Italia
«Medici in pensione Niente emergenza nei prossimi 3 anni»
GROSSETO. Nicola Briganti, 65 anni, è segretario provinciale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) da oltre un quarto di secolo. A Villa Pizzetti lo chiamano “il...
GROSSETO. Nicola Briganti, 65 anni, è segretario provinciale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) da oltre un quarto di secolo.
A Villa Pizzetti lo chiamano “il sindacalista”, perché inossidabile rappresentante, ai tavoli politici, tecnici e sanitari, degli interessi dei 159 medici di famiglia che seguono e curano la popolazione adulta della provincia di Grosseto. È protagonista, dal 1992, di tante trattative, discussioni, perfino scioperi. «Ogni volta – attacca – è sempre più complesso chiudere un accordo con l’azienda. Per l’ultimo ci sono voluti diciotto mesi. È venuto fuori un volumetto alto così…». Il tema del giorno, però, sono i pensionamenti; e di questo parliamo con il dottor Briganti.
Si sta pensionando un’intera generazione di medici. Non c’è il rischio, come già accade nel nord Italia, ma anche al sud, che manchino i sostituti?
«Da noi non credo. Almeno nei prossimi 2-3 anni non andremo in emergenza. Dalla continuità assistenziale avremo i ricambi per i pensionati. C’è un buon bacino di tirocinanti. Il turn over sarà quasi totale nei prossimi 6-7 anni, ma c’è il tempo per rimediare».
Perché viene formato un esiguo numero di medici?
«Per diventare medici di medicina generale è necessaria una formazione specifica che dura tre anni. Corsi di formazione che sono legati a borse di studio bandite dal Ministero. I numeri sono ristretti».
Qual è il rischio se verranno assegnati incarichi provvisori?
«È facile rendersene conto. C’è un vantaggio assistenziale derivante dall’avere un medico di famiglia che ha ben chiara la storia clinica dei propri pazienti. Questo capitale non va perso. Perché esiste anche il rischio – generando il disagio di cambiare spesso il medico famiglia – di produrre un aumento di spesa legato a una minore appropriatezza».
Come vede il futuro della professione?
«Lo vedo bigio come si dice da noi in Maremma. In futuro chi governa dovrà impegnarsi sempre di più sul tema dell’assistenza territoriale, della cronicità e della non autosufficienza, perché viviamo in un Paese che, per caratteristiche demografiche, avrà soprattutto bisogno di un’assistenza medica domiciliare, residenziale e di prossimità».
Vi lamentate della troppa burocrazia e di essere trascrittori di ricette…
«È così. La burocrazia ci stritola, ci hanno asservito alle necessità economiche di risparmio mentre è nella genetica del medico di famiglia servire la propria popolazione in scienza e coscienza. Ci hanno trasformato da medici a passacarte. Come sindacato, negli ultimi anni, abbiamo provato a baccagliare, ma non basta. Per esempio ribadisco agli assistiti che lo specialista da cui si recano è tenuto a prescrivere in modo autonomo esami e accertamenti, senza che siano costretti a fare un’altra fila dal medico curante».
Gabriele Baldanzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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