Sicurezza
Condannato per l’investimento mortale
Due anni al conducente del carroattrezzi che finì addosso al commercialista in via della Repubblica
GROSSETO. Piange Stefania Toninelli mentre il giudice Gian Marco De Vincenzi legge la sentenza di condanna. Sono le 15 e la vedova di Pietro Magagnini, il commercialista morto a 46 anni, investito sulla pista ciclabile il 9 agosto 2013 mentre andava in bicicletta, scioglie la tensione di tutte le udienze nascondendo il volto nell’abbraccio di chi le sta vicino. Per quell’investimento - omicidio colposo - è stato riconosciuto colpevole Giuseppe Basso, 32 anni, conducente del carroattrezzi che stava percorrendo via della Repubblica. È stato condannato a 2 anni (pena sospesa) e a risarcire i danni in separata sede: ci sarà verosimilmente uno strascico civile con l’assicurazione.
Per lui il viceprocuratore onorario Leonardo Brogi aveva sollecitato 2 anni e mezzo. Il pm si è basato sulla consulenza tecnica dell’ingegner Gianfranco Savelli, che aveva individuato in 95 km/h la velocità del carroattrezzi, contro i 50 consentiti: «Se fosse arrivato a questa velocità avrebbe potuto evitare l’incidente, frenando; anche perché il sistema frenante era più che efficiente». Codice della strada alla mano, ha evidenziato che l’articolo 40 prescrive l’obbligo di dare la precedenza alla ciclabile in caso di incrocio, come in questo caso, con via Arcidosso.
Dell’articolo 40 ha parlato anche l’avvocato Alessandro Antichi, parte civile: «L’articolo 40 parifica gli obbligi per attraversamenti pedonali e ciclabili. E Magagnini era proprio su una ciclabile, aveva la precedenza. È irrilevante che si fosse fermato e poi avesse ripreso la marcia». Il legale ha fatto anche presente che Generali assicurazione, responsabile civile nel processo, ha versato due acconti (in tutto 200.000 euro durante il processo) e per questo motivo non vi è richiesta di provvisionale ma solo di risarcimento del danno. L’avvocato Coliva, per Generali, ha rimandato al giudice civile l’eventuale prosecuzione del contenzioso, spiegando che il dibattimento non è riuscito a far luce su alcuni aspetti: «Qualcosa di anomalo c’è stato, ad esempio l’attivazione della polizza un’ora dopo l’incidente; la mancanza del contrassegno sul veicolo; la data di scadenza che non corrisponde a quanto rilevato dalla polizia municipale».
Dubbi che invece il difensore di Basso, l’avvocato Luca Montemaggi, ha voluto chiarire: «Non è provata la circostanza che il contrassegno fosse assente; sulla polizza la moglie di Basso ha chiarito che l’agente, con il quale ci sono rapporti da tanti anni, aveva portato il documento la sera prima e aveva riscosso rilasciando il contrassegno. Ed è normale che le polizze abbiano validità dopo le ore 24. E l’8 agosto, il giorno prima, la carrozzeria Omnia aveva cambiato ragione sociale, erano state adeguate tutte le polizze». Ma il legale, che ha invocato l’assoluzione, si è concentrato su altri aspetti: soprattutto sul fondo dell’asfalto. «Non era affatto buono, lo dice il nostro perito, e ciò ha influito sul calcolo della velocità. Dovevano essere applicati coefficienti diversi. Secondo noi la velocità era di 70. E poi la presenza di una rotatoria 60 metri prima dell’incidente permette una velocità di uscita molto ridotta». Poi il particolare delle cuffie auricolari: «Magagnini le indossava, non ha sentito arrivare il carroattrezzi. Il testimone oculare dice poi che il ciclista si spaventa, si blocca, poi riparte. Ci sono 1-2 secondi persi che per noi sono stati fatali». La segnaletica: «Se la ciclabile sbocca su una strada così, chi la percorre deve dare la precedenza». E poi la chiamata in causa dell’amministrazione pubblica («non ha fatto il suo dovere») per aver posizionato un cartello blu con il simobolo della bici 150 metri prima dell’incrocio, e cioè anche prima della rotatoria. «Fu soltanto una fatalità». Motivazioni entro 70 giorni.
Pierluigi Sposato
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