Sicurezza
Confartigianato: festa e nuove sfide anticrisi
Passato, presente e futuro nell’affollata cerimonia a Grosseto
GROSSETO. Era il 26 febbraio 1948 quando in un piccolo fondo di piazza Martiri d’Istria otto eroici pionieri aprirono quella che sarebbe stata la Casa dei piccoli artigiani di Grosseto e della Maremma, dell’Amiata e delle Colline Metallifere. Sono passati settant’anni da quella data – un po’ mitica – che giungeva preceduta dalle lacerazioni della guerra. E ne sono trascorsi una cinquantina da quando negli Anni Settanta i contabili battevano in lungo e in largo la Provincia con un camioncino-ufficio mobile per portare la loro competenza a chi era alle prese con il registro dei corrispettivi: e aveva paura di sbagliare.
Dal palco del Teatro degli Industri, hanno reso l’idea la voce e le parole con cui l’attore Giacomo Moscato ha raccontato le piccole-grandi gesta gloriose che hanno fatto l’artigianato locale: è una storia di gente de Noantri – di community, si direbbe oggi ma neppure basterebbe – quella di Confartigianato Grosseto, che lunedì sera ha festeggiato i suoi settant’anni. È la storia del falegname di Roccalbegna, del contadino di Pomonte, del meccanico di via Piave, del barbiere di Paganico, del tassista di Pari ossessionato dalle visite del fisco.
Confartigianato oggi è una grande associazione tra quelle che tutelano la piccola e la micro impresa. I valori però sono rimasti quelli di settant’anni fa: il sudore della fronte che ti fa portare a casa la pagnotta, l’idea della famiglia che tale è persino oltre i legami parentali, la bottega sempre aperta più per abnegazione che per profitto, il solidarismo. Dice bene il vescovo Rodolfo Cetoloni, ospite della serata-evento: «Nella parola Confartigianato c’è l’arte, cioè la capacità creativa, ma c’è anche l’abilità di impiegarla insieme. E basterebbe questo – aggiunge – per essere una benedizione». Confartigianato «È la capacità di fare impresa – secondo il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna – con la familiarità dello stare insieme in anni di individualismo sfrenato».
C’è orgoglio nel calcare il palcoscenico degli Industri da parte di Gianni Lamioni, il presidente: «Nel lavoro dell’artigiano – dice Lamioni – ci sono etica e morale, creazione e fantasia, impegno e famiglia, profitto a solidarietà. E l’effetto più bello è vedere tanta gente, qui, stasera».
Al Teatro degli Industri ci sono anche ospiti importanti del sistema associativo extra Maremma: c’è il presidente regionale di Confartigianato Giovan Battista Donati; c’è il presidente nazionale Giorgio Merletti: «Confartigianato a Roma senza le Confartigianato delle comunità – dice – non esiste. Perché il vero valore siete voi».
Dalla Maremma all’Amiata, gli artigiani sono pronti a raccogliere la sfida puntando sul meglio delle loro produzioni, anzi, creazioni: l’agroalimentare – con un bouquet di Doc e Igp straordinariamente unico nella sua varietà – ma non solo: c’è la lavorazione del legno, il tessile, i metalli, la moda. E poi ci sono le nuove generazioni: «Stasera (lunedì sera, per chi legge) – dice dal palco il segretario generale Mauro Ciani – diamo il via a un anno molto importante per la nostra associazione. Ma in realtà siamo partiti nel 2017, coinvolgendo ragazzi e ragazze degli istituti superiori; li abbiamo invitati a realizzare progetti di ricerca sui settori dell’artigianato dal 1948 ai giorni nostri». Adesso sta a loro stupire “gli anziani”, che un giorno passeranno loro il testimone e mostrare quell’abilità creativa del saper fare. Insieme.
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