Proteste
«Ora a te cavo tutti e due gli occhi»
Pitiglianese sotto accusa per frasi e comportamenti minacciosi, nonché lesioni, nei confronti di un compaesano
PITIGLIANO. L’imputato è il medesimo. Ha un procedimento aperto tempo fa davanti al collegio perché accusato aver sfregiato un giovane pitiglianese con un colpo sferrato al volto con un bicchiere. E ieri ha vissuto una fase clou anche il secondo processo nei suoi confronti, quello in cui sarebbe vittima (frasi e comportamenti minacciosi, violenza privata e lesioni) il fratello del giovane ferito nel primo procedimento.
Fase clou perché è stato chiamato a testimoniare la vittima, Alessandro Romagnoli, 26 anni, costituitosi parte civile con l’avvocato Francesca Lazzeri. L’imputato è Angelo Cini, 34 anni, pitiglianese anche lui, assente all’udienza celebrata ieri davanti al giudice Andrea Stramenga. Due le circostanze: una prima volta Cini avrebbe detto a Romagnoli «a tuo fratello ho cavato un occhio, a te li cavo tutti e due», una seconda volta lo avrebbe sorpassato ripetutamente in auto, frenando, impedendogli di passare, cercando di prendere il cellulare di Alessandro seduto in auto e infine sferrandogli un colpo alla tempia, tale da richiedere l’intervento dei sanitari dell’ospedale. Romagnoli ha trovato difficoltà nel rispondere, evidentemente emozionato e sconvolto ancora dalla vicenda. Il viceprocuratore onorario Alessandro Bonasera lo ha invitato a ricostruire quanto più possibile nei dettagli quanto indicato nelle querele, sia per il primo, sia per il secondo episodio. Un arco di tempo tra il maggio 2013 e il marzo 2014. «Tutto è cominciato dopo lo sfregio di mio fratello», ha detto Alessandro, che ha poi spiegato al giudice dove erano avvenuti i fatti contestati, cosa aveva fatto Cini e cosa aveva fatto lui. Di essere andato, il 22 marzo 2014, prima dai carabinieri e poi all’ospedale, insieme alla madre, dove era stato sottoposto alla Tac: l’esame aveva evidenziato un trauma cranico commotivo, effetto del cazzotto che gli sarebbe stato sferrato alla tempia da Cini (tre i giorni di guarigione).
Ha spiegato che, prima dell’episodio che ha coinvolto il fratello, non c’era stato alcunché ma che da quel momento «io sono intimorito, quando lo vedo in paese, e il paese è piccolo, cerco di evitarlo». Cini le ha mai chiesto scusa? «No, anzi quando mi incrocia ha sempre quegli sguardi provocatori».
Il difensore di Cini, l’avvocato Giuseppe Nicosia, ha chiesto numerose precisazioni sui fatti oggetto delle querele, anche a proposito delle condizioni meteo di quei giorni, ai fini - ha spiegato - di valutare l’attendibilità del testimone. Ad esempio se pioveva o no, se il finestrino poteva essere abbassato o no; se è vero che Cini ha sporto querela contro di lui («credo di sì, ma non sono sicuro»). Ci sono stati momenti in cui il giudice ha invitato le parti a non ripetere le domande e a stringere l’interrogatorio. La madre di Alessandro ha dato spiegazioni su quanto avvenuto quel 22 marzo e ha spiegato di aver presentato lei stessa denuncia perché Cini l’avrebbe seguita spesso, anche al bancomat, in modo ravvicinato, guardandola in modo minaccioso. Devono essere sentiti altri testi, il processo è stato aggiornato a ottobre.
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