Il Tirreno

Grosseto

Ecco il Giardino dell’Archeologia

di Stefano Fabbroni
Ecco il Giardino dell’Archeologia

È realtà il museo a cielo aperto allestito tra le antiche spezie dei frati francescani

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GROSSETO. È una sorta di contenitore di reperti archeologici sotto il cielo di Grosseto: per anni alla mercè dei vandali, oggi sono stati recuperati grazie all’intervento di enti e istituzioni. È questo il Giardino dell’Archeologia, inaugurato ieri e finalmente a disposizione del godimento di cittadini e turisti: è nell’area adiacente alla chiesa di San Francesco e all’edificio che ospita gli uffici e le aule del Polo universitario grossetano. Qui ci sono oltre venti opere tra capitelli, colonne e basamenti che ripercorrono la storia di Grosseto e del suo territorio in epoca etrusco-romana con descrizioni (in italiano ed inglese); e poi ci sono anche gli antichi strumenti dell’attività agricola di un tempo dalle macine ai torchi.

I monumenti sono stati riportati alla luce e tolti dal degrado e dall’inciviltà: e ora formano un museo archeologico destinato a visite gratuite o a semplici momenti di relax con lo sguardo sul Bello: una fonte di attrazione turistica e un salotto di storia ed arte per la città. L’opera di recupero dell’area e il suo conseguente allestimento sono frutto di un lavoro svolto in sinergia tra la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio (a cui competevano permessi ed autorizzazioni) e gli assessorati alla cultura e ai lavori pubblici del Comune di Grosseto; gli operai della Cooperativa Atlante poi hanno ridato brillantezza alle colonne togliendo scritte e sfregi); il Museo Archeologico d’Arte della Maremma ha curato il progetto scientifico di recupero; Semar i pannelli didattici; e Sistema le aiuole.

Oltre al museo a cielo aperto che offre, il giardino potrà ospitare, spettacoli musicali, concerti e recital, presentazioni di libri.

Il recupero dei reperti sono l’effetto della sollecitazione partita dalla soprintendente Anna Di Bene e la dalla funzionaria della Soprintendenza Gabriella Poggesi che hanno chiesto provvedimenti per la tutela dei reperti disposti lungo la cosiddetta passeggiata archeologica e dislocati in altri luoghi della Città, alcuni dei quali rovinati da vandalismi. Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e l’assessore alla Cultura Luca Agresti hanno proposto l’area adiacente al San Francesco trovando l’adesione nella Soprintendenza

La riunione dei reperti è anche la ricomposizione di contesti archeologici. Il nucleo più numeroso proviene dagli scavi per la costruzione di Casa Passerini a Bagno Roselle, avvenuti nel 1833, a cui sono riferibili colonne, basi di colonne e capitelli. Sono restati nella loro collocazione attuale per il valore tradizionale e simbolico la Colonna dei Bandi fra Piazza Duomo e Piazza Dante e una parte dei reperti inseriti nel monumento ai caduti di Nassiriya e in Piazza Volturno. La presenza della chiesa francescana ha portato alla creazione di un giardino naturale delle spezie allestito secondo l’antico orto dei frati: melissa, santolina, timo, lavandula, rosa La Sevillana, menta che trovano proprio qui, in mezzo a siti e a reperti archeologici, il loro inusuale e suggestivo habitat.

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