Il Tirreno

Grosseto

La Collezione Luzzetti è al traguardo

di Elisabetta Giorgi
La Collezione Luzzetti è al traguardo

Dipinti, sculture e arredi andranno alla chiesa dei Bigi e alle Clarisse. L’antiquario: «Se va bene, è tutto pronto ad autunno».

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GROSSETO. «Siamo arrivati al traguardo», annuncia da Firenze l’antiquario Gianfranco Luzzetti. La sua collezione sbarca a Grosseto: circa 50-55 opere troveranno spazio al pian terreno dell’ex convento delle Clarisse e nella chiesa dei Bigi. La speranza è di vedere tutto allestito entro l’autunno. In arrivo quadri, sculture e arredi attesi da troppo tempo e la cui sistemazione sarà possibile grazie a fondi di Cassa di Risparmio di Firenze e Ministero per i beni e le attività culturali. La settimana prossima inizierà a Firenze la schedatura anche fotografica delle opere. Una volta pronto l’elenco ci sarà la firma della donazione dal notaio Abbate, insieme al sindaco.

Le opere. La lista definitiva delle circa 50-55 opere non è ancora ufficializzata (lo sarà all’atto della donazione), ma sappiamo che comprenderà alcuni capolavori cari al collezionista di cui pubblichiamo qui varie foto in anteprima. Pale come la “Resurrezione” del Passignano (Domenico Crespi, artista tardomanierista) è un eccezionale olio su tela di grandi dimensioni che Luzzetti ha acquistato ad hoc per sistemarlo sull’altare della chiesa sconsacrata. C’è poi il modello per l’Ercole di Giambologna, straordinaria statuetta collocata a Firenze tra le due ali del piano nobile della residenza e che il collezionista comprò nel 1992 da un antiquario in Bosnia. Altro capolavoro la seicentesca Madonna col bambino di Rutilio Manetti che Luzzetti ha inseguito a lungo. Ne restò folgorato 41 anni fa. «La prima volta che la vidi era il 1977 – racconta – Nel 2009 riuscii a comprarla». Era stata commissionata nel ‘600 dal vescovo di Grosseto Tantucci che a Roma aveva conosciuto il Manetti; l’opera, che reca lo stemma vescovile, a Grosseto restò circa un trentennio e vi farà ritorno. In arrivo anche altre splendide opere come la Madonna con Angeli e Santi di Francesco Curradi (barocco fiorentino), una Madonna col bambino di Antonio Rossellino (artista quattrocentesco), due vedute di Kàroly Markò e altri capolavori di assoluto valore.

Il progetto. Partiranno i lavori di climatizzazione, illuminazione, adeguamento dei locali che hanno ottenuto i fondi della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze (450mila euro) e del Ministero (100mila euro). Le opere saranno dislocate tra chiesa dei Bigi e Clarisse e sarà – assicura Luzzetti – «un museo di primissimo ordine», in linea con tecnologie e standard di alta qualità. Punta di eccellenza sarà l’interazione con la casa museo di Firenze: a Grosseto non arriverà tutta la collezione ma una parte. Grazie a un accordo con il Fai, la casa fiorentina diventerà infatti un museo che ospiterà il grosso della collezione e sarà in costante interscambio con la pinacoteca grossetana. Mostre, conferenze, progetti culturali e opere da Firenze saranno in perpetuo circuito con Grosseto e viceversa. La città maremmana diventerà una sorta di seconda sede del museo fiorentino, ma di primissimo ordine e tale da far respirare arte, studiosi, ricerche. Sta proprio qui, nella volontà di creare un dinamismo e fermento culturali il perno del progetto-Luzzetti che grazie a una dimensione inedita riesce ad avverarsi. «Ci sono voluti 20 anni per arrivare a questa donazione – dice – Sono passato per varie amministrazioni, ci ho anche sofferto molto. Ora finalmente il progetto diventa realtà», e ciò grazie alla sua idea «di non portare più l’intera collezione ma una parte significativa, al piano terra delle Clarisse e alla chiesa dei Bigi».

Proprio la chiesa sarà valorizzata e «diventerà parte di un museo: vi troveranno posto pale acquistate proprio in funzione di questa collocazione grossetana; voglio restituire ai Bigi - dice il collezionista - l’identità di un tempo» e ricreare l’ambiente che fu».

L’appello. Luzzetti lancia un appello ai grossetani «che saranno i futuri proprietari di queste opere affinché le amino con lo stesso amore che ho nutrito io». Sono tante le idee in circolo, come quella di creare «un museo dinamico. Vorrei che i giovani trovassero qua un luogo di cultura e ricerca dove studiare, coltivassero l’amore per l’arte, fossero parte integrante e attiva di un percorso culturale che prevede l’organizzazione di mostre e se c’è bisogno di dare aiuto siano responsabili di questo percorso. Sviluppare il museo e tenerlo vivo significa incrementare il turismo, dare occupazione, rendere palpitante la città e farle compiere un salto culturale. Sto pensando a una borsa di studio sul piano internazionale. Nella mia vita ho fatto tutto con passione ed entusiasmo e ora - chiude Luzzetti - mi auguro che anche i cittadini abbiano cura di queste opere come le ho amate io».



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