Proteste
Saturnia guarda alle Langhe piemontesi
Manciano: la nuova proprietà alza il velo sul piano di rilancio delle Terme. E chiama a raccolta albergatori e produttori
MANCIANO . Le colline dell’Albegna come le Langhe. Le “Terme di Saturnia” come la Blue Lagoon islandese: la Spa geotermica a 40 minuti da Reykjavík dove, tra rocce vulcaniche e lava, ti immergi in acque benefiche e curative. Nel rispetto della tabella di marcia, è appena partito Saturnia Restart, il piano di restyling – gestionale e strutturale – che punta al rilancio del complesso termale, che è da sogno ma che nell’arco degli ultimi dieci anni ha perso il 40% dei clienti (paganti) delle piscine. Ha lavorato sodo e per tre mesi il team guidato da Massimo Caputi, presidente esecutivo di Terme di Saturnia e socio di riferimento di Feidos, la società che – insieme al fondo americano York Capital – ha acquistato a settembre, per 40 milioni di euro e dalla famiglia milanese Manuli, il gioiello mancianese. E adesso che il programma è pronto, i primi a conoscerlo saranno gli imprenditori locali: albergatori e produttori di vino, olio e formaggi, soprattutto. Perché la nuova proprietà vuole firmare un patto – battezzato “Alleanza Maremma” – con chi le sta intorno: per fare delle Terme – che non solo è un favoloso resort ma pure un brand – la calamita di un’offerta turista di amplio raggio. Che faccia bene a tutti. Imprenditori, insomma, siete invitati: si parte con gli operatori delle strutture ricettive, il 1° marzo.
Modello Langhe. Con Saturnia Restart – piano complesso e articolato – il tandem Feidos/York Capital mira a costruire un modello di successo simile a quello delle Langhe, dove con Barolo e tartufo, acciughe verdi e agnolotti del plin, colline e vigneti, noccioleti e boschi si è riusciti a trasformare le brume in un mini-cosmo del turismo slow che, lontano dalla frenesia delle città e dallo stress dei villaggi vacanze, vive per 12 mesi all’anno dando lavoro a tutti: piccoli e grandi imprese che vivono di visitatori.
L’anello debole. Che manca alla costa maremmana e alla collina Mancianese finanche all’Amiata per compiere il piccolo miracolo fatto dai piemontesi, o dai francesi nel distretto vinicolo di Bordeaux, o dagli islandesi che ricevono turisti da mezzo mondo non si dice solo per la Laguna Blu ma quasi? In teoria nulla: c’è il Brunello di Montalcino e persino il Morellino, il pecorino a latte crudo di Maremma, i castelli e i borghi, la straordinarietà della Natura. In pratica molto: la ricchezza è tanta ma fino ad ora, forse, non se n’è fatto tesoro. Tant’è che mentre le presenze turistiche nel Belpaese e nel Granducato, dal 2010 al 2016, sono cresciute a due cifre – rispettivamente dell’8,3% e del 5,7%, secondo un’elaborazione su dati Enit, Regione e Federalberghi – nel Mancianese sono scese del 2% (+0, 9% per Grosseto).
Gli incontri. Serve una scossa, dunque. E allora vediamo se si può cogliere al volo «quella chance straordinaria», secondo Confindustria Toscana Sud, che ha fatto sì che investitori del calibro di Caputi – top manager di grandi società private e pubbliche – e del suo team investissero sull’Albegna. Per cominciare a fare squadra la nuova proprietà di Terme di Saturnia promuove due incontri su invito: uno il 1° marzo riservato ai titolari di strutture ricettive; e uno a seguire riservato ai produttori dell’agroalimentare: in primis vino, olio, formaggi. Obiettivo: stimolare un’alleanza e delle sinergie per migliorare e destagionalizzare i flussi turistici, alzare il target dei clienti come solo una struttura super lusso già brandizzata può fare, ottimizzare l’utilizzo delle infrastrutture e delle risorse dell’area tra cui c’è l’unicum dell’acqua, formare competenze qualificate a cui dare uno sbocco occupazionale stabile.
Come farsi avanti. In questi due incontri Terme di Saturnia presenterà un articolato quadro di proposte da discutere con operatori e imprenditori. E intanto ha aperto un indirizzo email riservato ai partecipanti: chi vuole farsi avanti può scrivere a marketing@termedisaturnia.it .
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