Sicurezza
Cocaina, anabolizzanti e falso Ventidue avvisi di garanzia
Chiuse le indagini dopo l’arresto di un poliziotto: sei colleghi della Questura accusati di favoreggiamento L’uomo avrebbe ceduto anche ad alcuni di loro droga e farmaci proibiti, coinvolto anche un farmacista
GROSSETO. Spaccio di cocaina e di farmaci anabolizzanti, detenzione illegale di munizioni, rivelazione del segreto investigativo e falso: sono questi i reati che la Procura ha contestato a Stefano Giglio, 47 anni, assistente capo della Polizia di Stato che lo scorso settembre fu arrestato dopo che il giudice Marco Mezzaluna emise un’ordinanza di custodia cautelare. Ora, a distanza di quattro mesi, è arrivato il fine indagine e il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio, che ha coordinato le indagini dei carabinieri del reparto investigativo della compagnia di Grosseto, ha emesso 22 avvisi di garanzia. Tra gli indagati ci sono anche sei poliziotti della questura: due di loro sono accusati di falso, gli altri di favoreggiamento.
Sono sette i nomi che comporrebbero il mosaico di spacciatori che, secondo le ipotesi della Procura, avrebbero ceduto cocaina al poliziotto e a un altro degli indagati di questa inchiesta. Droga che poi sarebbe stata venduta anche ad alcuni colleghi del poliziotto. Le indagini dei carabinieri avrebbero accertato che tra il marzo e il giugno di due anni fa, l’assistente capo della polizia avrebbe offerto supporto logistico ad una degli altri indagati per acquistare cocaina in quantità variabili tra una singola dose e dieci grammi per volta. Droga che poi sarebbe stata ceduta anche ad altre persone. Tra i clienti, secondo le indagini dei carabinieri, ci sarebbero anche alcuni colleghi della questura, gli stessi ai quali è stato contestato il reato di favoreggiamento.
Il poliziotto avrebbe poi pagato tre grammi di cocaina a uno degli spacciatori con due scatole da cento colpi l’una di proiettili calibro 9x21. Munizioni che avrebbe detenuto senza averle denunciate, come quelle calibro 38 che gli sono state sequestrate.
C’è poi tutto il capitolo sulla cessione di sostanze anabolizzanti, anche questo realizzato, secondo la Procura, in concorso con altri tre indagati, tra i quali ci sarebbe anche una farmacista: amfetamina, deca, efedrina, epo, lasix, nandrolone ma anche testosterone e viagra. Farmaci che sarebbero stati venduti senza autorizzazione e in qualche caso anche indicando la quantità da assumere, esercitando in questo modo abusivamente la professione di farmacista.
E anche in questo capitolo delle indagini dei carabinieri, ad acquistare anabolizzanti sarebbero state persone che frequentano le palestre e fanno sport, tra i quali anche alcuni colleghi di Giglio.
C’è poi l’accusa di falso, per la quale il quarantasettenne assistente capo avrebbe dichiarato al medico del pronto soccorso al quale si era rivolto per un dolore al gomito destro, di essere stato aggredito da un cittadino straniero durante un arresto. Falso che poi sarebbe stato compiuto in concorso con altri due poliziotti che avrebbero sottoscritto proprio quel verbale nel quale lo straniero veniva incolpato di resistenza a pubblico ufficiale. Resistenza che questi non avrebbe mai commesso, così come non si sarebbe ribellato al fermo un altro uomo di origini nordafricane, anche lui accusato da Giglio e da un suo collega di aver brandito nei loro confronti un’asta. Nel verbale d’arresto dell’uomo era stato scritto che era stato bloccato mentre sferrava calci ai due poliziotti e che nel tentativo di fuga era caduto più volte, sbattendo sugli scalini. Il magrebino, invece, non avrebbe opposto resistenza: le lesioni per le quali sarebbe stato ricoverato e operato d’urgenza all’ospedale di Grosseto, sarebbero state provocate dai colpi di sfollagente sferrati dai due poliziotti quando l’uomo era già stato ammanettato e arrestato. (r.g.)
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