Italia
La Vasca? «È un rondò»
Dal progetto di rottura di Quaroni all’oppressione del traffico. Ecco le idee
GROSSETO . La lezione dello storico dell’arte Mauro Papa sull’Aerovista di Grosseto (opera di Uberto Bonetti) e sul gruppo scultoreo “Maremma domata e San Cristoforo”. La proposta di Pietro Pettini per regolare diversamente il traffico e chiudere via Oriana Fallaci. L’approfondimento storico dell’architetta Luana Barbato sul Palazzo delle Poste, disegnato da Mazzoni. E ancora Stefano Giommoni che rilegge Palazzo Cosimini associandolo al Beaubourg come buon esempio di rigenerazione urbana. Infine Luigi Bernardi, che scova tra le carte archiviate in municipio il progetto (osceno) di ciò che avrebbe dovuto sorgere al posto dell’edificio polifunzionale di Ludovico Quaroni. A seguire decine di commenti, domande, considerazioni, con la Vasca che quasi passa in secondo piano, se non fosse per gli interventi del professor Massimo Ciani e dell’ingegner Livia Fusilli. Giovedì sera, al polo espositivo Clarisse Arte, il terzo appuntamento sulle “Piazze nuove” di Grosseto (dopo piazza San Francesco e piazza della Palma), è stato partecipato oltre le previsioni.
Si sapeva che su piazza della Vasca, vero e proprio simbolo della città, i contributi non sarebbero mancati, ma a sorprendere è stata la qualità delle idee emerse nel corso del dibattito, seguito da una cinquantina di persone tra cittadini e tecnici.
Nessun amministratore, nessun politico. Piazza della Vasca è una piazza bella, che all’ex vicesindaca Lucia Matergi evoca De Chirico, all’architetto Stefano Giommoni il Beaubourg, un luogo che «è rassegna di storia, modello che racchiude buona parte dell’architettura del 900». Queste ultime sono parole di Pietro Pettini, il primo a intervenire (di cui diamo conto a parte, leggi servizio sotto).
È stato l’architetto Luigi Bernardi a portare un contributo particolarmente stimolante, incentrato su palazzo Cosimini. Ancora oggi, in città, esiste un serrato dibattito ma anche profonde critiche riguardo all’intervento. Bernardi ha parlato del progetto originale, poi modificato in sede di realizzazione «dai professionisti e dagli imprenditori locali che guidarono quell’operazione» e ha ricostruito retroscena e aneddoti sul periodo dell’edificazione di quell’area.
Il disco volante rotondeggiante e vetrato, prua dell’edifico polifunzionale pensato da Quaroni, doveva essere ancora più volante, quasi per nulla appoggiato. «Ma l’armonia del vetro e del metallo – ha proseguito Bernardi – fu sacrificata sull’altare del cemento».
Per dimostrare come e dove nascesse quell’atteggiamento verso Quaroni, Bernardi ha fornito il suo punto di vista sull’area ex Cosimini. «Lo ripeto – ha sottolineato il professionista – fu un caso di machismo autarchico-culturale. Cambiarono il progetto e così lo allontanarono dalle volontà di Quaroni».
Insomma, secondo Bernardi sarebbe evidente lo scollamento tra la ricerca progettuale, senza dubbio interessante, e ciò che è stato poi realizzato; secondo lui vennero meno alcune premesse urbane e sociali, figlie della cultura degli Anni Sessanta; e questo indebolì il progetto del nuovo palazzo Cosimini.
«Oggi – ha commentato Milton Biliotti, ingegnere con studio in quel fabbricato – la galleria e la piazza terrazza sono pressoché inutilizzati: non si accede ai negozi, come ipotizzato da Quaroni, ma solo a qualche ufficio. La galleria è al buio, con le saracinesche abbassate. Ripensarne alcuni aspetti, portare più luce dove ora non c’è, è la mia proposta».
A favore di una piazza senza macchine e senza parcheggi sono intervenuti Lucia Matergi, «Le persone devono poter rallentare, guardare, fermarsi, per apprezzare l’atmosfera di una piazza»; Federica Petrini: «Tutte la nostre piazze hanno lo stesso problema: le auto»; e Alessandro Innocenti: «È improprio chiamarle piazza, la Vasca è ormai una consolidata rotatoria».
E c’è chi ritiene brutto anche l’ultimo dei fabbricati realizzati a ridosso di piazza della Vasca, cioè il condominio-caserma “Ex Rama”.
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