Il Tirreno

Grosseto

Quel parcheggio ideato in 20 giorni

di Francesca Ferri
Quel parcheggio ideato in 20 giorni

L’architetto Marri rivela i retroscena di piazza Nassiriya dalle linee guida tradite a quelle mattonelle così fragili

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GROSSETO. Un progetto buttato giù in fretta e furia, in quindici, venti giorni, per non farsi sfuggire un finanziamento regionale. È nato così, nei primi anni Duemila, il parcheggio semisotterraneo la cui costruzione ha decretato – con qualche ritocco in corso d’opera – l’attuale fisionomia di piazza Nassiriya. Un parcheggio che potrebbe reggere il peso di camion e camion (articolo sotto), ma piastrellato con un materiale destinato al passaggio dei pedoni, che quindi si rovinerebbe. E che, forse per questo, è condannato a rimanere vuoto.

È questo uno degli aspetti della storia recente di questo angolo di città emerso nel corso dell’incontro di giovedì al polo espositivo Clarisse Arte di Grosseto nel quarto appuntamento di “Cap 58100 - Piazze N(u)ove”, il corso ideato dal direttore di Clarisse Arte Mauro Papa, organizzato quest’anno insieme al Tirreno e con il sostegno del centro commerciale Aurelia Antica per conoscere il passato, riflettere sul presente e immaginare il futuro di alcuni spazi cittadini insieme agli abitanti della città.

Giovedì pomeriggio, durante l’incontro riservato ai corsisti, l’architetto Alessandro Marri ha ripercorso la storia di quest’area, dal campo di calcio del Grosseto (dagli anni Trenta al 1953), l’uso per competizioni minori, l’asfaltatura e la trasformazione in parcheggio all’aperto (metà anni Sessanta) e poi la costruzione del parcheggio sotterraneo (a cavallo del millenio). Svelando dettagli finora nell’ombra.

Marri è uno dei progettisti, insieme ai colleghi Luca Perine Concetta Polito, del “Progetto generale di coordinamento per il recupero e la valorizzazione delle Mura medicee”, un insieme di linee guida che l’amministrazione avrebbe dovuto tenere di conto per futuri interventi sull’esagono cinquecentesco.

«Il progetto – spiega Marri – prevedeva aree verdi off limits per le costruzioni e, dove possibile, il recupero del fossato e di altri elementi vegetali». Una zona sgombra intorno al perimetro esterno, insomma, per consentire di leggere la geometria del monumento. I parcheggi? Sì, erano previsti, ma oltre la inviolabile zona di rispetto.

Tra gli interventi di Marri c’è anche la costruzione del ponte di via Amiata che conduce dal centro storico in viale Fossombroni. «Fu modificato in corso d’opera quando scoprimmo il muro sottostante, indicato anche da Warren», spiega Marri riferendosi al celebre atlante del colonnello Odoardo Warren (metà Settecento). E non fu l’unica modifica. «Alla garitta – ricorda Marri, furono letteralmente messe le ruote per spostarla di tre metri sul lato», per far posto alla strada.

Eppure l’amministrazione comunale a un certo punto derogò dal “Progetto generale” indicato dagli architetti. «Il progetto – dice ancora Marri – doveva essere il regolamento da cui attingere per ogni intervento, ma con la costruzione del parcheggio si è persa la possibilità di seguire questa linea». Cosa ha fatto deviare dalla rotta tracciata?

«Successe – ricorda Marri – che si liberò un finanziamento della Regione. Lo studio Sintagma di Perugia fu incaricato di fare, in quindici, venti giorni, un progetto di parcheggio. Non si sa perché si scelse di fare un parcheggio al posto del parcheggio, tra l’altro in una zona dove non c’era grande richiesta di posti auto, che servono semmai sull’altro lato delle Mura, in via Ximenes. Ma andò così».

A differenza delle linee guida per le Mura, il parcheggio firmato Sintagma non lascia quella fascia di rispetto in prossimità delle Mura. Perché se è vero che è interrato rispetto al livello della strada asfaltata (via Fossombroni), lato Mura emerge dal terreno per diversi metri, appesantendo il profilo. Questo impedisce di poter avere un orizzonte libero da ostacoli, da bastione a bastione, e “soffoca”, tra il bastione Maiano e il bastione Fortezza, anche una delle particolarità che rendono uniche le Mura di Grosseto, ovvero la perfetta proiezione, al metro, delle linee che dal vertice di ciascuno dei sei bastioni convergono esattamente al centro dei camminamenti, in un punto discostato dal muro. Ma non è questo l’unico neo del progetto.

Lo studio Sintagma disegnò anche l’aspetto esteriore del piazzale, con verde pubblico a ridosso delle Mura e un viottolo piastrellato per i pedoni.

«Dopo il fallimento della prima ditta, nel 2001 ripresero i lavori – ricorda Marri – e qualcuno propose prima di farci il mercato e poi un altro piano di parcheggio. Perciò decisero di piastrellare tutto».

Il parcheggio esterno, alla fine, non è mai più stato realizzato, nonostante il collaudo abbia dimostrato che potrebbe tenere anche se fosse riempito di camion. E anche l’idea di ospitarci il mercato è caduta nel vuoto. Sporadicamente la piazza ospita eventi (la pista di ghiaccio fino al 2016, il Maremma Wine Shire nel 2014, la Friul Migliae il mercato di Forte dei Marmi nel 2016). E tanto è bastato a sbriciolare le piastrelle. «Probabilmente – ipotizza Marri – quando fu deciso di piastrellare tutto, l’area fu semplicemente allargata, senza preoccuparsi che quelle mattonelle erano adatte solo ai pedoni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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