Addio a Luciano Angelini un mastino in biancorosso
Aveva 72 anni, nove dei quali trascorsi da protagonista nella difesa del Grifone Era stato dipendente del Comune. I funerali questa mattina alle 10 a Sterpeto
GROSSETO. L’Angelo custode del miglior attaccante avversario, il marcatore rude, il mastino vecchia maniera che ti morde le caviglie dal primo al novantesimo minuto. Un baffo che incuteva timore. Calciatore rispettato dagli avversari, dai compagni e dalla tifoseria, Luciano Angelini, vecchia gloria biancorossa, è deceduto nella notte tra mercoledì e giovedì, mentre la sua città si copriva di neve e metteva il silenziatore, quasi a rendergli omaggio.
Aveva 72 anni, compiuti il giorno di San Valentino, nove dei quali (tra l’agosto 1964 e il maggio 1973) trascorsi a difendere con la maglia del Grosseto. I funerali si svolgeranno questa mattina, alle 10, a Sterpeto. I familiari fanno sapere che per l’Angelo non servono fiori, ma opere di bene, magari una donazione all’Airc, di cui era socio. Dipendente del Comune di Grosseto in pensione dal 2009, aveva indossato la divisa della polizia municipale prima di trovare posto in ufficio, al personale. Era nato e cresciuto al Villaggio Curiel e nel piazzale aveva iniziato a tirare i primi calci al pallone, insieme all’amico Marco Squarcia, sfidando i coetanei degli altri quartieri. Era poi approdato alle giovanili del Grosseto e da qui in prima squadra, in serie D, con allenatore Ottorino Dugini. Una lunga carriera al servizio del Grifone, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, quando il calcio era ancora poesia. Aveva condiviso lo spogliatoio con Carlo Zecchini e Roberto Trovò, con Lamberto Pazzi e Nilo Palazzoli, con Lio Banci e Vinicio Ciacci. Più tardi con Giorgio Barbana, Francesco Carpenetti, Rolando Marchetti, il portiere Gino Ferioli. Di quest’ultimo era stato anche testimone di nozze.
Uomo di poche parole, di sostanza, capace di comunicare con uno sguardo. Questo era stato l’Angelo ai tempi in cui indossava la maglia biancorossa; oggi si direbbe un leader dello spogliatoio. E questo era rimasto anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, quando divenne allenatore di diverse squadre della provincia e insegnante di calcio nelle giovanili del Grifone. Su di lui diversi aneddoti. Nella stagione 1972-1973 (allenatore Mario Genta) Angelini è considerato il più forte stopper di tutta la serie D, ma alla 24° giornata viene ingiustamente squalificato per nove mesi. Un episodio accaduto in campo e mai definitivamente chiarito durante la gara con la Pistoiese. La società, in seguito a questa decisione del giudice sportivo, minacciò perfino il ritirò dal torneo e fu lo stesso Angelo a chiedere di proseguire, raddoppiando l’impegno per rendergli giustizia. Fu infine tra i protagonisti del famoso Grosseto-Juventus 3-3 il 25 marzo del 1971, marcando Anastasi. Era imbattibile a calcio-tennis. Sui social, da ieri, non si contano i messaggi di cordoglio. Tra i primi a salutare Angelini i vertici del Grosseto: «Ciao mister, grande uomo di calcio. Riposa in pace» – sono le parole di Mario Ceri.
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