Il Tirreno

Grosseto

«In ritardo la messa in sicurezza di Albinia»

Cassa di espansione di Campo Regio: l’associazione Vita scrive una lettera aperta alle istituzioni

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ALBINIA. «Inammissibili ritardi nella messa in sicurezza del territorio». Lo scrive l’associazione Vita in una lettera aperta inviata alle istituzioni locali, sindaci di Orbetello e Manciano, commissario prefettizio di Magliano in Toscana, presidente della Provincia di Grosseto, Regione Toscana e Consorzio di bonifica.

«La nostra associazione è stata da subito impegnata per la messa in sicurezza del territorio e, da sempre, in maniera chiara e apparentemente incontrovertibile dalla Regione Toscana (settore Difesa Suolo), ci è stato detto che la messa in sicurezza del nostro territorio non poteva prescindere dalla realizzazione dell’argine remoto, dall’adeguamento degli argini del torrente Magione-Radicata e dalla realizzazione della Cassa di espansione di Campo Regio e dal canale scolmatore».

Dopo il 2014, grazie al Presidio di Marsiliana e all’associazione Vita alcune opere sono partite e arrivate a compimento. «L’argine remoto risulta terminato quasi completamente – spiegano – anche se resta tuttavia ancora aperta la questione degli espropri che sta creando disagi burocratici e anche fiscali alle aziende agricole interessate. Anche per il Magione-Radicata l’adeguamento degli argini risulta terminato e sono imminenti le operazioni di collaudo». L’associazione a questo punto però si domanda che fine abbia fatto la Cassa di espansione di Campo Regio. «Il progetto esecutivo è ancora in corso di valutazione e la Conferenza dei servizi esterna non imminente – aggiunge Vita – lasciano presupporre tempi di realizzo assolutamente lunghi e non in linea con quelli che ci erano stati via via rappresentati durante gli incontri con i vertici regionali. Addirittura, secondo quanto illustrato in fase di presentazione del progetto, a oggi avrebbe dovuto esserci il cantiere già attivo da mesi ma, evidentemente così non è. Le domande che ci stiamo ponendo sono le stesse che si sta ponendo l’intera comunità: “non era un’opera strategica? Non doveva essere questa, secondo i tecnici della Regione Toscana, l’opera principe della messa in sicurezza del territorio? Non è stato forse detto che a causa delle interferenze dei ponti di Anas e Ferrovie con il fiume Albegna questa opera sarebbe stata l’unica soluzione per la messa in sicurezza di Albinia? Allora, come possono essere così lunghi i tempi di realizzo? Come può una popolazione trovarsi ancora nella medesima condizione in cui si trovava prima del novembre 2012?”».

A tutte queste domande ne seguono altre: «Siamo sicuri che è proprio questa la soluzione di tutto? Non è che invece questa Cassa di espansione a duecento metri dal mare non sia più così convincente come opera di salvaguardia? Forse il rapporto tra costi e benefici non è realmente così alto come si era pensato?». Vita spera che questi e altri dubbi vengano fugati in un’assemblea pubblica. (i.a.)

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