Il Tirreno

Grosseto

MediaWorld: o il Nord Est o il minibonus

di Giovanna Mezzana
MediaWorld: o il Nord Est o il minibonus

L’accordo con Uil dà due opzioni: o il trasferimento o un incentivo di 1.500 euro lordi per andarsene

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GROSSETO. Poco più di mille euro e la partita è chiusa. È ciò che mette sul piatto della bilancia Mediamarket, la società del gruppo tedesco Metro Ag – titolare del marchio della catena dell’elettronica MediaWorld – per invogliare i dipendenti dello store grossetano, prossimo alla chiusura, ad andarsene. Liberamente e senza rivendicazioni: è quel che si chiama “incentivo all’esodo”. Ed è l’unica opzione alternativa al trasferimento in altri punti vendita, qualora cassiere e commessi maremmani fossero impossibilitati a fare le valige per i negozi del Nord Est, della Puglia o della Sicilia: i posti disponibili – a quanto ha dettagliato nei giorni scorsi al Tirreno Filcams Cgil – del resto sono lì. Mediamarket propone, Uil dice sì, Cgil e Cisl rispediscono l’offerta al mittente. E il fronte sindacale si spacca. La situazione è più intricata che mai. E nel mezzo c’è il futuro di 25 dipendenti, tra 35 e 45 anni, quindi, anche con famiglia.

Opzione trasferimento. È appeso in bacheca nel negozio MediaWorld dell’Aurelia Antica l’accordo che porta la firma del rappresentante di Mediamarket, Luca Pio Guida, e del segretario provinciale di Uiltucs Uil Stefano Rosica. Si parte da un punto fermo e cioè dalla soluzione prospettata dalla società all’atto dell’annuncio – qualche giorno fa – della chiusura dello store di Grosseto: Mediamarket intende «ricollocare tutto il personale del punto vendita, 25 dipendenti, tutti a tempo indeterminato, nei MediaWorld presenti su tutto il territorio nazionale, considerando le posizioni vacanti sull’intera rete commerciale». MediaWorld non licenzia, trasferisce. I dipendenti disposti a fare le valige – sono ridotte al lumicino le chance di accaparrarsi un posto in Toscana nei negozi di Pisa o di Firenze, secondo la stima di Filcams Cgil – dovranno inviare la loro richiesta entro il 28 febbraio con i desiderata delle sedi. Mediamarket «si impegna a valutarle e favorirle». Insomma, cercherà di soddisfare le richieste: il problema è che in tanti potrebbero essere impossibilitati a trasferirsi fuori Regione, anche perché questi lavoratori non hanno retribuzioni da top manager.

Il bonus una tantum. La vera novità contenuta nell’accordo tra la società e Uiltucs Uil sta nella chance offerta a chi non è disponibile ad essere trasferito. «La società si impegna a corrispondere un importo lordo di 1.000 euro a titolo di incentivo all’esodo e di 500 euro lordi a titolo di transazione generale» a patto però che «il dipendente sottoscriva un verbale di conciliazione entro il 7 marzo». Nel caso in cui il dipendente non facesse alcun passo – né richiesta di trasferimento né risoluzione del rapporto di lavoro, che dovrà avvenire consensualmente – verrà trasferito, e la destinazione gli verrà comunicata entro il 7 marzo.

La guerra tra sindacati. Filcams Cgil e Fisascat Cisl incontreranno questa mattina i dipendenti: in un’assemblea che si svolgerà dalle 11 alle 13, spiegheranno alla loro platea per qual ragione non hanno firmato quell’accordo e quali possono essere le ripercussioni. Il dubbio è: qualora un lavoratore volesse impugnare il trasferimento, quali effetti produrrebbe nella vertenza il sussistere di un accordo firmato dalla società con una sigla sindacale? «Noi prendiamo le distanze da quell’accordo – dicono Simone Gobbi di Fisascat Cisl e Massimiliano Stacchini di Filcams Cgil – che equivale ad accettare la logica dei licenziamenti travestiti da trasferimenti». Nel mirino di Filcams Cgil anche “il tempismo” con cui Uiltucs Uil ha detto sì a Mediamarket: «E cioè in un momento in cui le sigle sindacali unitariamente – affonda Stacchini – hanno ottenuto un tavolo di crisi regionale e hanno proclamato uno sciopero generale per il 3 marzo». Il Tirreno avrebbe voluto registrare anche il punto di vista di Stefano Rosica, ma non l’abbiamo trovato.

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