Il Tirreno

Grosseto

A giudizio per la morte nel cantiere Maremà

A giudizio per la morte nel cantiere Maremà

Sotto accusa il datore di lavoro. L’operaio che aveva manovrato la macchina ha patteggiato 1 anno

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GROSSETO. Omicidio colposo è l’accusa di cui deve rispondere Rauf Emini, 47 anni, cittadino albanese abitante a Gavorrano. È stato rinviato a giudizio per l’8 maggio dal giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci per la morte di un operaio, avvenuta l’11 marzo 2015 nel cantiere del Commendone dove era in costruzione il centro commerciale poi denominato Maremà. In particolare, nell’area parcheggio.

Emini, assistito dall’avvocato Riccardo Lottini, è imputato in qualità di legale rappresentante della Flli Emini lavori edili srl, subappaltatrice dei lavori di fornitura e posa in opera di cordolato, datore di lavoro. Deve rispondere della morte di Abdil Sinani, 45 anni, anche lui macedone. Secondo la ricostruzione dell’accusa, questi era intento a preparare la malta cementizia per il fissaggio a terra dei cordoli di delimitazione della pavimentazione, mediante una betoniera a bicchiere; si trovava nella corsia carrabile e qui sarebbe stato colpito da una macchina operatrice, che lo aveva scagliato a terra e gli aveva schiacciato la testa contro il terreno con la ruota anteriore destra. La macchina operatrice (una Merlo) era condotta da Djabir Vejseli, anche lui imputato. Assistito dall’avvocato Romano Lombardi, ha patteggiato 1 anno di pena per la cooperazione colposa nell’omicidio colposo. Mentre stava raggiungendo l’area di stoccaggio del materiale (aveva il braccio telescopico sollevato e la benna a circa 1,5 metri dal suolo - il tutto gli ostruiva la visuale), senza rispettare le disposizioni del piano sicurezza, Vejseli non si sarebbe avveduto della presenza di Sinani e lo aveva colpito, causandone la morte.

Ad Emini sono contestate violazioni in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Non avrebbe sottoposto Sinani alla formazione generica e Vejseli a quella specifica per l’uso del Merlo; la macchina operatrice inoltre avrebbe avuto i segnalatori acustici non funzionanenti; non vi sarebbe stata segnaletica sufficiente; non vi sarebbe stato personale a terra adibito a dare segnalazioni al conducente.

Altre violazioni contestate riguardano la mancata formazione in prevenzione incendi e primo soccorso, l’omissione di misure tali affinché il Merlo fosse utilizzato da personale con conoscenze di rischi specifici, il mancato inserimento del Merlo tra le attrezzature utilizzate in cantiere, l’omissione delle misure contenute nel piano sicurezza in merito a segnaletica e segnalazioni. Agli atti del procedimento ci sono la relazione medico legale del professor Mario Gabbrielli e quella sulla dinamica dell’ingegner Domenico Trovato.

I familiari di Sinani si sono costituiti parte civile con l’avvocato Saverio Agostini di Arezzo.

Prima udienza l’8 maggio davanti al giudice Marco Bilisari. (p.s.)

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