Sicurezza
I Quattro Gatti che “irritano” le alte sfere
Nato fra gioco e ironia, il “circolo” di amici orbetellani discute (anche) di politica. E non tutti apprezzano
«Sono quattro gatti… cosa vuoi che facciano? », avrebbe detto un giorno, rivolto ai suoi, il sindaco di Orbetello Andrea Casamenti, indicando una riunione di persone che, poco distante dal Comune, criticavano a voce alta certe scelte della nuova amministrazione. La stessa espressione il sindaco di Orbetello l’ha usata poi, nell’ultimo anno, in diverse circostanze su Facebook (ci sono gli screenshot) per bollare quegli stessi “criticoni”.
E probabilmente, all’inizio, lo erano davvero quattro gatti, coloro che a Casamenti addossavano anche responsabilità non sue. I loro nomi oggi si conoscono: c’è l’ingegnere ed ex assessore ai lavori pubblici Mario Chiavetta, il nuovo segretario dell’unione comunale del Pd di Orbetello ed ex assessore all’ambiente Mauro Barbini, l’ingegnere e anch’egli ex assessore Alessandro Ragusa, Alessio e Angiolo Cagnoli, Livio Bistazzoni, Sergio Agnelli, il centrista Gino Leoni, ma soprattutto – da un certo momento in poi – l’ex sindaco di centrodestra Rolando Di Vincenzo.
Personaggi noti, distanti tra loro, evidentemente accomunati da un sentire comune. I diretti interessati, i famosi “quattro gatti”, dell’espressione cara a Casamenti hanno fatto un vero e proprio tormentone. Si chiama autoironia. È nata così un’associazione con quel nome e di recente i felini hanno perfino individuato una sede (si fa per dire) nel bar sotto il Comune, il Carlos, dove da sempre va a prendere il caffè o a far merenda chi si occupa di politica, non fa differenza da quale parte. E qui si sarebbe consumato lo strappo definitivo.
La prima riunione dei Quattro Gatti, rossi e neri, avviene durante una cena di Gustatus, nel novembre 2017. Il convivio vuole essere una provocazione, una sorta di parodia della cena di gala organizzata da Casamenti. Al tavolo si riconosce lo zoccolo duro dei Quattro Gatti e perfino (chissà se la presenza è casuale) il sindaco di Monte Argentario Arturo Cerulli. Si ride, si scherza, si parla anche, ma non solo, di politica. Da quel momento i Quattro Gatti diventano una colonia. Sì, perché a tavola, a miagolare, siedono persone che hanno capacità di mobilitazione; c’è chi ha già governato Orbetello, chi in municipio coltiva ancora rapporti con dipendenti e dirigenti, imprenditori e professionisti. Insomma, una fronda trasversa che, piano piano, rischia di crescere fino a diventare grande quanto l’albero…
La questione resta confinata a Orbetello, a bega di paese, finché un giorno – un mese fa – i Quattro Gatti, sempre per scherzare, tirano su una curiosa insegna, proprio accanto al Carlos, dove c’era l’enoteca di Alessia Montemerani. Un’insegna che recita “Circolo 4 gatti”. Per la prima volta, in questa buffa operazione paesana, c’è anche chi ci mette la faccia e, chiamato dai giornalisti incuriositi, rilascia una dichiarazione. È l’ex sindaco Di Vincenzo: «In realtà siamo un po’più di quattro – ammette – un circolino di pensionati, ma non solo. Visto che il Carlos, qui accanto, è momentaneamente chiuso, ci hanno gentilmente concesso questo spazio da usare come ritrovo. Mi dispiace se qualcuno si allarma…». Insomma, non c’è nulla di cui preoccuparsi, nessun golpe. «Non ho velleità di ritorno al potere – rassicura Di Vincenzo – ma almeno ci sia concesso parlare di politica, visto che ci piace, ma anche di gastronomia e del territorio. Tanto le nostre chiacchiere lasciano il tempo che trovano».
E Di Vincenzo chiarisce anche il perché di quel nome, i Quattro Gatti. «Ci ha battezzati così l’attuale sindaco Casamenti e siccome gli vogliamo bene, abbiamo deciso di tenerci il nome. Ecco, ci sembrava adatto allo spirito goliardico della situazione».
Non tutti, però, stanno allo scherzo. Il Tirreno pubblica una foto che ritrae i Quattro Gatti in riunione, nell’ex enoteca del Carlos, davanti a un fiasco di vino e piatti sporchi. Ritratto c’è anche un consigliere comunale di maggioranza, Ivan Poccia. Che non la prende bene. Il giorno dopo accusa la combriccola: «Mi hanno strumentalizzato per rivalse personali – scrive – era solo un pranzo tra amici. Personalmente sono soddisfatto per il ruolo ricoperto e per l’operato fin qui svolto dalla squadra del sindaco Casamenti». E aggiunge: «Diffido chiunque dal diffondere foto che mi riguardano».
Qualche giorno fa la platea dei Quattro Gatti avrebbe eletto un presidente per acclamazione (Sergio Agnelli), mentre il tesseramento – «ma si fa per ridere», confermano i fondatori – avviene sulla parola. Bastano pochi requisiti: partecipare alle merende, avere il coraggio di esprimere la propria opinione, leggere il Tirreno (giornale prediletto dalla combriccola ed escluso dalla rassegna stampa del Comune) e il gioco è fatto: si diventa subito soci.
A dire il vero non sono solo Andrea Casamenti, il candidato al Senato Roberto Berardi e i notabili del centrodestra orbetellano a soffrire il latente miagolio che si leva da alcuni ambienti lagunari. Anche l’ex sindaco Monica Paffetti (Pd) non guarda di buon occhio i Quattro Gatti. Specie un paio. Stranamente proprio quelli che neri non sono.
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