Il Tirreno

Grosseto

«Con Baldi veniva l’acquolina in bocca»

di Pierluigi Sposato
«Con Baldi veniva l’acquolina in bocca»

Pandora 1: la replica del pm Nassi sulla posizione di uno dei principali imputati del processo sull’attività di Studio Verde

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GROSSETO. In aula compaiono poco prima dell’udienza due altoparlanti, connessi a un pc. Da lì escono più tardi le voci di intercettazioni: rimbombano in aula ma chi ha già le trascrizioni segue con chiarezza. È la voce del dottor Giovanni Baldi, medico, uno dei principali imputati del processo Pandora 1. Quelle voci del 2009 le ha volute far ascoltare (d’accordo il Tribunale, anche se il difensore Francesca Carnicelli si era opposta) il sostituto procuratore Marco Nassi. Siamo in fase di replica e l’accusa sta fronteggiando le arringhe difensive: vuole far capire ai giudici (Giovanni Puliatti presidente, Gian Marco De Vincenzi e Andrea Stramenga) che sì, quella è una sola intercettazione, «ma è tanto, è davvero tanto». Perché Baldi, a suo giudizio, è davvero uno dei partecipanti all’associazione per delinquere: «Si apprezza la confidenza con Stefano Rossi (il titolare di Studio Verde, ndr), lui dispensa pillole di saggezza».

E così si susseguono vari brani. In uno di questi, secondo il pm, a Rossi «viene l’acquolina in bocca», perché pregusta possibilità mai viste prima in materia di risarcimenti: è quando si fa capire che, se uno cerca il risarcimento a tutti i costi, non si ferma al primo no di un medico e va da un’altra parte, e che quindi Baldi fa capire che tanto vale che lo faccia lui. «Lui garantisce l’accertamento del danno, che è più di quanto offrono gli altri». E quindi Baldi, direttore del centro diagnostico Salus, è appetibile, «è uno che dice che le cose bisogna inventarsele». Per il medico replica il suo difensore, Carnicelli, sostenendo che comunque non è possibile far uscire un risultato falso da esami clinici. E poi invitando i giudici a «leggere tutte d’un fiato le trascrizioni» per farsi un’idea. «Baldi non ha mai fatto certificati falsi. Può essere stato un fanfalone, può non aver fatto una bella figura. Ma non ha indirizzato pazienti: la polizia gli stava alle costole, cosa ha visto dopo quell’intercettazione? Tante chiacchiere e nulla più. Lui parla sì, ma descrive un mondo di altri, non il suo. E dov’è la prova che Baldi sapesse che dietro c’era una struttura?». Altri avvocati hanno poi più o meno lungamente replicato (Carlo Valle, Riccardo Lottini, Romano Lombardi, Roberto Cerboni) per lo più su prescrizione e falso.

In precedenza, il pm aveva sostenuto la piena esistenza dell’accordo associativo. «Deve essere provato che c’era stato un definitivo allontanamento dell’associato dal gruppo», ha spiegato rivolgendo alla difesa l’onere di discolpare i propri assistiti e facendo riferimento a un’intercettazione tra Paolo Palumbo e Gabriele Valassina risalente all’aprile 2009, quando Palumbo veniva dato come allontanato e invece parlava di incidenti da inventare. Il dottor Nassi ha anche ribadito la sussistenza del falso fidefacente nei certificati, contestato allo stesso Rossi e alla moglie Simona Bonsanti. E ha poi chiuso con un tono amareggiato, dicendo di essere rimasto male per «certe allusioni dei difensori» che hanno chiesto come mai l’indagine si sarebbe limitata allo Studio Verde. «La quantità di lavoro era tale che ci sarebbero volute due Procure, due Tribunali». Ultima replica e sentenza il 21 marzo.



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