Il Tirreno

Grosseto

«Inondazione del 2014, nessuna colpa»

di Pierluigi Sposato
«Inondazione del 2014, nessuna colpa»

Marsiliana: la Procura chiede l’archiviazione per la parte del fascicolo che riguarda il disastro e i danni alle proprietà private

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GROSSETO. La Procura ha chiesto l’archiviazione per il fascicolo (contro ignoti) relativo all’inondazione colposa del 14 ottobre 2014, avvenuta a Marsiliana. È una parte distinta rispetto a quella - già arrivata a processo - che riguarda la morte di Marisa e Graziella Carletti, travolte nella loro auto dalla piena lungo la strada regionale 74. Questo fascicolo riguarda l’ipotesi di disastro colposo per i danni alle proprietà avvenuti in quei giorni. Ne sono interessate una trentina di persone.

Non esiste certezza assoluta. «Non esiste la possibilità - scrive nelle conclusioni il sostituto procuratore Maria Navarro - di assicurare la sicurezza assoluta del territorio, perché questa richiederebbe opere di presidio di notevole entità e costo senza peraltro ottenere un sicuro effetto. È pertanto buona pratica progettuale dimensionare le opere di difesa, in bacini piccoli e senza beni esposti di particolare pregio, per far fronte ad eventi con tempi di ritorno di 50-100 anni». Nel caso di Marsiliana (Albegna e sottobacini minori, basso bacino Elsa) i tempi sono stati stimati in 200-500 anni con durata di pioggia di 1-3 ore, nota il pm sulla scorta del lavoro dei periti Napolitano, Cantisani, Larcan e Prestipinzi sentiti nel corso dell’incidente probatorio: gli esperti hanno preso in esame precipitazioni, opere (anche di viabilità), manutenzione, valutazioni del rischio, piano strutturale, confronti con il 2012 (il 2014 ha avuto un impatto minore), fondi disponibili e-o utilizzati, competenze. La Procura ritiene che, fatta salva la necessità di salvare vite umane, va valutata la possibilità di predisporre presidi non strutturali: e cioè sistemi di preallerta, pianificazione, interdizione di spazi pubblici. La sicurezza totale è impossibile: «richiederebbe opere di presidio di notevole entità e costo senza peraltro ottenere un sicuro effetto. Da ciò ne deriva che anche con le opere previste dal piano straordinario ultimate, non è sicuro che non si sarebbe verificata l’inondazione e maggiormente non è possibile stabilire quali e quanti danni avrebbe subito il territorio», argomenta la dottoressa Navarro.

Rischi e opere. Risulta adeguata la valutazione del rischio idrogeologico. Le opere dopo l’evento del 2012, se fossero state ultimate, «avrebbero senz’altro mitigato l’entità dell’inondazione del 2014» ma non dato alcuna certezza. Ci sono difficoltà tecnico-burocratiche per i vari enti interessati, tali da comportare ritardi: «ritardi che non possono essere imputati ad alcun ente o persona».È vero che i lavori di costruzione del rilevato stradale sul ponte dell’Elsa «hanno quasi certamente contribuito ad aumentare la pericolosità dell’inondazione, costituendo un ostacolo al reflusso e innalzando il livello di golena destra del torrente» ma «i lavori di ampliamento della sede stradale della regionale 74 non sembrano aver cambiato localmente e in maniera significativa la quota massima stradale».

Volumi d’acqua. Una famiglia ha lamentato l’incremento della frequenza degli allagamenti: «può essere spiegato considerando che la strada funziona da soglia di sfioro per le acque che invadono la golena destra dell’Elsa e, sormontando la strada, confluiscono nella golena sinistra dell’Albegna». E l’inondazione alla Barca del Grazi «è riconducibile a volumi d’acqua esondati dalla controfossa (torrente Radicata) passante sotto il Magione e drenante una ingente porzione della golena sinistra dell’Albegna». La controfossa deve smaltire volumi di acqua non compatibili con la capacità di deflusso.

Non è colpa di nessuno. Sull’ipotesi di inondazione colposa, la Procura è dell’avviso che non si possa pretendere che un amministratore «si attrezzi con quanto ne consegue anche in termini economici (sottraendo risorse limitate ad altre destinazioni, per scopi di pari utilità pubblica e verosimilmente meno aleatori), per fronteggiare macroeventi, pur astrattamente non impossibili, ma tali da ricorrere cinque o addirittura due volte in un millennio. In tali termini, non può che concludersi che il disastro - anche se prevedibile - non può essere ascritto a colpa di nessuno». E comunque i delitti di disastro «non possono essere considerati delitti contro il patrimonio»; la discriminante del danneggiamento è nell’indice di pericolo per l’incolumità delle persone. «Non possono dunque integrare il delitto di inondazione colposa comportamenti omissivi che hanno determinato perdita o danneggiamento di beni materiali». Ciò che deve comunque essere predisposto è il sistema di presidi non strutturali (preallerta e pianificazione) in mancanza dei quali è possibile ipotizzare l’omissione in relazione all’omicidio colposo, per il quale si è aperto il processo.

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