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Grosseto

Da trent’anni vive in paese: «Aiutiamolo»

Da trent’anni vive in paese: «Aiutiamolo»

Roccastrada, l’appello per un uomo di origini tunisine che ha perso casa e lavoro e ora dorme in auto

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ROCCASTRADA. Ha provato a scrivere al tribunale e al sindaco di Roccastrada Francesco Limatola per chiedere una mano per un uomo di origini tunisine che da più di trent’anni vive nel paese. Ma che ora ha perso il lavoro e non riesce più a mantenersi un’abitazione.

Il consigliere della lista civica Il Comune di tutti Canzio Papini, ha deciso di raccontare la storia dell’uomo che ha lavorato per due aziende del luogo, ma che dal 2011 è rimasto senza un’occupazione stabile e si è dovuto dedicare a lavori saltuari che comunque non gli hanno consentito di avere un reddito sufficiente a sostenere le spese di affitto dell’abitazione in cui viveva costringendolo ad abitare per circa 4 mesi dentro la propria autovettura. E che ora, sta rischiando di dover lasciare il paese. «Nel dicembre dello scorso anno, tramite il servizio sociale, è stato provvisoriamente alloggiato nella struttura in via della Tana di Roccastrada, dove vivono i richiedenti asilo – spiega Papini – ma tale ricovero di emergenza temporaneo è giunto al termine, non avendo lo “status” di richiedente asilo e quindi si ripresenta la necessità di trovargli un alloggio».

Le abitazioni di privati hanno un costo di affitto che lui non può permettersi, non avendo la residenza: i servizi sociali non possono intervenire pienamente e anche il prospettato, provvisorio ricorso al dormitorio della Caritas di Grosseto è una soluzione a termine (15-30 giorni), che oltre a costringerlo a vivere in un ambiente in cui lui è sconosciuto, con tutte le ulteriori difficoltà di rapporti a collegate, non gli consentirà di espletare quei piccoli lavori che comunque gli danno un minimo di reddito per poter vivere.

«A Roccastrada esiste un alloggio popolare che sarebbe adeguato per una sola persona, ma pur essendo libero da molto tempo, non è disponibile – aggiunge il consigliere della civica – e questo perché, pur essendo la signora che vi abitava ricoverata da circa due anni in ospedale di comunità non essendo più autosufficiente, ad oggi non sono stati ancora eseguiti gli atti necessari per mettere l’appartamento nella disponibilità dell’amministrazione comunale. Nel chiedere che si proceda con la massima urgenza in tal senso, riteniamo giusto che l’appartamento, una volta libero, sia assegnato all’uomo, esistendo le condizioni di emergenza abitativa, per consentirgli intanto di vivere dignitosamente, prendere la residenza, avere quindi il pieno supporto dei servizi sociali e permettendogli così di poter fare intanto piccoli lavori in attesa di poter trovare una piccola occupazione».

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