Il Tirreno

Grosseto

«Ricerca medica e diritti personali»

di Stefano Fabbroni
«Ricerca medica e diritti personali»

Mina Welby (+Europa con Emma Bonino) presenta a Grosseto il suo programma

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GROSSETO. Una folla di grossetani ha accompagnato l’intervento di Mina Welby nel corso dell’incontro che si è tenuto ieri all’hotel Airone a cui la capolista al Senato nel listino proporzionale di Arezzo, Siena e Grosseto per +Europa con Emma Bonino ha presentato i candidati toscani Marco Perduca e il capolista alla Camera Gianfranco Chelini.

Riconoscimento dei diritti personali, testamento biologico, diritto a una morte dignitosa sono i punti fermi ribaditi ieri.

«La parola deve andare ai cittadini – dice la moglie di Piergiorgio Welby, attivista radicale affetto da distrofia muscolare, morto nel 2006, protagonista di una battaglia sulla morte assistita – e con questo termine intendo cittadini italiani e stranieri nati in Italia ai quali non si possono negare i diritti di cittadinanza».

Questo è un altro dei temi cardine della proposta di Mina Welby che sostiene lo ius soli. Welby ha proposto ai sindaci «di dare a ciascuno di questi ragazzi un tesserino con scritto “io sono italiano” così come le unioni civili dovrebbero essere sempre più celebrate. Si tratta di interventi che sicuramente, se diffusi, porterebbero un livello di crescita culturale elevato».

Mina Welby è copresidente dell’associazione Luca Coscioni che lotta per la ricerca contro la distrofia muscolare e il tema della ricerca le sta particolarmente a cuore, non solo per l’esperienza personale vissuta. «Manca la ricerca sulle blastocisti – continua – che sono una serie di cellule fecondate che si alimentano, crescono e si moltiplicano e grazie ad esami appropriati si può vedere se queste sono sane o non lo sono. Molte di loro sono refrigerate, non più impiantabili magari perché troppo vecchie: queste sarebbero utili per la ricerca ma per la legge italiana è proibito attuarla quando invece importiamo a caro prezzo cellule dall’estero. Bisogna dare una svolta, basterebbe un decreto ministeriale, da convertire in legge, che ne legittimi la ricerca».

E poi il consenso informatico, su cui la scienza e i medici alzano un veto. «Il medico non può pensare che una persona non sia in grado di decidere sulle cure che deve ricevere – prosegue Mina Welby – e non può somministrare cure e medicinali senza spiegare al cittadino di cosa abbia bisogno. Il cittadino può dire sì o no alle cure fra le quali quelle palliative: il cittadino ne ha diritto e solo quando lo ritiene giusto ha facoltà di lasciare scritto ciò che desideri venga fatto su se stesso e su cui i medici non possono affatto opporsi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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