Sicurezza
Condannati per il furto a bordo della Concordia
Quattro tecnici di Titan Micoperi erano accusati anche di violazione dei sigilli Due di loro portarono via uno zaino. Furono identificati grazie alle telecamere
ISOLA DEL GIGLIO. Sono stati condannati i tecnici della Titan Micoperi accusati di aver portato via dal relitto della Concordia sotto sequestro una borsa a zaino di colore nero con il logo della compagnia.
Per furto e violazione dei sigilli, 6 mesi di reclusione e 200 euro di multa (con doppi benefici) a David John Freeburn, inglese di 47 anni, e Sean Ruddy, irlandese di 41 anni; per la sola violazione dei sigilli, 4 mesi e 200 euro (con gli stessi benefici) a due cittadini sudafricani, Melvin Lotter, 31 anni, e Hendrik Johannes Venter, 33 anni. La viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini aveva sollecitato 1 anno per i primi due e sei mesi per i rimanenti, e per tutti 300 euro di multa. Il giudice Giovanni Puliatti depositerà le motivazioni entro due mesi.
Il fatto risaliva al novembre 2013, teatro del furto e della violazione dei sigilli il ponte 8. La nave naufragata a Isola del Giglio era stata messa sotto sequestro il 15 gennaio 2012. I quattro erano stati messi sotto accusa dopo la visione delle immagini dell’impianto di videosorveglianza installato a bordo. Era stata proprio la security a chiamare i carabinieri di Isola del Giglio, poco prima delle 4 del mattino, chiedendo ai militari di salire a bordo: lì erano stati mostrati loro i video in cui si vedevano due persone salite sul ponte 8. I carabinieri erano andati subito dopo sulla piattaforma Liguria e avevano identificato le due persone ritratte e isolate con dei fermoimmagine: si trattava di Freeburn e di Ruddy. Il primo non aveva avuto alcuna difficoltà ad ammettere di essere salito a bordo e, anzi, aveva consegnato spontaneamente la borsa di colore nero. «L’ho presa sul ponte 8, cercavamo dei souvenir». Nel frattempo la sala operativa della security aveva proseguito il lavoro scorrendo le immagini precedenti immortalate dalle telecamere. E avevano scoperto che altre due persone erano salite sulla nave, in orari differenti. Così i carabinieri erano tornati sulla stessa piattaforma e avevano messo a confronto le nuove immagini con i volti dei presenti quella notte: avevano così individuato Lotter e Venter. I militari avevano poi proceduto alle perquisizioni, senza trovare comunque altri oggetti che potevano essere stati portati via dalla nave. Avevano scattato foto della borsa messa sotto sequestro e l’avevano allegata alla comunicazione di reato insieme ai fermoimmagine ricavati dai video. I fermoimmagine erano stati oggetto dell’udienza precedente, quando il maresciallo dei carabinieri chiamato come teste aveva riepilogato l’attività di indagine e come l’Arma fosse arrivata all’identificazione e al riconoscimento degli uomini saliti a bordo quella notte.
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