Il Tirreno

Grosseto

Zonin, nessun problema in Maremma

di Gabriele Baldanzi
Zonin, nessun problema in Maremma

Solo il 2% della Tenuta Rocca di Montemassi tra i beni finiti nella lista del Tribunale dopo il sequestro conservativo  

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RIBOLLA . L’ex presidente della Banca Popolare di Vicenza Gianni Zonin – insieme ai manager di Bpvi – è da tempo nel mirino dei giudici per il tracollo dell’Istituto di credito, peraltro radicato anche in Toscana dopo l’acquisto della ex Cassa di risparmio di Prato. Nei giorni scorsi il Tribunale di Vicenza, accogliendo parte delle istanze presentate dai risparmiatori penalizzati, che chiedono un ristoro per via giudiziaria, ha dato il via libera ai decreti per l’acquisizione di alcuni beni di Zonin. E tra questi c’è anche un sequestro che riguarda il 2% della società “Tenuta Rocca di Montemassi”, nel comune di Roccastrada, ceduta alla moglie Silvana Zuffellato con contratto di partecipazione il 22 dicembre 2015. Dopo il sequestro preventivo da 106 milioni chiesto e ottenuto dalla Procura di Vicenza a carico dell’istituto in liquidazione, ora l’azione si è estesa ai beni trasferiti a moglie e figli.

Ma cos’è è esattamente la Tenuta Rocca di Montemassi? Cosa si produce? Chi ci lavora? Ci saranno ripercussioni? Gianni Zonin ha creato con Rocca di Montemassi un tempio del grande vino. Il suo impegno e quello della sua famiglia ha fatto diventare la piana sotto il castello reso celebre dall’affresco di Simone Martini, già considerata terra di Bacco nel sesto secolo avanti Cristo, un giacimento di qualità. Nel 1999 a suggellare l’ampliamento aziendale in Toscana, dove già possedeva il Castello d’Albola (nel cuore del Chianti classico) e la fattoria Abbazia di Monte Oliveto (nel terroir della Vernaccia di San Gimignano), Zonin ha acquistato dalla famiglia grossetana Bucalossi questa tenuta, che all’epoca si chiamava Fattoria “Pian del Bichi” e oggi si estende (dopo altri acquisti) su 430 ettari di cui 180 dedicati alla vigna, il resto a pascolo (vacche maremmane e cavalli) e coltivazioni agricole tipiche della Maremma, tra cui grani antichi e frumenti. Gli oltre 180 ettari di vigna di Rocca di Montemassi producono Doc Maremma Toscana. La fanno da padroni due grandi autoctoni di Maremma: il Sangiovese e il Vermentino, oltre a uve di grande caratura qualitativa come il Merlot, il Cabernet Franc, il Cabernet Sauvignon e il Syrah, che qui dà esiti strepitosi. A Pian del Bichi, a Ribolla, le scelte di Gianni Zonin – che qui chiamano “Il Cavaliere” e un paio di volte all’anno viene a caccia – sono andate negli ultimi 18 anni in una direzione ben precisa, apprezzata dai cittadini, dai cacciatori e dalle istituzioni. Sono stati ristrutturati i volumi esistenti mantenendo un approccio coerente con la tradizione dei luoghi, ma soprattutto sono stati creati posti di lavoro veri. Oggi, in azienda, lavorano 45 persone tra fissi e avventizi. Il direttore, da quasi due anni, è il piemontese Alessandro Gallo, già al vertice di Castello d’Albola, mentre gli affari di famiglia li segue Domenico Zonin, che martedì sarà a Pian del Bichi. I casali e la dimora padronale sono stati riportati all’antico splendore, mentre per la realizzazione degli edifici aziendali è stato adottato uno stile conforme alle costruzioni della zona. Sono state messe a dimora centinaia di olivi, di pini marittimi, di oleandri e corbezzoli, di sughere, di ginestre, per ripristinare l’identità del paesaggio rurale. E poi i due capolavori: il laghetto dove dimorano i cigni, una sorta di specchio di Venere e il museo della civiltà rurale, in un’ala dell’azienda riportata alla sua architettura originale.

Il direttore Alessandro Gallo rassicura: «Qui lavoriamo con impegno, come sempre. Non ci sono ripercussioni rispetto alle vicende giudiziarie. Noi tutti crediamo nel progetto Zonin e diamo il massimo».

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