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Nuovo assalto al gregge di Catocci

Nuovo assalto al gregge di Catocci

L’allevatore esasperato: «Ci diano gli incentivi per chiudere l’attività»

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GROSSETO. Non la smettono i predatori di dilapidare il gregge dell’azienda della Mota di Beppe e Alessio Catocci, vicino alla campagna di Moscona, una delle zone più tormentata dai lupi e dagli ibridi.

Un’ennesima aggressione, la sera dell’8 febbraio, a dieci metri dalla casa dei proprietari che stavano mungendo. Le luci erano accese e il gruppo di pecore che devono partorire erano attorno al capannone e alla abitazione dei titolari. Il gruppo, invece, delle pecore che dovevano essere munte si trovavano nel capannone. «Ho sentito scampanellare – racconta Beppe – ma dato che le pecore erano praticamente a vista, ho pensato fosse stata una volpe, come a volte capita. Finito di mungere, però, sono uscito a dare un’occhiata. A 50 metri da me biancheggiava nel prato una pecora sgozzata e con la mammella mangiata. Agonizzava ed è morta subito dopo. Poco lontano un’altra bestia morta e una ferita. Il predatore ha fatto tutto in cinque minuti e mi ha ucciso due pecore gravide e ferita un’altra che forse morirà. Stamani nemmeno vogliono venire ai trogoli per dissetarsi tanto sono terrorizzate».

E a questo punto la proposta della disperazione: «Vorrei chiedere ai nostri governanti che ci diano degli incentivi per farci chiudere. Tanto questo è quel che vogliono. Invece di permettere questo stillicidio chiedo loro di tagliare la testa al toro e di dirci chiaro e tondo che noi non facciamo parte dei loro piani. Vogliono che si chiuda? Chiudiamo subito se ci daranno “lo scivolo” e qualche “premio di chiusura”». Catocci non ce la fa più. Dallo scorso ottobre e anche prima, la sua azienda subisce a distanza di pochissimi giorni un’aggressione: «Due, tre, quattro, cinque capi per volta e il gregge diminuisce e non dà più latte. Se fossi stato solo, avrei fatto come tanti che vendono e lasciano l’attività. Ma mio figlio Alessio ha scelto di lavorare in questa nostra piccola azienda e con questa dobbiamo campare. Ma non si campa più. Lo voglio gridare a chi di dovere, che guardi le campagne abbandonate e i pochi allevatori rimasti martoriati. La zona è piena di predatori. Fanno razzia, distruggono il nostro patrimonio. Con queste tre pecore fra morte e ferite, ieri sera ho perso 1500 euro e ogni pochi giorni è così. Facciamo i turni per sorvegliarle. Teniamo accese le luci come dissuasori, ma basta un attimo e il predatore entra in azione. Ogni tanto li avvistiamo, animali enormi anche di 80 chili pericolosi anche per noi».

«I risarcimenti? E chi vede nulla? Tutto passa nel dimenticatoio - conclude - come se la scomparsa di quattro pecore per volta sia ormai una marchetta che i pastori devono pagare per mantenere il lupo. Ma siamo impazziti?». (f.b.)

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