Il Tirreno

Grosseto

silvano signori visto da un amico 

«Modesto e generoso era vicino a tutti»

di MAURO CARRATELLI
«Modesto e generoso era vicino a tutti»

Mauro Carratelli, già consigliere comunale, ha lavorato fianco a fianco con Silvano Signori per trenta anni, dal 1973. Ha voluto ricordare l’amico e compagno di partito a quindici anni dalla morte.di...

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Mauro Carratelli, già consigliere comunale, ha lavorato fianco a fianco con Silvano Signori per trenta anni, dal 1973. Ha voluto ricordare l’amico e compagno di partito a quindici anni dalla morte.

di MAURO CARRATELLI

Silvano rappresenta per me la pietra miliare, avendomi cementato su convinzioni socialiste, che collidevano con quelle della mia estrazione familiare ma che io avevo già abbracciato prima di venire ad abitare a Grosseto. Mi limiterò alle confidenze “davanti al focarile” che mi faceva negli anni 70, quando tornando da riunioni stancanti in provincia, ci fermavamo nella casa del Guardia della fattoria Ricasoli, per bere un bicchieretto di rosso. Ero giovane e curioso di conoscere il segreto del successo politico di un uomo che non proveniva dal mondo accademico, cosa questa che gli permetteva di avere una apertura mentale notevolissima, limitata solo dal culto per la famiglia. Compresi che la modestia, l’umiltà, la generosità ed il comune senso di infelicità che pervade tutti gli esseri umani, uniti ai solidi principi di una cultura contadina e operaia, ne facevano oggetto di fascino verso coloro che non avevano avuto dalla vita facili fortune con cui sopravvivere e facili percorsi di scolarizzazione. Per questo centinaia di persone lo cercavano ricevendo sempre da lui sincera comprensione, conforto ed aiuto. Il suo più grande cruccio era quello di avvertire proprio dai suoi stessi compagni di partito sentimenti di invidia, poiché quelli ritenevano di essere più titolati di lui a rappresentare il popolo in Parlamento.

Io per il mio istinto di “tafano” mi divertivo a punzecchiarlo su argomenti e problemi politico-filosofici che mi interessavano e di cui prendevo nota sicuro che dopo essersi bagnati la bocca con del buon vino di Montalcino seguivano la regola del “in vino veritas” e quindi espressione di totale sincerità.

Ne cito solo alcuni in forma di dialogo: «Come potremo Silvano risolvere il problema della disoccupazione che affligge la gente e che rappresenta l’ argomento principale per cui tante persone vengono a trovarti al tuo ufficio stazionando per ore anche per le scale in attesa di parlarti». «Vedi Mauro, io un’idea ce l’avrei, ma non avrò mai la forza di poterla attuare poiché comporta una modifica costituzionale». «Sono curioso di saperla». «I nostri padri costituzionali quando hanno sancito il diritto al lavoro si sono dimenticati di distinguere il lavoro privato dal quello pubblico. Secondo me mentre il lavoro privato è patrimonio di un singolo o di più singoli, il lavoro pubblico è patrimonio di tutti e come tale ogni cittadino ha diritto ad averne una parte rimanendo libero di accettarlo o meno. Noi assistiamo invece a un anacronismo: è proprio lo Stato a escludere dal lavoro cittadini che hanno superato limiti di età, ai quali non resta che andare a pietire il lavoro del privato che possa apprezzare la loro professionalità e valore indipendentemente dal fatto che sia vecchio o giovane. Ciò provoca rabbia e disaffezione verso le istituzioni che per prime dovrebbero farsi carico dello stato di necessità individuale, basterebbe questa piccola aggiunta nella Costituzione: “il lavoro pubblico è patrimonio di tutti”!». «Perché Silvano nei tuoi discorsi pubblici spesso ripudi la famosa frase “meglio pochi ma buoni” preferendo “meglio tanti ma meglio”?». «Io sono dell’opinione, forse per la mia educazione cristiana, che tutti possono dare un pur piccolo contributo a far sì che il carro della conoscenza possa procedere speditamente, tirandolo, spingendolo, guidandolo o proteggendolo verso le verità che tutti anelano. Coloro che per abietti interessi o per ozio inveterato si oppongono o non partecipano vanno ridotti a mera zavorra da scaricare in concimaia». «Perché non si riesce a impedire che nel mondo muoiano ogni anno 200 milioni di individui (soprattutto bambini) per fame?» «Questo flagello è accomunabile a quello del male. Il male lo fa chi non lo conosce. Per risolvere il problema della fame occorrerebbe che tutti la conoscessero. A Tirli dove ho vissuto la mia infanzia tutti conoscevano la fame ma nessuno ne moriva poiché per coloro che non avevano nulla le famiglie non certo opulente (e tra le più note vi era la mia nella figura della mia amatissima mamma) facevano a gara affinché non mancasse mai un pezzo di pane a nessuno».



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