Il Tirreno

Grosseto

«Ecco perché ci siamo astenuti»

«Ecco perché ci siamo astenuti»

Il M5s rileva criticità nella mozione De Martis e annuncia una propria proposta

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GROSSETO. Un contrattempo di salute, un avviso mancato, un intervento in aula che “dimentica” la ragione che spinge a scegliere di astenersi su una mozione in un primo momento condivisa. Proprio nel giorno in cui Guido Del Gizzo, uno dei fondatori del M5s in Maremma, annuncia di lasciare il Movimento per le parole di Di Maio, a suo dire «ignobili e incivili» sui fatti di Macerata, i fantasmi del neofascismo chiamano i pentastellati a una precisazione. E a una proposta.

Il M5s ha spiegato ieri in conferenza stampa perché nel consiglio comunale di martedì il gruppo consiliare si è astenuto dal voto sulla mozione di Pd e Lista Mascagni che chiedeva all’amministrazione di concedere spazi pubblici e benefici economici solo a chi avrebbe firmato una dichiarazione di distanza da fascismo, razzismo, sessismo, xenofobia. Ragioni diverse da quelle che martedì la consigliera pentastellata Antonella Pisani ha addotto nel suo intervento. L’astensione ha attirato molte critiche al M5s, sia da avversari politici sia da cittadini su Facebook.

La consigliera Daniela Lembo, ribadendo il convinto antifascismo del Movimento, ha quindi ricostruito la vicenda. La mozione, ha spiegato, è stata presentata prima di Natale, ma la discussione è stata rimandata. «Inizialmente – dice Lembo – ci siamo trovati d’accordo con i principi ispiratori di questa mozione». Il M5s ha così comunicato al capogruppo della Lista Mascagni Carlo De Martis, relatore della mozione, il voto a favore.

Poi però, a un più puntuale approfondimento sul testo da parte dell’attivista e avvocato Claudio Fiori, si sono accorti che presentava «criticità di tipo giuridico amministrativo».

Il problema, spiega Fiori, è che la mozione lascia discrezionalità piena ai funzionari del Comune se concedere o no gli spazi pubblici e non stabilisce criteri oggettivi per negare gli spazi. «Inoltre – spiega Fiori – chiede agli uffici tecnici di cambiare i regolamenti» su Tosap, uso della sala comunale e uso degli spazi pubblici, «ma compete al consiglio comunale. Strano anche che sia stata ammessa alla discussione». Il rischio era di votare una mozione non applicabile. «Si è usata una mozione quando si doveva presentare una proposta di delibera», obietta l’ex capogruppo del M5s Giacomo Gori.

E proprio questo tipo di documento, a firma del M5s, sarà presentato lunedì in Comune per essere inserito in discussione nel prossimo consiglio. La proposta di delibera ricalca quella di De Martis (nella prima parte è un copia-incolla del suo testo, a dimostrazione, dice Fiori, che il M5s è in sintonia col messaggio) e chiede di inserire nei regolamenti il divieto di concederli a «organizzazioni e associazioni e, in base alla verifica dei rispettivi statuti, si richiamano direttamente o indirettamente all’ideologia, ai linguaggi e rituali fascisti, alla sua simbologia e alla discriminazione razziale etnica, religiosa o sessuale» e a «chiunque sia sottoposto a procedimento penale o abbia riportato condanne», per reati legati.

Peccato, però, che di queste obiezioni non ci sia stata straccia nell’intervento in aula di Pisani, che ha invece motivato l’astensione dicendo che il M5s è «post ideologico», che proposte di questo tipo non fanno che creare «arroccamenti ideologici», che la diatriba non si supera «firmando il foglio che sei antifascista; ci sembra riduttivo», che «esiste una legge che persegue l’apologia del fascismo, per cui questo regolamento non è necessario». Argomenti ben distanti da quelli che ora spingono il M5s proprio a metter mano a quei regolamenti. Come si spiega? «Avrei dovuto tenere io il discorso – dice Lembo – ma ho avuto un problema di salute e non ho potuto partecipare al consiglio, né avvisare De Martis che ci saremo astenuti. Ho chiesto scusa per questa grave mancanza». Quanto a Pisani, ieri non presente in conferenza stampa, «ha saputo che avrebbe dovuto intervenire lei solo poco prima dell’inizio del consiglio. Il consiglio poi è degenerato in uno scontro ideologico». Perciò l’intervento si è concentrato su altri aspetti. (f.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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