Il Tirreno

Grosseto

Mondo impresa Per la Maremma piccolo è bello

di Giovanna Mezzana
Mondo impresa Per la Maremma piccolo è bello

Grosseto leader in Toscana per occupati nelle micro realtà Merletti: «Se fossi premier, farei risorgere l’Artigiancassa» 

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GROSSETO. Piccolo è bello? A volte sono indicate come il bastone su cui si poggia il Belpaese, grazie alla loro pervasività; altre volte come l’anello debole della catena, perché non sono abbastanza capitalizzate e capaci di cavalcare i mercati esteri. È vera la prima o la seconda? Per Grosseto, la Maremma e l’Amiata le piccole e le micro imprese sono lo scettro di una leadership di livello regionale: la provincia del Granducato che sta più a sud è al 1° posto in Toscana per peso dell’occupazione nelle imprese fino a 9 addetti – le micro – e al 2° posto dopo Massa-Carrara per peso degli occupati nelle imprese sotto 50 addetti, le “piccole”. E cioè: fatto 100 il numero degli occupati nelle imprese, in provincia di Grosseto il 69,2% lavora in un’impresa micro, l’87,1% in una piccola impresa: 17.306 sono i creatori di questi gioiellini imprenditoriali che danno lavoro a 40.540 persone (l’elaborazione Confartigianato su dati Istat). La competitività dell’economia grossetana sta qui. Forza? Debolezza? Tant’è.

Passato e futuro. È questo uno dei dati che emerge dall’illuminante excursus che Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, ha regalato alla platea del Teatro degli Industri dove lunedì sera si è svolta una grande festa per i 70 anni dell’Associazione. E mentre nel 1948 nasceva Confartigianato Grosseto, i Padri della Costituzione inserivano nella Fonte del Diritto l’articolo 45, che dice: “La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’Artigianato”. Quanta acqua è passata sotto i ponti dalla “stesura” di quel principio. Agli Industri i giornalisti hanno sollecitato il numero uno nazionale di Confartigianato, Giorgio Merletti, a tracciare un futuro per il patrimonio che tutela: «Se lei domani fosse presidente del Consiglio – gli chiede il caposervizio del Tirreno Emilio Guariglia – qual è la prima cosa che farebbe?». Merletti risponde: «Riporterei l’Artigiancassa», la portentosa leva dell’accesso al credito delle micro e piccole imprese (mpi), «a ciò che era anni fa», almeno prima del 2009 quando se ne creò una nuova e quella storica venne fusa per incorporazione con Bnl; «Oggi sì – aggiunge – che ce ne sarebbe bisogno».

Sui mercati. È parere diffuso – ma sono anche i dati a testimoniarlo – che la Maremma contribuisca assai poco alle esportazioni della Toscana. Siamo ancora all’anno zero? Non proprio. Ecco un altro inaspettato “dettaglio” che esce dal quadro dipinto da Quintavalle: tra gennaio e settembre 2017 l’export delle micro e delle piccole imprese grossetane è cresciuto del 14,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È ciò che hanno “realizzato” sui mercati esteri le mpi dell’alimentare e del tessile, dell’abbigliamento e del pellame, del legno e del mobilio... Se una performance del genere (+14, 1%) si fosse verificata nel distretto pratese del tessile o in quello fiorentino della moda si parlerebbe di effetto-traino perché sarebbe riconducibile a imprese più strutturate. In Maremma è un’altra storia, non funge da rimorchio ma l’incremento è comunque significativo e testimonia che saranno anche piccole ma sono dinamiche.

I tre settori. Il mondo imprenditoriale dell’artigianato grossetano negli ultimi settant’anni e da quando otto pionieri deposero in Maremma il primo mattone di Casa Confartigianato è cambiato, eccome: ma «Forse abbiamo dimenticato – dice il presidente di Confartigianato Grosseto Gianni Lamioni – che questa era una terra di contadini e di minatori. E settant’anni sono pochi perché un tessuto imprenditoriale cambi completamente pelle». I legami col passato sono ancora evidenti: con tutti i pro e i contro. I dati testimoniano tuttavia che laddove un tempo c’era il manifatturiero oggi ci sono i servizi: anche la Maremma, terra di butteri, si è terziarizzata. Quintavalle alla platea degli Industri mostra due “foto”: com’era il sistema delle mpi nel 1951 e come è oggi (nel 2015, per la precisione). Ebbene negli Anni Cinquanta, il 53,2% degli addetti lavorava nel manifatturiero e il 37,7% nei servizi; oggi i tasselli si sono scambiati il posto: il 75, 9% è impiegato nei servizi e il 13,5% nel manifatturiero; e in questo capovolgimento, sorpresa, il settore delle costruzioni è rimasto dov’era: rappresentava il 9,1% degli addetti dei tre macrosettori nel 1951, rappresenta il 10, 5% oggi, anche se nel mezzo c’è stata la caduta libera del comparto – la debacle – dopo la “bolla” dell’immobiliare degli inizi del 2000. Il futuro? «Piaccia o non piaccia – conclude Merletti – non sarà nella dimensione dell’impresa, ma nella qualità di essa e dei prodotti». E nella capacità di dialogare con gli e-shopper, cioè chi compra in rete, che a Grosseto, dal 2012 al 2017, sono cresciuti del 111%.



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