Il Tirreno

Grosseto

Quel magico pegno di Montale alla sua musa

di STEFANO ADAMI
Quel magico pegno di Montale alla sua musa

Il poeta regalò all’adorata Clizia un misterioso oggetto etrusco  Ora quest’amuleto ha trovato spazio nel museo di Vetulonia

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Il giorno di San Valentino, Eugenio Montale, Vetulonia, il Museo Etrusco di Vetulonia, cosa fanno insieme? Il lungo diario poetico di Montale è tessuto intorno ai temi più cari al poeta, le ombre delle cose, la lontananza, la sua voluta distanza dalla vita, sempre assunta in basse soluzioni.

Il tentativo di trattenere le ombre che svaniscono, perché svanire è la ventura delle venture. Fra questi temi, spiccano, naturalmente, alcune figure di donna. Alcuni legami.

La donna che salva, che potrebbe salvare, se viene seguita, com’è da gran tempo nel percorso poetico italiano.

Una di queste figure femminili è la “Mosca”, Drusilla Tanzi, che fu poi moglie del poeta ligure. «Il caro piccolo insetto – scrive Montale – che chiamavano Mosca non so perché…».

L’altra figura, straziante, enigmatica, è Clizia. La ninfa greca che, secondo il racconto di Igino, e poi di Ovidio, viene amata e poco dopo dimenticata dal Sole. Il Sole infatti si innamora ben presto di un’altra giovane, Leucotoe. Per possederla prende le sembianze della madre di lei.

Clizia, gelosa, svelerà l’inganno al padre della giovane, che uccide la figlia. Disperata, la ninfa si trasforma in una pianta: il girasole, continuamente spinto a rivolgere il volto verso l’amato Sole.

Nel cammino di Montale, Clizia è invece una giovane studiosa americana di origini ebraiche, Irma Brandeis.

Il poeta pubblica nel 1925, a Torino, “Ossi di seppia”.

Sono anni difficili, in cui Montale si sente sempre più “inadatto a vivere”. Nel 1929, finalmente, viene nominato direttore del Gabinetto Vieusseux, a Firenze. È lì che conosce Clizia, nel 1933, quando la giovane studiosa si presenta per conoscere ed intervistare il poeta.

È un’illuminazione, per entrambe. Ma la storia d’amore nasce sotto una stella difficile.

Irma, infatti, è lontana. Per lei, ebrea, trasferirsi in Europa, e in Italia ancora di più, è impossibile. Anche perché in Europa è cominciata la “sardana infernale”, “l’alalà di scherani” nel nome di Mussolini e Hitler.

Nel giro di pochi anni, anche il poeta dovrà lasciare il posto di direzione del Vieussex perché privo dei “requisiti speciali”: l’iscrizione al Partito Fascista.

Montale, quindi, lui sì, potrebbe andare a vivere negli Stati Uniti, e lo sogna a lungo. Ma nel periodo fiorentino, alla metà degli anni’20, Montale aveva già conosciuto la “Mosca”, che nel 1927 lo aveva addirittura ospitato in casa sua.

In quei primi anni, Drusilla Tanzi è sposata.

Quando verrà a sapere che Montale progetta di trasferirsi in America, tenta il suicidio – secondo quanto racconta il poeta stesso – per due volte.

Montale ne rimane sconvolto. “Le occasioni”, il nuovo libro di poesie di Montale, esce nel 1939. La dedica recita “a I. B. ”. È Clizia.

La storia d’amore fra i due è finita l’anno precedente. In quell’anno, il poeta comincia a vivere con la “Mosca”.

Irma Brandeis è diventata davvero, adesso, come la ninfa della leggenda, un girasole sempre più lontano e dolente.

«Portami il girasole, ch’io lo trapianti nel mio terreno bruciato dal salino… – aveva scritto Montale – portami il girasole impazzito di luce».

Nei primi anni del rapporto fra il poeta e Clizia, che è in gran parte un rapporto “di carta”, Montale scrive più volte a Irma di un amuleto che vorrebbe donarle.

Un pegno misterioso che, simile agli oggetti magici delle leggende, possa sempre difendere dal male ed indicare la strada della luce. Ma di questo oggetto non si sono mai avute altre notizie certe. Che cosa era? Riuscì mai Montale a trovare il pegno che voleva, e a inviarlo a lei? Dove, come lo trovò? E Clizia, lo ricevette mai? Questioni che sono rimaste sospese a lungo.

Poi un giovane italianista, poeta e traduttore, Marco Sonzogni, che insegna in Nuova Zelanda, è riuscito a sciogliere il mistero.

E, al termine di un’ardua ricerca, svolta tra le lettere di Montale e le amicizie della Brandeis, ha ritrovato un piccolo oggetto etrusco, con una nota scritta a mano. Un oggetto che il poeta inviò davvero a Clizia. E che lei ha custodito per tutta la vita. All’appassionante ricerca, Sonzogni ha dedicato un volume, “Il guindolo del tempo” (Archinto).

Sonzogni ha poi portato la piccola figura votiva a Vetulonia, per sottoporla al riconoscimento da parte della direttrice, Simona Rafanelli.

Ed è a Vetulonia che il piccolo amuleto di Montale e Clizia ha finalmente trovato spazio. Per ricordare quel giorno del 1933 in cui i due s’incontrarono. Per questo, il giorno di San Valentino si svolgerà, proprio a Vetulonia, un incontro dedicato ai simboli d’amore, al simbolo etrusco che aveva legato e lega ancora le due figure. «Non è più il tempo – scrive il poeta – dell’unisono vocale, Clizia, il tempo del nume illimitato che divora e rinsangua i suoi fedeli…».



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