Sicurezza
DOVREMMO CHIAMARLA “ZONA PIASTRELLATA”
Intanto, con tutto il rispetto per i caduti di Nassiriya, per favore non chiamiamola piazza. Questo termine è una cosa seria, a Grosseto è spesso usato a sproposito e in questo caso è proprio uno...
Intanto, con tutto il rispetto per i caduti di Nassiriya, per favore non chiamiamola piazza. Questo termine è una cosa seria, a Grosseto è spesso usato a sproposito e in questo caso è proprio uno sproloquio. Avremmo potuto chiamarla vallo, giardino, parco, parterre, ma attualmente dobbiamo chiamarla semplicemente “piastra”, cioè “zona piastrellata di medie o grandi dimensioni senza un utilizzo specifico”.
L’idea del parcheggio coperto di via Amiata al posto di un precedente parcheggio è del 1995, la gara di appalto per assegnare i lavori è dell’aprile del 1996 per un importo di circa sei miliardi di lire. I lavori furono iniziati ma poi sospesi forzatamente per il fallimento della ditta appaltatrice (GSM di Roma), nel 2001 furono ripresi da una nuova ditta, sempre di Roma, per un importo a completare di circa due milioni di euro. Il parcheggio è stato completato e reso utilizzabile solo nel 2005 /2006.
Il completamento dell’area adiacente e delle opere del vallo e delle mura circostanti così come adesso le vediamo è dell’anno 2007. Il progetto venne affidato allo studio Sintagma di Perugia che in quel momento stava facendo il piano della mobilità della città di Grosseto; venne fatto in gran fretta, in poche settimane, per non perdere un cospicuo finanziamento regionale a favore dei Comuni per i parcheggi nei centri storici. Così come fu concepito contrastava immediatamente con le linee guida del Progetto generale di coordinamento e di valorizzazione delle Mura appena completato, infatti non considerava la linea minima di rispetto a quota fossato. Inoltre il parcheggio venne concepito e poi realizzato con un sedime completamente sbagliato come posizione, quota e forma, senza alcun rispetto del monumento mura. Il progetto, avendo violentato le Mura, cercò goffamente di rimediare con un “omaggio” alle Mura stesse riproponendo “graficamente” la piazza coperta documentata dal Warren nei suoi rilievi del 1749, all’interno di un giardino da realizzare sopra il parcheggio. Poi, alla ripresa dei lavori, anche questo timido tentativo evocativo venne cancellato da una variante in cui tutta la copertura del parcheggio venne pavimentata per farne un’area di mercato oppure, come qualcuno al tempo aveva proposto, un terzo livello di parcheggio. Ma non si è fatto né l’uno né l’altro.
Ma prima di ogni altra cosa mi chiedo ancora oggi: a chi sarà venuta in mente l’idea di fare un parcheggio al posto di un parcheggio, con l’immediata conseguenza che si dovette sin da subito utilizzare come parcheggio provvisorio l’unico vallo delle Mura ancora integro (Vallo degli Arcieri) che, come ben sappiamo, è ancora lì in barba a qualsiasi prescrizione della Soprintendenza e del Comune stesso. Inoltre la posizione del parcheggio Amiata nell’economia del centro storico e delle diverse attività era, allora come oggi, la meno appetibile. Non sono necessari infatti grandi studi per capire come il “baricentro” delle attività e dei flussi giornalieri nel centro storico è spostato nel quadrante sud-ovest di via Corsica e piazza De Maria, e non su via Saffi, con gli effetti che tutti vediamo e che si sono amplificati per il mancato completamento dei percorsi di collegamento “attraverso” le mura, primo tra tutti quello del fianco sinistro del bastione del Maiano. Forse era il caso di fare parcheggi interrati utilizzando i vuoti urbani dentro le Mura (piazza della Palma e piazza San Francesco) per agevolare le attività del centro e la domanda di residenziale, allora ancora discreta, dentro le Mura. Potrei continuare ancora lungo a dare spiegazioni logiche di un perché, ma tutto riconduce ad approssimazione, superficialità e mancanza di consapevolezza del sistema mura e delle sue potenzialità, Soprintendenza compresa. Mentre si realizzava il ponte di via Amiata, adiacente e soprastante il parcheggio, più volte mi sono detto: mamma mia, questo intervento è talmente brutto e fuori luogo che metterà la parola fine al progetto di riqualificazione delle mura e soprattutto degli spazi esterni ad esse adiacenti. Quale amministrazione rischierà di continuare a investire se questi sono i risultati; infatti sono stato un buon profeta.
Adesso che fare? Pochi anni fa come Ordine degli Architetti abbiamo bandito un concorso di idee per intervenire sul “non progetto” di piazza Nassiriya; era evidentemente anche una provocazione, visto che i lavori erano stati completati solo da pochi anni, ma abbiamo avuto un gran successo di partecipazioni e tanto entusiasmo. Tante idee, alcune di ottima qualità, tanto lavoro da parte di ottimi professionisti ma nessuno ha la sfera magica per risolvere quegli errori di fondo che vi ho rappresentato, a meno di non smontare letteralmente il manufatto. Sono altresì consapevole che oggi, con tutte le emergenze evidenti da risolvere, questa non è e non può essere una priorità dell’amministrazione comunale, ma se dovessimo intervenire in modo concreto sull’area credo che il tema di fondo sia quello di ricondurre lo spazio aperto al suo ruolo naturale di zona di rispetto delle Mura con attività aperte tutto l’anno per eliminare l’ennesimo vuoto urbano che si è creato. Ad esempio, si potrebbero eliminare le due rampe di ingresso e di uscita attuali assolutamente improprie e prevedere un unico ingresso/uscita da via Benesperi angolo via Bengasi sfruttando al meglio il dislivello esistente; realizzare poi sulla piastra un grande giardino attrezzato con tanto verde e prato finalizzato tra l’altro alla massima mimetizzazione della struttura sottostante, ed una spalla di verde alberato lungo via Fossombroni così da contestualizzare decisamente l’intervento verso e con le mura e togliere quel senso di spaesamento che si prova adesso anche solo a passare di lì.
*Architetto
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