprintendenza, accanto al bastione vennero inoltre demoliti quaranta metri di mura per consentire al Palazzo Littorio di voltarsi verso quello che, oggi, è diventato il nuovo centro di Grosseto. Un centro fuori dalle mura. Lo ha certificato, recentemente, anche una ricerca dell’Università di Pisa (vedi Tirreno del 28 febbraio 2017): poco accessibile, scarsamente abitato e deprivato di funzioni, il centro storico di Grosseto è diventato quasi marginale, una sorta di periferia.

Nel dopoguerra, mentre la città triplicava i suoi abitanti, il centro storico perdeva due terzi dei residenti; poi ha allontanato le funzioni pubbliche e istituzionali (ospedale, tribunale, prefettura, questura, alcuni uffici comunali e provinciali) e infine non ha saputo proteggere il suo ruolo di centro commerciale naturale.

Come affrontare il degrado di questa nuova periferia? Proprio il Bastione della Rimembranza – e le mura in genere – ci suggeriscono che è inutile cercare logiche di ripristino urbanistiche, edilizie o funzionali. Chi invoca un ritorno alle funzioni del passato, per esempio quelle di svago quotidiano e passeggio che un tempo caratterizzavano le mura, non vuole vedere la città di oggi, molto più ampia e con parchi attrezzati di parcheggi e servizi (via Giotto su tutti) che meglio delle mura assolvono a quel compito. Tra le antiche funzioni, l’unica che può realmente essere recuperata è quella culturale: riportare la biblioteca in centro, aprire nuovi spazi e valorizzare quelli esistenti, con la consapevolezza che i luoghi della cultura non devono solo attrarre turisti ma creare soprattutto conoscenza, comunità, relazioni e progetti condivisi. Perché la cultura – soprattutto qui – non deve vendere la città come una reliquia del passato, cioè come un semplice prodotto di consumo, banale e omologato, ma deve essere uno strumento per offrire ai cittadini la capacità di immaginare nuovi cambiamenti, nuove funzioni e nuove ricchezze.

È inutile vestirsi come Ludovico il Bavaro o fingersi butteri, mentre è indispensabile sviluppare la creatività necessaria per rispondere a queste domande: come impedire la crisi del commercio di prossimità? Come riportare i residenti in centro? Come conciliare l’esigenza di eventuali nuovi residenti con quelle di una vitalità notturna, unica alternativa all’abbandono e al degrado? Come creare nuove modalità di attrazione per i visitatori? Come recuperare – che non vuol dire ripristinare – i vecchi edifici (Marraccini, carcere, mura) per assegnare loro nuove funzioni ed eventualmente stimolare alle pratiche di riconversione anche l’unica industria storica grossetana, quella dell’edilizia? La competenza tecnica è necessaria, soprattutto nell’analisi dei problemi, ma per risolverli ci vuole immaginazione e volontà di decostruire gli stereotipi. Per questo è nato CAP58100, un laboratorio di rigenerazione urbana promosso, non a caso, da una istituzione artistica, e per questo proporrò per le prossime edizioni di Città Visibile un ciclo di residenze d’artista finalizzato all’elaborazione condivisa di proposte sulle nuove prassi urbanistiche. Perché un giorno passeggiavo sul Bastione della Rimembranza e, osservando dall’alto i cambiamenti della città, mi sono accorto che non è la Grosseto reale a essere stata devastata dalla mano dell’uomo – come sostiene qualcuno – ma è l’immagine di Grosseto che è stata devastata dai pregiudizi, dall’ignoranza, dagli aneliti nostalgici per un passato che non vuole passare. Il Bastione del ricordo, in definitiva, mi ha fatto ricordare che quella perduta è solo una città del ricordo, mentre noi siamo destinati irreversibilmente ad abitare il futuro.

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