Attenzione
«E quando torno riapro il Tuscany Bay»
Il patron de La Scapigliata, con moglie e figlie, vuol rilevare la gestione del locale di Pino Daniele
ORBETELLO. Il gusto antico della “intrapresa”, parola oggi un po’ desueta che mette insieme – mostrandone la radice comune – lo spirito d’avventura e lo spirito d’impresa. Così Guido Del Gizzo intraprende un viaggio fisico, la “kayakkata” da Talamone a Catania, e al tempo stesso – con moglie e figlie – avvia un altrettanto audace viaggio imprenditoriale: la rinascita del Tuscany Bay, il sontuoso locale ideato e voluto dal grande Pino Daniele alla Giannella. Del Gizzo e la sua famiglia sono a un passo dal rilevarne la gestione. Ed è proprio da qui, dal Tuscany Bay, che potrebbero partire le sfide marinaresche della Compagnia dell’Avventura. Ma non solo: “nero a metà” fra Campania e Maremma proprio come Pino, appassionato d’arte e musica almeno quanto di agricoltura, del Tuscany Bay Del Gizzo vuol fare un centro permanente di “avventure musicali e culturali” legate anche al nome e al genio del cantautore napoletano. Oltreché, ovviamente, un volano per l’economia turistica del territorio.
«Rileviamo il Tuscany Bay – spiega l’imprenditore – che non è azienda agricola ma attività turistica. Nel turismo noi, con La Scapigliata, siamo molto impegnati. Il Tuscany Bay, meglio di altre, può essere una attività strategica per la destagionalizzazione in Maremma».
Come ci siete arrivati?
«Per i casi della vita: un nostro avvocato e amico, Luca Ferraro, è anche legale di alcuni degli eredi di Pino Daniele e ci ha messo in contatto con loro. Pesati problemi e opportunità, abbiamo valutato che si potesse fare. Ci sono alcune questioni da risolvere, ma anche l’amministrazione comunale di Orbetello ci ha assicurato che esistono margini per chiudere. Ora dunque non restano che le ultime firme».
Perché proprio qui?
«È uno dei posti più affascinanti della costa maremmana. E a partire da questo valore vorremmo rilanciare un progetto di animazione annuale delle attività legate al mare e alla cultura musicale. Cominciamo proprio dal mare, con la Compagnia maremmana dell’Avventura».
Scelta curiosa, per degli imprenditori agricoli...
«Alla Scapigliata siamo bestie di mare prestate alla campagna. Per molto tempo ci siamo dedicati alla ristrutturazione di barche a vela d’epoca: mio padre mi insegnò da bambino a calafatare barche. La prima una scappavia di Vietri. Una ancora ce l’ho e probabilmente finirà al Tuscany Bay. Alle spalle c’è un passato nautico vero, anche un paio di traversate atlantiche. Il Tuscany lo immaginiamo come base ideale per rilanciare una grande tradizione misteriosamente affievolita: qui in Maremma, fino a trent’anni fa, c’era una comunità di navigatori d’altura che ha prodotto buone barche e bravi marinai: Fogar, Puccinelli, Flavia Pischedda, Alessandro Scalambra e molti altri. Poi il deserto. E senza dimenticare il Cantiere navale dell’Argentario».
Quella del Tuscany è una sfida importante, sia per il nome di Pino Daniele, sia dal punto di vista imprenditoriale. Non è preoccupato?
«No. Partiamo da basi solide, in primis lo staff: l’architetta Aurelia Valsecchi, mia moglie; la prima bagnina, Alizee Del Gizzo, mia figlia; e al bar Jole, l’altra mia figlia. Rivalorizzeremo l’ingresso del Tuscany con una struttura per mostre: la prima sarà una mostra fotografica che riguarda proprio la ristrutturazione di una barca d’epoca prestigiosa, un Fife del 1937. Vorremmo aprire per Pasqua, in questa prima stagione punteremo su ristorante e spiaggia per ribadire l’offerta di qualità. Poi, un po’ alla volta, avvieremo altre iniziative, sempre che abbiano senso in una struttura del genere. Un’attività però da costruire nel tempo, con un lavoro lungo e minuzioso. Intanto con Alessandro, figlio di Pino Daniele, abbiamo cominciato a ragionare sull’ipotesi che dal 2019 il Tuscany Bay possa ospitare un evento speciale dedicato a Pino».
In bocca al lupo, allora. A ogni intrapresa un po’ folle, a tutti gli avventurosi, a tutti i “neri a metà”.
Emilio Guariglia
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